Ubisoft Massive ha avuto il compito non semplice di reinventare parzialmente il mondo degli sparatutto online, proponendo un titolo che aveva l’ambizione di portare i videogiocatori a un nuovo modo di affrontarsi online, in un contesto ambientale particolarmente agguerrito e difficile, con i piedi ancorati al terrone come da tradizione Tom Clancy’s. Forte del buon successo riscontro con la sua prova, e spalleggiato da altre produzioni che nel corso di questi 3 anni hanno promosso la formula con nuove iniziative, ecco arrivare The Division 2, in realtà un po’ sordina in un mese affollato e ricco di tripla A. Ma il titolo Ubisoft, lo scopriremo, oltre a non invidiare nulla alle produzioni di spessore già uscite nel 2019, si configura come uno dei più interessanti in prospettiva, per via di un endgame rassicurante e di un comparto di gioco parecchio solido.

The Division 2 – Recensione

Una nuova epidemia

Con The Division 2, Ubisoft Massive cambia scenario ma non direzione, proponendo al giocatore un nuovo contesto urbano in pieno caos contraddistinto da un’epidemia. A fare da sfondo alle vicende sono ancora gli Stati Uniti, passando però dall’imbiancata e desolante New York alla verde ma ammalata Washington. Cosa cambia in termini di sceneggiatura? Poco. La Divisione deve nuovamente fronteggiare la diffusione di un virus che non intende rimanere confinato nel ricco Stato a stelle e strisce, ma l’operazione di pulizia non sarà semplice anche a causa dei civili, terrorizzati e inferociti. Noi che reciteremo la parte dei buoni dovremo guadagnare terreno, scorrendo le pagine di un copione che avrebbe potuto attingere dalla location per proporre una sceneggiatura dallo sfondo politico, ma che invece si accontenta di invertire un po’ l’ordine degli eventi e rimodellare qualche pretesto narrativo per giungere ai titoli di coda con pochissime sorprese.

Gran parte della narrazione è presentata al videogiocatore per mezzo di ricordi e flashback da vivere in prima persona, e non mancano neppure file multimediali per conoscere sottratrame e dettagli nascosti. Ciò che rende appassionante la storia di The Division 2 non è il plot in sé, come detto privo di sorprese e composto da personaggi poco carismatici a cominciare dal protagonista, quanto la continua scoperta di una nuova informazione, da recuperare in qualche angolo di Washington o da rivivere attraverso figure. Il tutto, raccontato in un contesto che non sta mai fermo, che vede flora e fauna partecipare attivamente all’epidemia, dando un senso di completezza e amalgama ben studiati e in grado di permetterci di calarci rapidamente nell’atmosfera vissuta dai personaggi.

Alla conquista di Washington

D’altronde lo spirito della continua scoperta non è certo nuovo alle produzioni Ubisoft, e la formula usata da The Division 2 è quella vista in altri titoli del publisher, come anche la struttura che regge il sistema di progressione del protagonista e dell’evoluzione del gameplay. La Washington che andremo a visitare sarà in preda a caos e gente impazzita ed armata fino ai denti, appostata in specifici punti di interesse da conquistare per farne tante nuove piccole basi da cui ricevere ulteriore supporto. La conquista di ogni POI servirà dunque a racimolare un po’ di tutto, tra moneta sonante, punti abilità e nuovo equipaggiamento, per una varietà di gioco decisamente interessante.

Alcuni elementi presenti in The Division 2 sono mutuati da altre produzioni Ubisoft. La formula è quella anticipata: Washington va riconquistata, quartiere per quartiere, supportati dalla Divisione che ha in mano la Casa Bianca. Da qui, il videogiocatore dovrà riprendersi la metropoli e sottrarre le aree occupate dalle 3 gang locali: le Iene, i Reietti e i True Sons. In quanto elementi esistenti in un contesto privo di regole, ciascuna banda non mancherà di farsi la guerra reciprocamente, e starà a noi provare a mettere un po’ di ordine ed approfittare del clima di rivolta per avere la meglio sui nemici. Il tutto verrà gestito con le già citate conquiste di punti di interesse a cui Ubisoft ci ha abituati – fin troppo bene – con altri titoli; ampio spazio, allora, a insediamenti e avamposti da conquistare qua e là, al fine di ottenere un vasto loot a copertura delle molteplici opzioni di upgrade lasciate al videogiocatore. Tra queste, oltre all’equipaggiamento, avremo modo di ricostruire la civiltà partendo dalle basi, a cominciare da nuovi spazi protetti e sicuri per le attività ludiche, ad impianti igienici ed infrastrutture moderne da offrire ai cittadini.

Quindi, il completamento di tutte le missioni “off-storyline” non ha come fine ultimo il looting e il classico pretesto di allungare il brodo – chiamatelo pure “tutorial per il multiplayer” – perché darà un senso di integrazione ed evoluzione del contesto, che muterà grazie alle azioni del videogiocatore. Insomma, più farete all’interno di The Division 2, più risultati vedrete, e maggiore sarà il controllo su quanto accade in città. Chiaro è che a molti questa formula potrà risultare ripetitiva, specie dopo aver inanellato un po’ di ore di gioco, ma rispetto al passato Ubisoft ha fatto un passo in più, ed ha cercato di offrire ai videogiocatori un pretesto tangibile per completare quante più attività opzionali possibili.

Opportunità

Il “come” completare queste attività è deciso dall’utente stesso, attraverso una serie di profili d’attacco da scegliere liberamente, mescolando gadget ed attività passive. The Division 2, come il predecessore, si configura come uno sparatutto prettamente caratterizzato da elementi tecnologici, e non a caso avremo a che fare con particolari droni specializzati, dotati di “poteri”. Il che vuol dire che non esiste una configurazione vincente per poter giocare tranquillamente, ma alcuni gadget si comporteranno più o meno bene di altri in base alla circostanza che si sta vivendo in quel frangente. In tal senso, è ottimo il lavoro degli sviluppatori per ciò che concerne sia il level design che gli scenari di guerriglia messi di fronte all’utente, che spesso e volentieri obbligano a cambiare strategia d’attacco e difesa. Su quest’ultimo aspetto, poi, c’è da fare ulteriore attenzione, perché non sarà possibile curarsi e/o riguadagnare salute in tutta sicurezza durante gli scontri.

Tra i lati positivi dell’intero sistema di shooting e gunplay che compone The Division 2, va senz’altro menzionata l’IA dei nemici. L’avversario preso singolarmente non si rivela mai un vero ostacolo sul cammino del videogiocatore, ma le considerazioni vanno estese all’intero scontro a fuoco, a cui parteciperà sempre un numero generoso di unità, dotate di un proprio schema offensivo, che soprattutto nelle prime fasi di gioco tenderanno a risultare molto difficili da spazzare. Oltre alle caratteristiche del nemico, sarà necessario considerare anche il contesto ambientale, che costringerà l’utente ad affrontare gli scontri in una buona alternanza di spazi chiusi e all’aperto, stretti e larghi, evitando ancora una volta di offrire punti di riferimento.

Dall’epilogo, un nuovo gioco

Tutto quanto presentato fin qui fa parte dei contenuti legati alla storia, ma una volta giunti ai titoli di coda The Division 2 vive una seconda vita, rimpiazzando le 3 gang locali con un’unica banda decisamente più tosta e organizzata, la Black Tusk, che avrà il compito di ravvivare l’endgame con insediamenti ed occupazioni random all’interno della mappa. Con questo semplice ma interessante stratagemma, Ubisoft assicura all’utente tante altre ore di gioco grazie non soltanto a un nuovo nemico – e diversi altri modelli da affrontare – ma all’innalzamento quasi esponenziale della curva di difficoltà, che prima di arrivare all’epilogo si dimostra sì sfidante ma non eccessivamente ripida.

Se non vi va di rimanere ancorati al single player e di ripercorrere attività già viste, allora potrete lanciarvi nel multiplayer, in cui la Zona Nera la fa chiaramente da padrone. In questo contesto, stavolta, non vige più la regola del più forte, bensì del più bravo: rispetto al capitolo precedente, in The Division 2 l’efficacia dell’equipaggiamento in Zona Nera si standardizza al netto della build montata, livellando la difficoltà e “normalizzando” le probabilità di avere la meglio. Se nel primo capitolo della serie la Zona Nera rappresentava una normale arena da combattimento, seppur contraddistinta dalla formula PvPvE, stavolta il team di sviluppo ha fatto le cose in grande, arrivando a disegnare addirittura 3 distinte Zone Nere, ciascuna caratterizzata da specifici elementi ripresi dalla metropoli reale. Infine, per portare a casa più loot sarà ancora possibile diventare agenti traditori, anche se al progressivo aumento di uccisioni la nostra icona diventerà sempre più visibile agli occhi degli altri giocatori.

Per concludere l’analisi sul multiplayer, aspettandoci nuovi contenuti nei prossimi mesi, The Division 2 propone fin dal dayone la modalità PvP organizzato, denominata “Conflitto”. Accedendo a questa opzione di gioco per mezzo di un apposito NPC, avremo la possibilità di organizzare un deathmatch o una sfida per la conquista del territorio, rispettivamente “Schermaglia” e “Dominio”.

Anche dal punto di vista tecnico The Division 2 non lascia a spazio a particolari lamentele, un po’ perché la normale evoluzione ha portato a un titolo più vasto e curato, un po’ per via delle già solide basi di partenza. New York imbiancata rimane un contesto particolare e con un suo fascino specifico e inimitabile, vero, ma Washington si difende assolutamente bene, con i suoi quartieri ben caratterizzati, l’ottima alternanza di spazi chiusi e aperti, e tantissimi dettagli a schermo con basso livello di ripetitività dei modelli poligonali. I nemici sono tanti, e anche se dopo qualche ora impareremo a conoscerli, non è assolutamente semplice trovare in uno sparatutto così tanta diversificazione.

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VALUTAZIONE
9,0
Commento finale
Avrete capito che The Division 2 è un gioco curato sotto tutti i punti di vista, e che Ubisoft Massive ne ha pensata una più del diavolo per proporre al videogiocatore un titolo che potesse far fare un salto in avanti al titolo. Il risultato finale è appagante, e riesce a raggiungere tutti i suoi obiettivi nel migliore dei modi. Il punto debole della produzione resta la trama, e a voler cercare il pelo nell’uovo anche la ripetitività delle routine di gioco non vanno a favore dell’opera, ma i contenuti ci sono, ed anche le idee. The Division 2 è il classico videogame da vivere e completare con pazienza, senza fretta, dedicando tempo alle attività secondarie e all’evoluzione del gioco, per poi rimettersi in gioco nell’endgame e nelle modalità multiplayer.
PRO
Tanti contenuti e un endgame corposo e variegato
Ottima ambientazione
Gameplay stimolante
CONTRO
Manca una storia all'altezza

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