Mirror’s Edge è uno di quei titoli su cui solo una parte dei videogiocatori scommetterebbe ad occhi chiusi; è una di quelle opere che o si amano, per via del concept originale, o si odiano, per un comparto giocabilità semplice e a forte rischio noia.
Il confine tra le due parti è talmente sottile che la stessa EA ha impiegato 8 anni prima di rilasciare il secondo capitolo della saga, che di fatto è addirittura un reboot dell’opera prima. In sostanza, Mirror’s Edge Catalyst riscrive l’intera storia di Faith, la protagonista conosciuta nel 2008, portando sulle spalle il peso dell’eredità del brand tanto caro ai fan, con l’altrettanto arduo compito di convincere una nuova fetta di videogiocatori a fidarsi dell’opera di DICE e cominciare a correre virtualmente sui tetti dei palazzi di Glass.
Non so se Electronic Arts sia riuscita ad aumentare l’appeal del titolo, ma una cosa è certa: Mirror’s Edge Catalyst è davvero un buon adventure, come il predecessore.

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Mirror’s Edge Catalyst

Io ti troverò

La storia che ci troviamo di fronte non ha praticamente nulla a che vedere con l’originale destino di Faith occorso nel lontano 2008. In Catalyst, Faith è una ragazza rimasta sola e con un forte desiderio di vendetta nei confronti di Gabriel Kruger, reo di aver ucciso i suoi genitori e la sua piccola sorella, Caitlyn. Arrivare a Kruger non sarà affatto semplice, in quanto l’uomo, oltre ad essere un carismatico leader di successo, è praticamente il capo di Glass, la città bianca nella quale è ambientato il gioco. Come se non bastasse, a complicare i piani della ragazza ci si mettono anche i guai con le forze dell’ordine: Faith ha appena scontato 12 mesi di reclusione per insubordinazione, ed i suoi spostamenti vengono tracciati via satellite da un chip sottopelle. Per lei, appena 14 giorni per trovare un impiego, altrimenti incomberà il trasferimento nelle Zone Grigie.

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La corsa sui muri, marchio di fabbrica

Insomma, un cocktail di guai apparentemente insormontabile per una che di mestiere faceva il corriere dei Runner, se non fosse che appena varcata la soglia della prigione pioverà dal cielo un aiuto inaspettato, dando il via alla scampagnata trai i tetti di Glass.
Da questo momento in poi, Mirror’s Edge Catalyst comincerà a dare il meglio di sé accantonando per un po’ la storia in favore di ciò che più piace ai fan del titolo: il parkour. È questa la parte migliore dell’opera di DICE, realizzata così accuratamente da rendere l’esperienza di gioco semplice ed immediata anche a chi non ha particolare dimestichezza con i videogame frenetici in cui vigono tempismo e concentrazione.
L’esperienza proposta dagli sviluppatori è una catena di salti, cadute e scivoli da effettuare in sequenza e con pochi errori, pena un’importante frenata alla velocità della protagonista che potrebbe costringerci a ripetere un salto prendendo la rincorsa come dei poveri novellini (sigh!).

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VALUTAZIONE
80
Commento finale
Il tentativo di rinnovare un’opera ad un passo dall’abisso ha avuto esito positivo. Mirror’s Edge Catalyst è riuscito a mantenere intatta l’essenza del capitolo originale, migliorandone i pregi attraverso un sistema di gioco fresco ed attuale, che fa della struttura sandbox il suo punto di forza. Concept e protagonista a parte, del titolo uscito nel 2008 è rimasto ben poco, ma il risultato finale è convincente e, soprattutto, versatile. Ai titoli di coda finisce per deludere proprio chi non ti aspetti: con un motore grafico così potente (lo stesso dei venturi Battlefield 1 e FIFA 17) si poteva fare molto di più.
PRO
Tante novità, tutte azzeccate
Coinvolgente
Buon comparto audio
CONTRO
Tecnicamente da rivedere

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