Per i picchiaduro, il 2018 è stato un anno positivo, con l’avvento di Dragon Ball FighterZ e Soul Calibur VI, produzioni sensibilmente diverse ma di assoluta qualità. Cavalcando l’onda delle mazzate, nell’anno nuovo si è già fatto strada anche l’eccentrico Dead or Alive 6, ma in questo caso più che di pugni e calci ricordiamo soprattutto le forme generose delle protagoniste intente a suonarsele di santa ragione. Al segmento serviva una scossa importante, un po’ di puro scazzottamento con sangue filante a destra e a manca; caratteristiche che solo un’opera è in grado di fornire più di tutti: Mortal Kombat. Ed eccoci allora ad analizzare il lavoro di NetherRealm Studios e del nuovissimo Mortal Kombat 11, uscito a ridosso delle feste pasquali per portare la consueta “armonia” agli amanti del genere.

Mortal Kombat 11 – Recensione

Chi muore si rivede

Mortal Kombat è uno dei picchiaduro più riusciti in termini narrativi, se non l’unico in grado di garantire una vera e propria storia a più fasi, spalmata tra i vari capitoli della saga. Per l’occasione, l’11esima iterazione riprende gli intrecci di quanto lasciato in sospeso con l’ultima uscita della serie, ovvero la disfatta di Shinnok per mano di Raiden, il combattente che già era riuscito a ritagliarsi una fetta importante di stima all’interno del complesso roster della produzione. L’ironia del destino ci porta a un Mortal Kombat 11 che vede Raiden influenzato negativamente dall’artefatto di Shinnok, rubato alla sconfitta di quest’ultimo, tanto da provocare morte e distruzione con l’obiettivo, paradossale, di difendere il Pianeta da ogni minaccia.

Nella più classica della negativa conversione di un personaggio buono, ecco arrivare un nuovo Salvatore, Kronika, che prenderà di petto la scena senza troppi giri di parole. Difficile ipotizzare come evolverà la saga nei prossimi capitoli, perché se da una parte facciamo la conoscenza di un nuovo personaggio principale, Kronika appunto, dall’altra NetherRealm ha sfruttato questo 11esimo capitolo per riportare in vita vecchi antagonisti con la classica scusa degli universi paralleli e del controllo del tempo. Grazie a questo espediente avremo modo di fronteggiare nuovamente vecchi nemici, e vedere calcare la scena alle versioni più giovani di alcuni personaggi già conosciuti, manco fossimo davanti ad un reboot. Per alcuni potrebbe sembrare un tentativo per non perdere gli aficionados senza rischi, mentre per altri un modo per guadagnare tempo in attesa di una vera svolta.

Al di là delle opinabili scelte narrative, ciò che non è cambiata è la qualità della storia, di buon livello, e il come viene raccontata. Il tutto si svolge con le consuete stage, talvolta scegliendo il personaggio da utilizzare, con numerose e lunghe cutscene che accompagnano ai titoli di coda con un viaggio di circa 6 ore.

Il vecchio e il nuovo

Con Mortal Kombat 11, NetherRealm Studios si dà alla tattica, per quanto possa essere possibile parlare di tatticismi in un picchiaduro. In realtà, gli sforzi in questa direzione sono evidenti, e vale la pena conoscerli a dovere per apprezzare il single player, molto più profondo rispetto alla controparte multigiocatore. In prima battuta, durante gli scontri avremo a disposizione una barra dedicata a particolari mosse offensive, ed una per quelle difensive, entrambe suddivise in 2. L’utilizzo della doppia tacca per l’attacco consiste ovviamente in un colpo più potente del normale, o in una mossa particolare che può prendere in controtempo l’avversario; si tratta, insomma, di una skill da utilizzare al momento opportuno per fare più danni, e nient’altro. Analogamente, la doppia tacca dedicata alla difesa permette di uscire indenni da un attacco, oppure contrattaccare, a seconda del contesto e della posizione sul “ring”. Anche in questo caso parliamo di un’abilità da usare in maniera intelligente per sfuggire ai colpi mortali del nemico.

La componente tattica entra nel cuore della sua implementazione grazie ai set personalizzabili, che consentono all’utente di impostare, per ciascun personaggio, una serie di abilità caratteristiche, avendo l’accortezza di incastrarle a dovere per evitare incongruenze. Qui entra in gioco un buon bilanciamento ideato dal team di sviluppo, che in qualche modo controlla e vincola il set, seppur non eccessivamente: vero è che avremo modo di personalizzare i combattenti con le tecniche che ci più piacciono (e che magari più si avvicinano al nostro stile di gioco) ma il controllo a monte garantisce che non venga creato un set troppo sbilanciato, sia in termini di efficacia che di inefficienza. Con il progressivo utilizzo dei set, Mortal Kombat 11 dà inoltre la possibilità di potenziare i personaggi attraverso l’acquisizione di gemme; anche in questo caso c’è un controllo a monte che regola l’upgrade al fine di non creare un combattente invincibile. In più, grazie alla possibilità di definire tutti i set che si desiderano, l’utente viene sempre invogliato a sperimentare fino a trovare la configurazione più adatta, nonché il miglior modo per far crescere i propri personaggi.

Un insieme di scelte interessanti, insomma, che converge verso il già conosciuto, ovvero Fatality, Brutality e raggi X (in verità sostituite dalle Fatal Blows, utili per capovolgere le sorti di un match quando si è in fin di vita). Utilizzando a dovere le Fatality, l’utente acquisisce una valuta molto importante del gioco, ovvero i Cuori, collezionabili utili per aprire gli scrigni nascosti nella Kripta, un vasto dungeon esplorabile in stile action-GDR contenente una serie di importanti oggetti per la crescita del personaggio, custoditi appunto all’interno di magici bauli. Con un altro tipo di valuta è anche possibile creare equipaggiamento personalizzato alla Forgia, disponibile all’interno della Kripta; questa componente di crafting è coadiuvata da materiali e ricette che indirizzano in modo specifico le creazioni di nuovi item, magari quelli ritenuti più utili da ciascun videogiocatore.

Oltre alla Kripta, Mortal Kombat 11 mette a disposizione anche l’avventura nelle Torri del Tempo, estremamente utili sia per la crescita dei personaggi che, in maniera neanche tanto indiretta, per la longevità titolo. Le Torri del Tempo offrono sfide uniche, di alto livello ma non impossibili, tramite cui ottenere precise ricompense – rispetto a quanto avviene nella Kripta, del tutto casuale. Ciò significa che se avete bisogno di oggetti particolari per un determinato personaggio – comprese Fatality e finali alternativi – sarà necessario farsi nella Torre del Tempo di quel character, e così via. L’incedere è in media più ostico rispetto ai combattimenti della storyline, anche perché cambiano i modi di offendere degli avversari, pur contando su un’IA bilanciata in modo simile.

Oltre la storyline

In questa ottima offerta single player, trovano spazio anche alcune modalità per il multigiocatore. Anzitutto c’è la possibilità di creare un torneo ad hoc con determinate regole, in modo da eliminare qualche caratteristica di gioco ritenuta poco bilanciata o meno incline alla sfida tra giocatori reali. Cimentandosi con il gioco online, si ha invece la possibilità di partecipare a match classici o fiondarsi nella King of the Hill, in cui cercare di prendere il trono del migliore.

Dal punto di vista tecnico, Mortal Kombat 11 non rappresenta la soluzione migliore sul mercato. Gli effetti particellari sono buoni, e a parte il classico fiume di sangue provocato da ferite mortali e finishing move eclatante, non c’è altro da apprezzare: i dettagli dei modelli poligonali sono nella media, il doppiaggio è appena sufficiente, e le location non sono rappresentate nel migliori dei modi. Insomma, i punti di forza del titolo sono da ricercarsi sotto altri aspetti, non in quello tecnico. Ma non è una novità.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Mortal Kombat 11 è indubbiamente il picchiaduro più originale e denso di contenuti attualmente sulla scena. Propone una buona storyline, interessante e longeva - limitando il confronto al segmento - e tanti spunti che non riguardano strettamente calci e cazzotti. È dotato di una buona componente strategica, con elementi personalizzabili che consentono all’utente di plasmare al meglio ciascun personaggio secondo il proprio stile di gioco. In generale, il gioco è di buon livello, ma mancano alcuni dettagli che avrebbero aiutato la produzione a incidere un po’ di più, come il comparto multiplayer, un po’ spoglio, e l’aspetto tecnico, trascurato.
PRO
Storyline curata e interessante
Buona longevità
Elementi strategici e combat system profondo
CONTRO
Il multiplayer è poca cosa
Tecnicamente non esaltante

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