E se le software house abolissero le Remastered per concentrarsi esclusivamente sui Remake? Non accadrà, ma sarebbe una bella mossa nonché decisamente più efficace per i titoli usciti più di 10 anni fa. Ne è la prova il Remake di Resident Evil 2, apprezzatissimo survival horror pubblicato nel lontano 1998 per mano di Capcom. Dopo tante chiacchiere, le vicende di Claire Redfield e Leon Scott Kennedy alla stazione di polizia sono finalmente (e nuovamente) alla portata di tutti, tirate a lucido per il debutto nella current gen senza distinzioni di piattaforma. E allora addentriamoci nella review, per capire cosa è cambiato e cosa è rimasto intaccato rispetto al capitolo originale.

Resident Evil 2 Remake – Recensione

Cara vecchia Raccoon City…

Chi non muore si rivede. Raccoon City è rimasta pressochè identica a quella di 20 anni fa, come la stazione di polizia e la storia di Leon e Claire, coinvolti in un’ondata zombie che allora aveva decisamente un altro fascino. Resident Evil 2 Remake ripropone le vicende più o meno con lo stesso copione e la stessa intensità dell’opera originale, con una longevità media di circa 8 ore per protagonista ai livelli di difficoltà più bassi. Inutile dire che i conoscitori del capitolo proveranno da subito l’esperienza più difficile, che oltre a proporre nemici più tosti e cattivi, limiterà gli accessi al savegame durante tutto l’arco narrativo, enfatizzando l’esplorazione e la sopravvivenza.

Se da una parte il gioco Capcom strizza l’occhio ai nuovi fan del brand, quindi, dall’altra il team di sviluppo non ha dimenticato il bacino d’utenza più nostalgico, mantenendo il profilo di “remake” il meno impattante possibile per le meccaniche di gioco. Chiaro è che nel rifacimento tecnico hanno trovato spazio interventi di pulizia e re-design delle location, riviste per aderire ai nuovi standard videoludici e per risultare più congrue con la nuova telecamera dinamica in terza persona – che ha fatto un po’ storcere il naso a chi preferiva la storica inquadratura fissa e isometrica.

Sotto il trucco, la semplicità

Il vero pregio di questo Remake è l’assoluta fedeltà al capitolo originale, pur non essendo (soltanto) una Remastered. Se da una parte abbiamo infatti piccole nuove meccaniche di gioco e un motore grafico decisamente diverso, Capcom ha dosato attentamente le modifiche, intervenendo in maniera chirurgica. Non una pratica facile al giorno d’oggi, periodo in cui basta sgarrare tanto così per ritrovarsi davanti a un reboot di una saga storica, o a un cambio di rotta importante – di cui la stessa serie è stata vittima qualche anno fa. Il publisher fortunatamente non ha voluto usare, ma ha “semplicemente” riproposto la sua opera in chiave moderna, e senza strafare con elementi che avrebbero potuto snaturare il brand. Niente progressione delle abilità, niente crafting, pochi collezionabili e non invasivi: un gioco vecchio stile, ma moderno, curato, puntuale nei suoi elementi cardine come l’atmosfera, la sopravvivenza e la realizzazione tecnica.

Le sbavature però non mancano, e sono prettamente riconducibili a una serie di accortezze tecniche che inficiano il gameplay. Su tutto, l’impossibilità di sparare contro le finestre delle porte – limitazioni decisamente perdonabili 20 anni fa, ma non oggi – zombie incapaci di superare determinate soglie e muri invisibili che ne proibiscono la caduta da pavimenti rotti. Insomma, piccolezze che nell’insieme non capisco, specie se pensiamo ad altre chicche simpatiche e funzionali al gameplay come zombie che strisciano senza arti, o che cadono dalle sporgenze delle scale o che inciampano su altri cadaveri.

Per tutti i motivi sopracitati, Resident Evil 2 Remake mantiene un’impostazione vecchio stile che, unita all’eccellente comparto tecnico, non dispiace affatto e crea quel mix vincente in cui tutti speravamo. Tra elementi vecchi e nuovi e quell’andirivieni angosciante che ci tiene in ansia tra i corridoi, viviamo con sorpresa le sezioni dedicate ai comprimari e le novità relative ai nemici del gioco, ed in particolare a licker e tyrant 2.0. Per affrontare i primi con efficacia dovremo cercare di evitare rumori assordanti, come quelli provocati dalla corsa o dalle armi, mentre combattere il tyrant risulta abbastanza controproducente.

Il modo in cui Resident Evil 2 Remake manda avanti i nemici da abbattere a suon di proiettili è così peculiare e riconoscibile: bersagli di diversa natura e difficoltà, che spuntano dagli angoli del corridoio, delle finestre e delle porte, e che via via si accalcano, affannandosi, per raggiungere il protagonista, riducendo in breve tempo la mobilità e le possibilità di mirare con precisione. Il consiglio però non è tanto di scappare ma di affrontare queste situazioni con lucidità anche alla difficoltà più elevata, godendosi l’esplorazione e tutto ciò che ha da offrire la mappa. Perché oltre ai segreti del capitolo originale e a quel fascino indiscutibile di chiavi e attrezzatura da recuperare e poi usare chissà dove, il Remake mette a disposizione nuove sezioni interessanti, tutte da scoprire.

Le novità introdotte con la versione 2019 non si fermano a corridoi e stanze inedite, ma anche a bocche di fuoco e modalità end-game da scoprire una volta terminata la doppia avventura con i due protagonisti. In più, chiaramente, tutte le scene di intermezzo riviste per l’occasione e realizzate con il motore di gioco. Le inquadrature sono ben orchestrate, evidenziando grande attenzione verso la scenografia e i dettagli relativi ai primi piani e alle riprese ampie; la medesima cura è stata riposta nella realizzazione degli ambienti e dei modelli poligonali, anche se il comparto texture risulta a tratti sporco e sfocato. Nulla da eccepire per ciò che concerne la parte audio, e in particolare gli effetti ambientali che giocano un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’atmosfera originale.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
Un’occasione imperdibile che ha quel sapore di nostalgia che premia, paradossalmente, più i nati negli anni ’90 che i videogiocatori meno anziani. Ciò non toglie che, data la fattura del titolo, Resident Evil 2 Remake si propone al pubblico con grande efficacia senza alcuna distinzione di età. Siamo davanti ad un titolo del tutto “in standard” per la generazione corrente, nonostante un gameplay che volutamente trascura le mode del momento e ripropone, con coraggio e efficacia, le meccaniche più pure dei videogame di una volta, fatte di sostanza.
PRO
Mantenuto intatto lo spirito del titolo originale
Interessanti novità
I nuovi elementi di gameplay sono stati inseriti con intelligenza
CONTRO
Comparto tecnico non eccellente

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