The Flame in the Flood è un rogue-lite procedurale sviluppato da The Molasses Flood. Al centro dell’avventura è posta la sopravvivenza, in seguito ad eventi post apocalittici che hanno inondato l’America. Difficile al punto giusto, salvo che non si trovino risorse cospicue fin da subito, e con una colonna sonora impeccabile che dà risalto ai momenti di solitudine e malinconia. Se avete giocato Don’t Starve potete farvi un’idea di cosa aspettarvi, ma The Flame in the Flood presenta anche delle differenze che rendono apprezzabili le proprie qualità.

Recensione The Flame in the Flood

Finché la zattera va…

Il giocatore controllerà Scout, in cerca di raggiungere una postazione sopraelevata per ascoltare il segnale radio dello strumento che porta nello zaino. Fedele compagno di avventure è un cane, di cui possiamo scegliere anche il sesso. Quest’ultimo non fa solo compagnia ma si rivela utile in quanto abbaia in prossimità di risorse.

Partire alla ricerca di cibo, materiali, sopravvissuti e il luogo adatto per ricevere il segnale, ci spinge a salire su una zattera di fortuna e a solcare le minacciose acque che ormai circondano tutta la terra ferma. I controlli non sempre ci danno la possibilità di fronteggiare al meglio i pericoli, ritrovandoci in alcune situazioni in balia della corrente cercando disperatamente di schivare ostacoli o indirizzare la zattera verso il punto di attracco scelto.

Ogni punto ha delle caratteristiche, e salendo sempre più di zona in zona è possibile visitare luoghi differenti con risorse di natura diversa. Attraccare in un luogo dove è presente una chiesa garantisce di trovare alcool, ottimo per le ferite; le postazioni della marina permettono di ricaricare carburante ma soprattutto riparare la zattera e potenziarla se si hanno a disposizione i pezzi richiesti.

Nonostante gran parte del lavoro venga svolto a terra, rovistando, cacciando e raccogliendo materiali, è importante puntare l’attenzione sull’unico mezzo che ci permette di raggiungere i luoghi di raccolta. Una barca più forte sarà anche resistente agli urti e al tempaccio quindi diventa vitale curarsi non solo di noi stessi ma anche delle attrezzature a nostra disposizione.

Sopravvivere ad ogni situazione richiede di tenere sempre sotto controllo gli indicatori di fame, sete, sonno, la temperatura ed eventuali effetti di stato dati da ferite, lacerazioni, parassiti e molto altro. Dormire, giustamente, non impedisce agli indicatori di fame e sete di ridursi costringendoci a valutare quante ore è meglio dormire per evitare di pregiudicare troppo le altre statistiche.

Le risorse scarseggiano, ma anche gli slot disponibili per conservarle, rendendo sempre molto difficile scegliere cosa tenere o cosa abbandonare. Il sistema di crafting non differisce molto da altri giochi del genere, anzi presenta un menu molto chiaro che sarà sicuramente di aiuto anche a chi muove i primi passi in un survival game e può trovarsi spiazzato. La pecca è che magari non ci sono tantissimi oggetti da craftare e partita dopo partita potreste perdere l’interesse.

Un aspetto importante che riteniamo gli sviluppatori abbiano saputo ricreare perfettamente è quello dell’atmosfera. In giochi in cui è vitale immedesimarsi e riuscire a percepire sia il pericolo che il senso di devastazione intorno, è sicuramente un pregio poter contare su una colonna sonora e un comparto sonoro che scandiscano momento per momento.

Il senso di solitudine è ben espresso dalle note di Chuck Ragan, che offrono momenti introspettivi in cui concentrarsi sul viaggio e sul proprio percorso personale intrapreso. Se doveste sentirvi particolarmente soli o siete soltanto curiosi, è possibile attivare nelle opzioni il commento degli sviluppatori per ottenere informazioni accessorie.

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VALUTAZIONE
8
Commento finale
The Flame in the Flood è un buon roguelite di sopravvivenza per console: ha un'interfaccia semplice, immediata, chiara e un menu da dove è facile ottenere informazioni sullo stato del personaggio e da dove craftare nuovi oggetti o gestire quelli attualmente depositati. L'atmosfera è stata creata in modo da far percepire il senso di abbandono e solitudine anche se nonostante la generazione procedurale è facile incappare in scenari che si ripetono più e più volte. Sicuramente un titolo che saprà regalare diverse ore di gioco e che può anche essere affrontato in endless mode incrementando la rigiocabilità.
PRO
colonna sonora
sempre diverso grazie alla generazione procedurale ma...
rigiocabilità con la endless mode
CONTRO
controllare la zattera può essere a volte un problema
...alla lunga gli elementi si ripetono

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