Se da una parte il genere degli action RPG ha il merito di aver influenzato progressivamente altri segmenti videoludici (dagli sparatutto ai free roaming) dall’altra è possibile denotare una leggera carenza di titoli puramente aderenti al genere. Una buona chiave di lettura con cui interpretare e giudicare The Last Oricru, opera di GoldKnights, può essere rappresentata proprio dall’intenzione del team di riportare il videogiocatore ad assaporare le indimenticabili dinamiche ruolistiche fatte di corposi dialoghi, storyline non lineare e combattimenti intrisi di forza e potere, senza necessariamente invadere lo spazio di altri generi. E allora non resta altro che accogliere l’invito e buttarsi a capofitto nella scoperta di Wardenia, una Terra lontana e in pericolo.
The Last Oricru – Recensione
The Last…Name
Come suggerisce il titolo del gioco, The Last Oricru racconta la storia dell’ultimo Oricru appunto, il “Prescelto” incaricato di portare in salvo il popolo di Wardenia, minacciato dalla presenza dei ratti. L’alter ego che comanderemo dall’inizio alla fine dell’avventura sarà proprio quel messia tanto atteso dalla popolazione, un umano atterrato a Wardenia a seguito di un misterioso incidente, a cui hanno appoppiato il nome di “Silver”, fondamentalmente l’ultimo nickname rimasto a disposizione nel database di questa antica civiltà. Le prime battute di The Last Oricru, come in realtà l’intero sviluppo narrativo, consentiranno al videogiocatore di apprendere pezzo per pezzo il copione scritto dagli sceneggiatori, con il più classico dei tutorial nella fase iniziale e la necessaria presentazione dei comprimari che ruoteranno attorno alle vicende di Silver.
Nel pieno stile RPG, la scoperta del mondo di gioco avviene gradualmente, partendo dalla base dei Naboru, la popolazione che regna su Wardenia e che ha piegato alla propria volontà (e schiavitù) i Ratkin, i ratti umanizzati che minacciano di far cadere l’impero Naboru. In questo contesto di guerra civile giocherà un ruolo fondamentale anche un terzo gruppo bellicoso, sulla carta ancora più potente. Trattandosi di un titolo non lineare, le vicende raccontate in The Last Oricru verranno plasmate dalle singole decisioni che saremo chiamati a prendere, talvolta influenzate dai fatti (come il completamento di una quest in un modo particolare) ed altre a seconda delle linee di dialogo selezionate, in cui spesso sarà la curiosità del singolo a giocare un ruolo fondamentale (diverse missioni opzioni saranno infatti accessibili solo al completamento di alcune conversazioni). Il titolo GoldKnights gode quindi di un apprezzabile fattore rigiocabilità che, unito alla possibilità di girare per Wardenia con un amico, riesce ad assumere un ruolo importante nell’economia del titolo, così da consentire all’utente di prendere strade diverse nei successivi walkthrough, cambiando schieramento e, di conseguenza, alleati.
L’ennesimo immortale
D’altronde, pur non trovandoci di fronte al titolo più coinvolgente del mese, Wardenia si lascia scoprire con piacere grazie ad alcune trovate di design. Ritengo infatti apprezzabile la scelta di rappresentare i Naboru come una civiltà a forti tinte egiziane, nonché la stessa rappresentazione delle tre popolazioni risulta al di fuori dei classici schemi e calate in un contesto che ben amalgama antiche tradizioni al genere fantasy, con piccoli richiami sci-fi. Pur non essendo né troppo vasto né longevo, il titolo si fregia di una buona mappa di gioco, scoperta per mezzo di un incedere tutto sommato lineare, fatto salvo per la gestione delle dinamiche ruolistiche che consentono di personalizzare Silver nell’equipaggiamento, e che purtroppo ricade nell’ormai influenza soulslike, qui richiamata dalla possibilità di ritornare in vita dopo un KO e giustificata dalla particolare cintura che indossa il protagonista.
Fatta pace con questa – piuttosto inutile – meccanica di gioco, The Last Oricru scopre il suo vero difetto una volta imbracciate le armi, o le magie. Se da una parte il controllo del personaggio è tutto sommato accettabile seppur obsoleto in termini complessivi, è il combat system l’elemento meno riuscito, fatto di scontri molto simili tra loro in cui si dovrà essere particolarmente celeri nello schivare i colpi dei nemici e contrattaccare al momento giusto. Dopo 2-3 ore passate ad eseguire fendenti ci accorgeremo che i combattimenti contro le bestie di Wardenia non sorprenderanno mai, lasciando quel senso di incompiuto che danneggia inevitabilmente l’esperienza di gioco.




