In Informatica, arriva un momento in cui, quando un sistema raggiunge la massima maturità e il miglior grado di performance per gli standard correnti, ci si limita esclusivamente a controllare gli aggiornamenti e ad iterare il processo di raffinamento. Per la serie NBA 2K si tratta, ormai da anni, solo di questo. Il cestistico del publisher californiano è l’assoluto dominatore del settore – al momento è anche privo di reali competitor – forte di un gameplay ormai collaudato e di un comparto grafico costantemente al passo coi tempi. L’evoluzione controllata del titolo ha permesso a 2K Games di investire esclusivamente laddove ritenuto necessario, lasciando a Visual Concepts compiti di ordinario perfezionamento, spaziando tra nuove animazioni di raccordo, opzioni e migliorie grafiche. Considerando l’altissimo livello dell’edizione precedente, 2K17 scende in campo forte della meritata consapevolezza maturata negli anni, conquistando unanimemente lo scettro di capolavoro. E non poteva essere altrimenti.

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NBA 2K17

Tra attacco e difesa

draymond_sun-1200x675Migliorare un titolo sportivo già solido non è facile come si può immaginare in un primo momento. È anzitutto necessario intuire i punti deboli della produzione e poi cercare di arginare i problemi con l’introduzione di nuove feature o risolvendo qualche bug, ma state pur certi che almeno una manciata di fan assidui del titolo non ameranno particolarmente le nuove aggiunte. Ed NBA 2K17 ne ha un paio meritevoli di attenzione. Il passo in avanti fatto tra le due edizioni è piuttosto marcato in certi frangenti, e lo si evince soprattutto dalla maggior attenzione richiesta al videogiocatore in fase difensiva. In NBA 2K17 occorre far girare spesso la palla e bucare la linea difensiva cercando di non affrontare direttamente i giocatori più grossi e forti, che faranno valere la propria fisicità esercitando una certa pressione sul portatore di palla. Raggiungere il canestro partendo di prepotenza col giocatore più abile e veloce non è semplice, e molto spesso il muro organizzato dell’opponente avrà la meglio se non metteremo nelle nostre azioni un pizzico di strategia.

7-1200x675nba2kscreenshotsLa fase conclusiva e di impostazione non è esente da novità, da ricercarsi soprattutto nella gestione stanchezza, che ora tiene conto di ogni movimento effettuato in campo, e nella gestione della levetta destra per effettuare un altro set di conclusioni a canestro tra cui il tiro a tabellone, che nelle passate edizioni veniva effettuato automaticamente. Per poter tirare a canestro stavolta sarà necessario riempire per intero la barra di caricamento e, tale progressione, terrà conto di numerose varianti, come il grado di stanchezza, la posizione da cui si sta tentando il tiro e le abilità del cestista. Il tutto è orchestrato attraverso una rinnovata intelligenza artificiale dei giocatori, che ora vanno a posizionarsi sul parquet in modo più credibile e organizzato, tanto in fase difensiva quanto durante le azioni d’attacco.

snapshot10-1200x675nba2k17scrshUno dei difetti che ho sempre imputato alla produzione 2K è quella sensazione di plasticità e magnetismo che si evince giocando. Nelle passate edizioni ho spesso avuto l’impressione di non controllare totalmente il giocatore durante le prese, i tiri e i controlli difensivi. Ciò era dovuto principalmente alle animazioni di raccordo, tanto belle quanto invasive. Con NBA 2K17 il grado di controllo automatico è stato abbassato, relegando le animazioni di racconto a ciò che per natura dovrebbero rappresentare, ovvero elementi di contorno che non influenzano direttamente il gameplay. Questo rinnovato feeling tra cestisti, pallone e contesto in generale, è restituito proprio attraverso le nuove feature di gioco, che da una parte aumentano la difficoltà – perché è necessario controllare più tasti e aspetti fisici, tra cui l’estensione del braccio, le finte e la stanchezza – e dall’altra aumentano notevolmente il coinvolgimento e la soddisfazione restituiti dopo la riuscita di una perfetta ripartenza.

La conferma del MyTrio

La modalità importante del titolo è rappresentata ovviamente da MyCareer, che ha convinto così tanto critica e pubblico da costringere EA a scopiazzarla per il suo Fifa 17. La carriera di NBA 2K17 rappresenta un ritorno al passato, portando il personaggio verso vicende più rilassate e meno drammatiche, focalizzando, quindi, l’attenzione sugli elementi che hanno reso famosa tale modalità. La crescita del cestista dal punto di vista delle abilità segue di pari passo quella dell’uomo fuori dal campo, fatta di variabili che mineranno la stabilità del professionista, ovvero merchandising, soldi e frequentazioni. A tal proposito, un ruolo importante nella crescita del personaggio è rappresentato dal nostro agente Bruce, il quale avrà spesso a disposizione nuovi contratti, permettendoci di ottenere crediti e far crescere la nostra fama.

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Per la serie “prima il dovere, poi il piacere”, ecco spuntare famigliari ed ex-allenatore, gente con i piedi per terra che tenderà a spingerci verso le cose più importanti, tra cui l’impegno costante durante gli allenamenti. E da qui, arriviamo alla vera novità di MyCareer, rappresentata da un nuovo sistema di crescita delle abilità basata sui cosiddetti archetipi che, per definizione, rappresentano una sorta di prototipo per ruolo. Questo sistema funziona sulla falsariga di quelli presenti nei giochi di ruolo – rappresentato solitamente da classe, razza o specializzazione. In questo caso avremo a disposizione archetipi con un certo tipo di abilità equamente divisi tra difesa, palleggio e attacco, che andranno ad influenzare in maniera decisiva la crescita del nostro personaggio. Proprio come accade nei GDR, sarà nostra premura plasmare il giocatore secondo la carriera che abbiamo in mente, ricreando il nostro fisico per il ruolo da ricoprire e ritagliando l’adeguato albero delle abilità per raggiungere più velocemente il successo.

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Il ventaglio di modalità proposto da NBA 2K17 è rimasto praticamente lo stesso, dunque oltre a MyCareer avremo a disposizione MyGM, MyLeague e MyTeam. Il trio di proposte è rimasto pressochè identico alle versioni 2016, salvo piccoli accorgimenti di gameplay atti ad approfondire l’esperienza di gioco o, più semplicemente, utili a garantire maggiore solidità e credibilità all’apparato videoludico – in special modo per MyGM, che per forza di cose deve tenere conto di più opzioni e feature. Dal punto di vista grafico, NBA 2K17 si commenta praticamente da solo. Se non fosse per qualche giocatore ancora troppo lontano dalla controparte reale e per un set di animazioni ancora troppo guidate, saremmo vicini alla perfezione per la generazione corrente. I dettagli riposti nella realizzazione delle arene e dei giocatori si sprecano, così come gli elementi di contorno fuori e all’interno del rettangolo di gioco. La cura riposta nella realizzazione dei menu e il buon comparto audio completano un quadro tecnico di assoluto spessore, come da tradizione.

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
Sono almeno 2 anni che sogno un calcistico targato 2K Sports, perché con queste premesse potrebbe addirittura sbaragliare la concorrenza nel giro di pochi anni di rodaggio. Per il momento, la perla 2K17 resta assoluta esclusiva NBA, a completa disposizione dei fan che si ritrovano ancora una volta tra le mani un’eccezionale capolavoro senza veri punti deboli. Nonostante i pochi mesi di lavoro a disposizione per migliorare un titolo già difficile da perfezionare, Visual Concepts è riuscita a garantire quelle piccole grandi modifiche che hanno donato nuova linfa all'esperienza complessiva, per una nuova stagione piena di soddisfazioni. Insomma, 2K Sports ne ha da vendere.
PRO
Diverse novità di gameplay
Eccellente comparto tecnico
Tante carne al fuoco
CONTRO
Nulla da segnalare

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