Può un gruppo di delinquenti assassini essere riconvertito ad un super team in grado di salvare il mondo? Difficile da credere, ma non impossibile da realizzare se a dirigere e ad imbastire il tutto c’è un team come Rocksteady, che nel corso degli anni ha dimostrato di amare le sfide e di avere le spalle larghe tanto quanto il loro caro Batman videoludico. Dopo la splendida trilogia dedicata al Cavaliere Oscuro, la software house prova ad aprire un nuovo ciclo narrativo spostando lo sguardo ai cattivi in cerca (forse) di redenzione: la Suicide Squad è qui.

Suicide Squad: Kill The Justice League – Recensione

Non tutti i killer vengono per nuocere

Lasciare da parte Batman dopo il successo così limpido ottenuto in quel di Arkham City non è stato certamente facile, e magari anche per questo Rocksteady ha cercato di imbastire un copione piuttosto impegnativo dal punto di vista dell’universo DC, andando a scomodare la Suicide Squad (in realtà qui chiamata Task Force X) con l’obiettivo nientemeno di salvare la Terra dalla minaccia portata…dalla Justice League. Ma come mai ci ritroviamo con i fattori invertiti? Tutto nasce da Brainiac, convintissimo a conquistare il nostro pianeta per farne una nuova Colu, la sua terra natia. Per farlo, l’androide riesce a corrompere la Justice League a Metropolis e a mettere la squadra di supereroi al suo servizio, dando il via ad un piano estremamente pericoloso di conquista dell’umanità. Come accade sempre nei film, in contrapposizione ad un gruppo di salvatori ci finisce una squadra di malfattori e assassini, armati di vendetta, follia e rabbia, a cui viene riservato il ruolo dei cattivi, ma diversamente dalle pellicole cinematografiche stavolta spetterà proprio a loro recitare la parte dei buoni. Ed è così che Amanda Waller si trova costretta a recarsi ad Arkham e pescare un super team di cattivi così abile da poter fronteggiare la Justice League, finendo per reclutare una squadra composta dalla sregolatezza di Harley Quinn, dalla lucida precisione di Deadshot e Captain Boomerang e dalla potenza di King Shark.

Tanto per l’incipit quanto per la licenza creativa impegnata da Rocksteady nella realizzazione del copione, Suicide Squad: Kill The Justice League non vuole essere considerato necessariamente credibile per incastrarsi nella trama dell’universo DC, quanto piuttosto una piacevole reinterpretazione di quei personaggi, libera di vincoli ma pur sempre rispettosa della loro storia. In un contesto decisamente al di sopra delle righe e molto più colorato (e colorito) rispetto alla serie dedicata al Cavaliere Oscuro, questa nuova opera del team di sviluppo non vuole neppure gareggiare con le precedenti, nonostante per forza di cose siamo tutti portati al confronto, per quanto forzato. Osservando il gioco da questa prospettiva, Suicide Squad si rivela un titolo piuttosto godibile in termini narrativi, ricco di colpi di scena importanti ed esilaranti, e dotato di un ritmo incalzante dall’inizio alla fine e che non soffre di alcun momento stagnante, quantomeno per ciò che concerne la storia principale.

Armati fino ai denti

Se della storyline non ci si può quindi lamentare, tanto per i contenuti e la caratterizzazione dei protagonisti, quanto per il frenetico gameplay e alcune variazioni posizionate in momenti intelligenti, soltanto in parte si riesce a cogliere la stessa percezione di qualità una volta approfonditi i contenuti più o meno marginali. Le vette raggiunte con la trilogia di Batman nelle missioni secondarie sono piuttosto lontane da quanto proposto in Suicide Squad, in cui ci toccherà solamente sparare per avere la meglio sugli avversari, oppure soddisfare determinati requisiti per completare una side quest. Trattandosi di uno shooter quasi vecchio stile non ci si poteva aspettare molto di più, in effetti, se non fosse che la pioggia di proiettili da scaricare addosso all’avversario sarà sempre l’unica soluzione, lasciando un po’ di amaro in bocca soprattutto nelle boss fight, ed annullando in parte la ricerca del miglior equipaggiamento e il potenziamento di alcuni talenti. Quel senso di ricercatezza, perfezione e totalità ottenuti con la crescita ed i gadget di Batman non li si percepisce, quindi, con nessuno dei membri della Task Force X, nonostante il gran potenziale espresso in altri frangenti, come la possibilità di esplorare la città con ciascun personaggio sfruttando le proprie peculiarità.

Il combat system così semplice e privo di mordente, interamente sorretto dalla casualità di ottenere nuove e potenti armi, va anche ad annullare i potenziali benefici del sistema di crescita attraverso skill tree parzialmente incapaci di regalare veri e propri elementi utili all’avventura. La stessa sensazione di essenzialità la si evidenzia anche nella realizzazione di Metropolis, ben lontana dalla spettacolare resa di Arkham City non soltanto per la netta differenza riguardo la scala cromatica utilizzata, ma anche per scelta di rappresentare la città della Justice League come un vero e proprio campo di battaglia desolato e desolante, in cui c’è spazio quasi esclusivamente per combattimenti all’aperto. Vuoi per questa realizzazione piuttosto basilare della location, vuoi per le side quest ripetitive e non particolarmente stimolanti, la mancanza di veri e propri motivi per esplorare Metropolis porta l’utente a procedere quasi spedito con la missione principale, che tende ad esaurirsi in circa 15 ore. Da questo punto di vista, il paragone con Batman in rapporto all’esperienza complessivo con ciascun titolo è impietoso visto qualsivoglia interesse nell’esplorare la mappa o risolvere le missioni secondarie. Non tutto è perduto, però, se consideriamo che Suicide Squad: Kill The Justice League prevede un supporto continuo “a stagioni” per l’inserimento di nuovi contenuti durante tutto l’anno, che potrebbero stuzzicare la curiosità dell’utente a beneficio della longevità.

Dal punto di vista tecnico, il nuovo titolo Rocksteady viaggia a 60 fps costanti, una manna dal cielo per il suo gameplay, e la realizzazione di Metropolis, pur contando i difetti precedenti, è funzionale sotto il profilo artistico e del level design. L’ottimo comparto tecnico e sonoro, con un doppiaggio italiano molto forte, confermano la solidità del team di sviluppo sotto questo punto di vista, fino a soddisfare appieno le alte aspettative riposte nel titolo.

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VALUTAZIONE
7,5
Commento finale
Suicide Squad: Kill The Justice League rappresenta un bel viaggio di pseudo redenzione tra i criminali più pazzi e pericolosi di Arkham, chiamati all’infame compito di svolgere la parte dei buoni stuzzicati dalla sfida di poter avere una legittima occasione di scontro nei confronti degli odiati supereroi. Pur senza scomodare un azzardante confronto con la trilogia di Batman, l’ultima opera di Rocksteady convince solo in parte, mancando sul fronte di un gameplay che non riesce a giocare bene le sue carte, frenato, forse, da una certa mancanza di creatività o dalla voglia di azzardare qualcosa in più.
PRO
Storia tutta da vivere
Anche se non ai livelli di Batman, è un gioco globalmente ben realizzato e divertente da giocare
CONTRO
Comparto side quest ripetitivo e poco coinvolgente
Metropolis non gode della stessa cura riposta in Arkham
La crescita del personaggio è quasi impalpabile

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