Dopo circa 4 anni di attesa, il decimo capitolo del filone principale di Resident Evil ha fatto capolino, forte di una rinnovata attenzione nei confronti della saga che non si vedeva da ormai diverso tempo. Il grande lavoro svolto con Resident Evil 7: Biohazard, con un deciso cambio di rotta strutturale e di gameplay, ha spinto Capcom a continuare sulla stessa lunghezza d’onda, lanciando Resident Evil Village come sequel diretto, pur rinunciando alla numerazione del capitolo.
Il titolo è stato anticipato da una campagna di marketing massiccia, che ha visto un costante flusso di trailer ed anticipazioni trapelati in rete, preannunciando la sinistra figura di Lady Dimitrescu, l’ambientazione in cui si svolgono le vicende e qualche nemico.
Resident Evil Village – Recensione
Ripiombare nel caos
In termini ludici, Resident Evil Village taglia col passato in maniera simile, se non ancora più marcata, rispetto a quanto già compiuto con Resident Evil 7, senza però rinunciare alla continuità della storyline, favorendo ancor di più il senso di “nuovo inizio” percepito nel 2017. Confermata la visuale in prima persona ed il filone narrativo direttamente collegato ad Ethan, gli sceneggiatori ci catapultano 3 anni dopo gli eventi che hanno ridonato serenità alla famiglia Winters, pronta, tuttavia, a ripiombare nuovamente nel caos e nel terrore per via di un assalto ad opera di un personaggio ben noto ai fan della serie. Dato questo incipit così dirompente, già nel giro di pochi minuti ci troveremo a gironzolare nel cuore nevralgico nel gioco, ovvero il villaggio che campeggia nel titolo di questo nuovo capitolo.
Da un punto di vista narrativo e di fruizione dei contenuti, ciò che distingue principalmente questa decima iterazione della saga da RE7 è proprio il villaggio, che diventa una sorta di area centrale tramite cui passare più volte, abilitando man mano aree precedentemente inaccessibili, che porteranno Ethan a scontrarsi contro i 4 villain principali al seguito della venerata Madre Miranda, la figura più misteriosa e coinvolgente dell’avventura, che nutre e accresce i misteri del villaggio. La formula è solo in parte derivata dal precedente capitolo, perché se da una parte abbiamo la possibilità di esplorare il castello dei Dimitrescu, dall’altra questa profonda esplorazione del villaggio circostante garantisce al videogiocatore la giusta libertà, restituendo quel senso di progressione immancabile nella saga Resident Evil, fatta di piccoli progressi e nuovi corridoi da percorrere. Fortunatamente, dall’inizio alla fine dell’avventura il legame tra la storia e il giocato resta sempre solidissimo e lineare, accompagnando l’utente ai titoli di coda con naturalezza e disinvoltura, evitando forzature e compromessi, anche narrativi. Al tempo stesso, l’ottimo lavoro degli sceneggiatori ha, come risultato finale, prodotto una storyline che potrebbe alimentare la saga ancora per diverso tempo, tanto che già si comincia a vociferare di un nuovo capitolo annunciato entro l’anno.
Licantropi e fanatici
Nonostante una storia coinvolgente che, fortunatamente, propone solo pochi momenti di banalità, la vera fortuna di Resident Evil Village sta nel riuscito gameplay a due facce. Aver aperto la location ad una maggiore esplorazione, porta con sé nuove dinamiche di gioco, coadiuvata da un bestiario ben più variegato che oggi include anche creature mai viste nella saga, come i licantropi. Viene da sé la costrizione verso una transizione più action dell’avventura, che porta i videogiocatori a doversi difendere a suon di proiettili, con tanto di looting agevolato che stride con la classica concezione survival della saga. Pertanto, tra backtracking – non esagerato, va detto – e assalti nemici, Resident Evil Village sulla carta pare stravolgere la sua natura, ma non è del tutto corretto. Il level design è stato studiato per alternare momenti più frenetici a sezioni molto più compassate, fatte di sussulti, lento incedere e scoperta dei piccoli dettagli, specie quando il gioco ci porta in ambienti chiusi da esplorare da cima a fondo. Il risultato finale consiste, quindi, in un gameplay ben orchestrato tra fasi puramente d’azione e sezioni davvero survival-horror, non esageratamente spaventose ma sicuramente ben studiate.
Detto dell’ottimo bilanciamento tra esplorazione, assalti e momenti di suspense, in Resident Evil Village è stata riposta molta attenzione anche al sistema di crafting e crescita del personaggio, entrambi basati sulla raccolta di equipaggiamento e materiali lungo lo scorrimento dell’avventura. La presenza di un mercante darà anche accesso ad una fase di compravendita e creazione di oggetti ex-novo partendo da schemi, il tutto orchestrato per aumentare il senso di progressione già discusso.
Impatto decisivo
Da un punto di vista tecnico, invece, Resident Evil Village mostra dei limiti all’aperto, probabilmente dovuti all’inesperienza con le location più ampie. Il livello qualitativo generale delle aree più grandi è inferiore a quello negli interni, che godono di maggiori dettagli e chicche, oltre che di una precisione delle texture davvero soddisfacente anche in termini di resa dell’atmosfera. Da questo punto di vista gioca un ruolo chiave anche l’illuminazione, perfetta tra i corridoi e le stanze degli edifici esplorati, ma meno ricca e profonda considerando gli spazi aperti. In queste occasioni, tra un calo di qualità delle texture e la messa a nudo di un’intelligenza artificiale nemica molto semplice e priva di spunti, permane la sensazione di vivere un titolo a due facce anche dal punto di vista tecnico oltre che di gameplay. Lasciando da parte le location, la cura dei modelli poligonali è invece ottima in qualsiasi circostanza, dalla caratterizzazione dei personaggi e dei nemici, passando per le animazioni. I primi piani, i momenti di intrigo e i colpi di scena, elevano la qualità generale del titolo, portandolo ad essere uno tra i migliori di questa prima parte di nextgen su Playstation 5 – che in termini di stabilità, al momento, non delude le aspettative.
Anche la controparte sonora merita tanti complimenti, dal doppiaggio alla sountrack originale che accompagna l’avventura, passando per i vari campionamenti di livello ambientale che, a contorno, contribuiscono a rendere più gradevole ed immersiva l’esplorazione. Parlando di Playstation 5, non si può non lasciare una considerazione relativa al Dual Sense. Resident Evil Village è di fatto il primo della serie a poter sfruttare il coinvolgimento aptico del gamepad di casa Sony, e lo fa in modo ottimale e completo a partire dal feedback restituito dalle armi: ciò che fa la differenza è soprattutto la pressione da esercitare sul grilletto per poter dare voce a ciascuna bocca di fuoco.





