Quando il genere metroidvania ed il soulslike si incontrano nel mondo indie, spesso danno vita ad un’opera che merita di essere giocata. È questo il caso di Moonscars, titolo sviluppato da Black Mermaid pronto a far sfoderare la spada a tutti gli appassionati dopo i trailer convincenti che ne hanno preceduto l’uscita.

Moonscars – Recensione

Lo scopo di una vita

La storia raccontata da Black Mermaid narra il viaggio di Grey Irma, una guerriera nata da un’opera di un misterioso Scultore in grado di donare vita alle proprie statue, disperso chissà dove a seguito dell’ammutinamento delle sue stesse creazioni, corrotte in cerca di libertà. La sparizione dello Scultore dà a Grey Irma l’unico pretesto che muove l’arco narrativo, ovvero cominciare un viaggio alla sua ricerca per dare un senso alla propria esistenza.

Mossi i primi passi ed eseguiti i primi salti nel sinistro universo in cui è ambientato il titolo, ci si accorge subito della struttura metroidvania che sorregge Moonscars. Calato in un contesto 2D a scorrimento prettamente orizzontale, il gioco metterà a disposizione dell’utente tutti gli ingredienti tipici del genere, come le diverse sezioni platform per raggiungere le varie aree della zona, scorciatoie più o meno nascoste ed abilità utili tanto in combattimento quanto durante l’esplorazione, per restituire quel senso di progressione tipico del genere. Dai soulslike, invece, il titolo Mermaid eredita i checkpoint di salvataggio (qui vengono sfruttati particolari specchi), l’hub in cui interagire con gli NPC non ostili, il classico respawn dei nemici e l’immancabile recupero dell’esperienza accumulata fino all’ultimo game over, e proprio nel punto in cui è accaduto. In Moonscars, l’esperienza (qui indicata come Polvere di Ossa nei nemici) può essere spesa ovviamente per migliorare le proprie statistiche di base e non solo, ma sarà soprattutto all’inizio che il titolo riserverà qualche sorpresa. Dopo qualche nemico abbattuto, infatti, le carte in mano di Grey Irma si amplieranno progressivamente, aprendo a nuove opportunità offensive e, come detto, esplorative.

Una storia a tinte grigie

Nonostante qualche chicca che vi lascio scoprire, il gameplay di Moonscars – ed in particolare il combat system – si fondano sui principi dei metroidvania, con due tipologie di attacco (base e speciale, regolato da una barra ad hoc), salto e proiezione in avanti atta a schivare le offensive nemiche. A seconda dell’arma equipaggiata potrà anche essere possibile sferrare potenti colpi a distanza, che avranno anche la capacità di spingere i nemici verso i bordi delle aree, e che in alcune circostanze permetteranno di danneggiarli ulteriormente grazie a spuntoni e altri elementi mortali che caratterizzano le location.

Anche il level design delle varie aree ricalca lo stile metroidvania, con porzioni di location da scoprire, spesso nascoste, che consentono di accedere ad aree segrete e obbligatorie, talvolta sfruttando qualche abilità appresa nel corso dell’avventura. Il rischio di rimanere bloccati è sostanzialmente assente, lasciando all’esplorazione il piacere della scoperta e dell’avanzamento generale. Fatta la doverosa premessa iniziale, ovvero che siamo davanti ad un titolo indie in tutto e per tutto, dal punto di vista tecnico Moonscars fa della propria vena artistica la sua arma vincente, nascondendo sotto un ricercato stile grafico tutte le debolezze di un comparto grafico in 2D piuttosto debole. La scelta cromatica della scala di grigi, rotta esclusivamente da sfumature di rosso, ben si sposa con il contesto dark in cui viene immerso il videogiocatore, giustificandone pertanto l’utilizzo. Ciò che salta agli occhi è quindi il risultato finale, un concentrato di oscuro dinamismo e brutalità evidenziato da schizzi e macchie di sangue finanche sulle armature dei nemici incontrati, con il medesimo contrasto richiamato dal mantello della protagonista che svolazza tra le devastanti combo e l’esplorazione dell’ambientazione.