Anche se le avventure grafiche hanno sofferto molto i cambiamenti del mondo videoludico, non possiamo certo dire che abbiano rinunciato ad evolvere e continuare ad intrattenere il suo pubblico. Possiamo pensare all’evoluzione del genere sotto tanti punti di vista, dall’introduzione del personaggio guidabile con tastiera o gamepad, alla possibilità di scegliere l’approccio al dialogo, passando per le immancabili componenti di crescita derivate dai giochi di ruolo. L’ultima istanza di evoluzione può essere vista nell’ottica delle avventure verbose e riflessive, in cui il testo e i dialoghi hanno un tema molto più centrale del gameplay. Un esempio particolarmente riuscito tra i più recenti è Disco Elysium, un gioco che ricorda davvero da vicino quello in analisi in questo articolo, ovvero Sovereign Syndicate, titolo dello studio indie Crimson Herring Studios rilasciato a metà gennaio 2024.

Sovereign Syndicate – Recensione

3 Personaggi in cerca d’autore

Chi ha avuto modo di giocare la fortunata avventura di ZA/UM nei panni del problematico poliziotto, vedrà fin dal lancio di Sovereign Syndicate dei forti richiami tra le due opere, in quanto già dal momento di apertura il protagonista verrà assalito dai suoi 5 tratti primordiali che caratterizzeranno l’intero arco narrativo, ovvero istinto animale, arguzia, autodisciplina, energia/vivacità ed autoriflessione. Il modo di interagire con queste emozioni è altrettanto simile, in quanto, in base al tipo di personaggio che intendiamo costruire, dovremo andare a bilanciare le risposte tra i vari profili per ottenere un alter ego quadrato, oppure dare più corda ad uno o due di essi per ottenere un personaggio dai lati spigolosi. Il risultato di questi scambi interiori produrrà quindi un certo di personaggio, che evolverà nel corso nel tempo sia riguardo il suo temperamento (una sorta di barra della depressione da tenere sotto controllo) che in merito a particolari skill di dialogo che potremo sbloccare.

In quest’ultimo caso, la progressione del personaggio verte esclusivamente sulle scelte di dialogo fatte durante l’avventura: assecondando con maggior frequenza uno dei 5 tratti sbloccheremo le relative abilità di approccio all’interlocutore, come la persuasione o l’intimidazione, rappresentate con le carte dei tarocchi. Viene da sé che il modo in cui Sovereign Syndicate intende far progredire l’utente nella storia sta proprio nell’approccio ai dialoghi o nelle azioni da compiere in base alla caratterizzazione del protagonista. Partendo dalla prima schermata avremo infatti la possibilità di scegliere il nostro alter ego tra 3 possibili profili, ovviamente bilanciati in modo diverso e con una prima carta tarocco sbloccata. Da qui in poi si tratterà di una progressione costante ma non lineare lasciata allo spirito dell’utente: saremo noi a decidere quanto insistere sulle buone maniere o se passare alle cattive in base alle circostanze, così come a noi spetterà capire quale carta giocare nella prossima scelta, tra quelle sbloccate.

No, niente italiano

Il paragone con Disco Elysium si ferma essenzialmente qui, perché Sovereign Syndicate – al netto dei 3 protagonisti legati da un filo conduttore – non aggiunge molto altro al pacchetto dei contenuti, lasciando l’opera ben più spoglia e meno ispirata di quella realizzata da ZA/UM. Nel complesso, possiamo considerarla, però, come una piccola grande idea ben riuscita, a partire dall’ambientazione a metà strada tra la sempre ben accetta Londra vittoriana ed un contesto steampunk, ormai ricercato ed altrettanto diffuso. In questo mix apparentemente discordante trovano spazio location ben realizzate, con una diffusione di colori tenui che sanno rassicurare delle volte e trasmettere angoscia altre, a seconda di quello che gli sviluppatori hanno intenzione di comunicare. A proposito di comunicazione, però, se quella emotiva funziona egregiamente non si può dire lo stesso riguardo le istruzioni sul come procedere e la localizzazione dell’opera. Per quanto riguarda l’avanzamento tra le missioni, da segnalare l’assenza di veri e propri indizi o indicazioni sul dove dirigersi, il che non è di per sé un male se non fosse che alla lunga provoca un po’ di frustrazione ed un eccessivo andirivieni. Sul tema localizzazione, invece, vale all’incirca il medesimo discorso al tempo fatto con lo stesso Disco Elysium: Sovereign Syndicate è uno di quei titoli che invita molto alla lettura e alla riflessione, ma non disponendo di traduzione in lingua italiana può tagliare fuori una bella fetta di appassionati – indipendentemente dalla conoscenza dell’inglese, quanto dalla volontà di passare tante ore a leggere un muro di testo interpretando il gioco in una lingua non nativa.

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VALUTAZIONE
7
Commento finale
A patto di non aspettarsi un nuovo capolavoro, una prova con Sovereign Syndicate è caldamente consigliata, soprattutto perché di giochi simili non ce ne sono poi molti in giro. Si tratta di un titolo molto riflessivo, come un libro da leggere in tranquillità, ma soprattutto in grado di essere plasmato secondo la propria volontà mentre racconta il destino incrociato di 3 personaggi. C’è da chiedersi come sarebbe andata con un budget più grande...magari il prossimo capitolo?
PRO
Storia originale
Buon sistema di caratterizzazione del personaggio
CONTRO
La progressione del personaggio rimane semplice e con potenziale inespresso

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