È quasi inspiegabile il boom che ha coinvolto le opere di Lovecraft, non nuove a trasposizioni videoludiche ma certamente tornate prepotentemente alla ribalta di recente, senza particolari ragioni. Poco più di sei mesi fa faceva capolino su tutte le piattaforme current gen Call of Cthulhu senza ottenere grossi risultati, ed oggi torniamo nel mito più famoso dello scrittore grazie a The Sinking City, edito ancora da Focus Home ma sviluppato da Frogwares, famosa software house che ha già testimoniato la propria vicinanza alle opere letterarie grazie alla realizzazione di diversi 0Sherlock Holmes.

The Sinking City – Recensione

Una nuova terra maledetta

Chi ha già giocato Call of Cthulhu troverà in The Sinking City poche vere novità, nonostante il team di sviluppo sia diverso. L’avventura inizia nei sobborghi portuali di Oakmont, solita cittadina grigia con personaggi loschi e scontrosi che non accettano di buon occhio turisti e ficcanaso. Il protagonista della storia è, nemmeno a dirlo, un investigatore privato facile a visioni, Charles Winfield Reed, accolto da una figura misteriosa al porto che lo invita a farsi un giro per la città alla ricerca di informazioni sul caso. La comunità che fa da sfondo alle vicende è Oakmont, un agglomerato di vecchi edifici che rispecchia appieno la configurazione della città lovecraftiana, colpita da una maledizione che ha a che fare con acque nere e creature marine, riprese dai racconti più affascinanti di pescatori e marinai – di cui fa parte in senso ampio lo stesso Reed in qualità di ex componente della US Navy.

Rispetto alle precedenti produzioni Frogwares, The Sinking City ha la peculiarità di poter contare su un concetto di open world leggermente più ampio, che porta il videogiocatore ad esplorare i vari quartieri della città. Non è in assoluto una novità per il team di sviluppo, perché anche con la serie SH abbiamo avuto modo di usare mappa e spostamenti rapidi, ma in questo caso il tutto viene fruito tramite i comandi classici dei free roaming, dunque in modo meno lineare e più libero. Niente di sbalorditivo, comunque: è un passo in avanti per lo studio e per le produzioni future, ma non certamente per il genere. Analogo discorso per la piccola componente action di cui è dotato il gioco, fortunatamente limitata a pochissimi minuti rispetto alla longevità complessità del titolo. In The Sinking City avremo necessità di abbattere qualche mostro, frutto della maledizione che avvolge Oakmont, in scontri decisamente fatti mali sotto tutti i punti di vista, dal coinvolgimento per nulla efficace alla superficialissima realizzazione tecnica dello shooting system che non dà il giusto tributo al team di sviluppo.  

Esperimenti e realtà consolidata

Anche spostandoci sul lato investigativo, ovvero il fulcro del gioco, nessuna grande novità attende il giocatore più esperto. Il piano di recupero degli indizi e lo sviluppo delle deduzioni è molto simile all’impianto imbastito per l’ultimo Sherlock Holmes, ed è fatto di visioni, elementi nascosti e composizioni di scene che, in base all’interpretazione dell’utente, possono portare a una conclusione più o meno precisa dei fatti realmente accaduti. Da questo punto di vista vale la pena sottolineare l’esperienza del team di sviluppo, in grado di bilanciare a dovere la difficoltà delle deduzioni rispetto alla densità delle informazioni sparse sul luogo dell’indagine (e fuori, grazie a vari documenti recuperabili in giro). Per arrivare alla corretta valutazione della situazione è quindi necessario prendersi il giusto tempo, ficcanasare, portare a conclusione tutti i dialoghi in maniera non superficiale e fermarsi un po’ a riflettere sulle cause-effetto in gioco.

In termini realizzativi, l’ultima opera di Frogwares risulta ben al di sotto delle aspettative, e in media è una delle peggiori produzioni del famoso team di sviluppo, che nel corso della sua storia, pur dovendosi arrangiare con un budget limitato, è sempre riuscito a tirare fuori videogiochi convincenti anche sul piano tecnico. Non è il caso di The Sinking City però, che anche in virtù di una struttura più complessa che apre all’open world, si presenta al videogiocatore povero di dettagli, con scarse animazioni e con un forte riciclo di modelli tra NPC, oggetti generici e location. La mediocre realizzazione di queste ultime contribuisce alla netta difficoltà nel lasciarsi trasportare dalle atmosfere di Oakmont, che in realtà avrebbe più di uno spunto da offrire ai videogiocatori, forte degli elementi più comuni che contraddistinguono le opere di Lovecraft. Dal punto di vista audio la situazione migliora, grazie soprattutto al doppiaggio.

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VALUTAZIONE
7
Commento finale
Con The Sinking City, Frogwares ha dimostrato di arrancare fuori dalla sua zona di comfort, pur mostrando coraggio ed intraprendenza. L’opera resta interessante per tutti gli amanti degli investigativi e per chi ha già giocato, con piacere, titoli simili (come il già citato CoC) ma non va interpretata come un’evoluzione per il genere, quanto come un punto di partenza per tale scopo. Ci sarà ancora da lavorare e migliorare la qualità dell’open world e dell’impianto tecnico prima di poter raccogliere nuovi consensi. 
PRO
Storia interessante
Buon sistema investigativo
CONTRO
Fin troppo simile ad altre produzioni investigative e/o lovecraftiane

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