Prendete uno dei team di sviluppo tra i più bravi a ricreare caos e distruzione, Avalanche Studios, e mettetelo a lavorare su un progetto con uno dei team più in gamba del segmento shooter, Id Software. Il risultato è RAGE 2, uno sparatutto in prima persona libero da schemi, caotico ma strutturato, con quel mix di elementi tra gunplay e level design ripresi da DOOM e Mad Max, ma con un occhio particolare verso l’elemento “follia”, tinteggiata di viola e arricchita di vari sapori provenienti da più angoli del ramo open world. Insomma, RAGE 2 è cambiato molto, ma non per questo ha perduto quell’esperienza tutta particolare che ha contraddistinto il capitolo d’esordio. L’evoluzione è passata attraverso tappe importanti, che andiamo a scoprire di seguito.

RAGE 2 – Recensione

Dove eravamo rimasti

Non certo brillante sotto il profilo narrativo con il primo capitolo della serie, RAGE 2 ricomincia là dove aveva lasciato il videogiocatore all’esordio nella Zona Devastata, con una trama molto simile alla precedente, ovvero classica, lineare e con pochi colpi di scena, come i cari vecchi sparatutto di una volta. Il focus delle vicende ricade nuovamente sull’Autorità, l’organizzazione dittatoriale che ha piegato la regione al suo volere, danneggiata dagli scontri di 30 anni prima ma non ancora annientata definitivamente. Gli spunti per riprendere la trama assumono i connotati della vendetta già nel prologo, quando il protagonista delle vicende, Walker – di cui potremo decidere il sesso – vede la sua mentore Prowley uccisa per mano della stessa Autorità durante un assalto.

Da qui parte il vero filone narrativo che vedrà Walker unirsi alla resistenza del Progetto Daga, intenzionata a riprendersi in mano la regione “a pezzi”, esattamente come siamo abituati a fare in qualsiasi open world moderno. Chiaramente, ciò apre all’esplorazione e alla conquista mirata di specifiche aree di interesse, che dividono concettualmente la mappa e splittano di conseguenza missioni, personaggi e responsabilità. A capo di ogni area c’è infatti una sorta di Generale pronto ad accogliere Walker e ad affidargli missioni per assumere sempre più potere e controllo della zona; maggiore sarà il nostro impegno, più alta diventerà l’affinità con quel personaggio, fino a raggiungere il livello minimo per approcciare l’epilogo. Si tratta, insomma, di un controllo sul giocato che ha il duplice obiettivo di costringere l’utente a giocare RAGE 2 per un certo numero di ore tale da garantirgli un buon mix di competenze tecniche e conoscenze narrative tali da affrontare la parte finale del gioco con serenità e “pienezza” di contenuti.

Tra Mad MAx e Doom

I personaggi chiave che guidano Walker nella vendetta contro l’Autorità, John Marshall, Loosum Hagar e Dr. Kvasir, sono anche coloro i quali indirizzano l’evoluzione del personaggio in 3 direzioni. Ciascuno può fornire al protagonista un set di progetti in grado di agevolare un particolare approccio, con conseguente crescita del personaggio in termini di abilità ed equipaggiamento. La mano di Avalanche si vede invece nei poteri, molto spinti e caotici, utili per gestire orde e situazioni più critiche. In generale, il combat system di RAGE 2 è piuttosto denso di contenuti e variabili, e sotto ogni aspetto cui lo si guardi (abilità, poteri ed equipaggiamento), la scelta è sempre variegata. Nonostante sia possibile affiancare alle armi da fuoco altre tecniche di combattimento, come detto, è il gunplay a dettare le regole del gioco. Ciò è garantito anche dal piacere percepito dagli scontri e del feeling restituito da tutte le armi, ciascuna dotata di specifiche proprietà fisiche e funzionali, e dunque indirizzate per un particolare approccio che tiene conto di range, rateo di fuoco, precisione, ecc…

La pioggia di proiettili e di effetti particellari converge verso il completamento di un ristretto set di attività sparse all’interno della mappa. Come qualsiasi open world moderno, la ripetitività delle quest – perlopiù di raccolta e conquista – è decisamente dietro l’angolo, e solo il gunplay salva l’opera Bethesda dall’essere l’ennesimo clone dei cloni del segmento. La mappa, invece, è stata strutturata in modo da proporre all’utente un ottimo cambio di contesto ambientale durante l’esplorazione. C’è, infatti, un po’ di tutto: montagne, foreste, città fantasma, insediamenti visitabili (2 in maniera completa) e tanti punti di interesse. Una densità di contenuti non poi così realistica, ma funzionale tanto al gameplay quanto al level design, perchè consente al videogiocatore di esplorare mantenendo vivo l’interesse per una nuova scoperta.

Il tutto è reso semplice per l’immutata importanza delegata al sistema di guida, che ha reso il primo RAGE così particolare. In RAGE 2 abbiamo a disposizione diverse tipologie di veicoli, anche richiamabili da remoto, ma solo Phoenix, quello di default, può essere potenziato. Per questo motivo passerete la maggior parte del tempo sul bolide predefinito, e meno sui mezzi che troverete in giro, anche per via di un feeling di guida non precisissimo, che tende a premiare proprio l’utilizzo del Phoenix, alla lunga il più bilanciato e versatile.

In definitiva, facendo un bilancio di attività, morfologia ed esperienza di guida, togliendo le prime ore di normale curiosità nei confronti del level design, non tutti saranno disposti ad approfondire l’end-game e a scorrazzare in tutti gli angoli della mappa, un po’ per via dei difetti descritti, un po’ – anche – in virtù di un comparto grafico che non brilla per contenuti e qualità. In tal senso, il problema principale riscontrato in RAGE 2 è la mancanza di modelli poligonali sufficienti a copertura dei nemici, che utilizzano una base comune differenziata da specifiche vesti che non bastano a differenziare troppo l’uno o l’altro boss, quella o quell’altra categoria di cattivi, e così via.

Riscontriamo la stessa superficialità anche nel doppiaggio – mal comune di ogni produzione Bethesda – e nel rivestimento alcune location. È buono, invece, il livello di dettaglio degli elementi di primo piano, come le armi, e la gestione del framerate anche nelle situazioni più concitate. Al massimo, potreste riscontrare un rallentamento di pochi attimi nel caricamento delle texture scorrazzando sparati su un bolide. L’Apex Engine dà il meglio di sè soprattutto nella riproduzione degli effetti particellari, usati senza limitazione di sorta perchè giustificati da abilità ed equipaggiamento.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
RAGE 2 mantiene le sue peculiarità ma si affida alle nuove meccaniche dettate dall’evoluzione degli open world. Quello che ne esce è un titolo che fa poco per differenziarsi dalla massa, messo su con idee e spunti derivati da altre produzioni e abbastanza palesi. Il risultato è un gioco strutturato in modo da poter essere vissuto apparentemente senza vincoli, ma guidato dal solito approccio della conquista progressiva della mappa, senza una trama coinvolgente. Anche se la ripetitività delle missioni esaurisce l’entusiasmo delle prime ore, il gunplay resta una garanzia per portare a termine il gioco nella sua campagna principale: poi ci sarà l’endgame, ma senza reali motivazioni ludiche.
PRO
Atmosfera coinvolgente
Gunplay riuscitissimo
CONTRO
Nessuna novità ludica
Tecnicamente altalenante