Tra i tanti open world che caratterizzano l’attuale panorama videoludico, Watch Dogs Legion è forse quello più caratteristico, innovativo ed attuale – seppur con la consueta libertà di immaginare un futuro forse nemmeno così lontano dal punto di vista tecnologico. Viviamo in un periodo in cui si urla al complotto praticamente per qualsiasi cosa, vengono messe in discussione verità assodate e la scienza deve fare i conti con dissidenti e negazionisti di ogni tipo. Un contesto così potrebbe già essere rappresentato in un videogame (sigh!) ed è qui che Watch Dogs Legion calza a pennello, con i suoi temi politici e culturali portati all’evidenza tramite espedienti narrativi e personaggi primari in grado di rappresentare in troppo bene alcune sfaccettature della nostra attualità.

Watch Dogs Legion – Recensione

Tutti o nessuno

Con le tante premesse e aspettative che Ubisoft ha avuto premura di ricucirci addosso con anticipazioni e video, accogliamo con piacere l’invito a muovere i primi passi nella Londra futuristica immaginata dalle scrivanie di Montreal del publisher, con la metropoli messa sottosopra e sconvolta un attacco terroristico assegnato alla DedSec. Ovviamente il movimento non c’entra nulla, anzi, funge come unico capro espiatorio per avere via libera sul dominio della capitale, ora in mano alla polizia privata guidata dallo spietato Nigel Cass. Come ci insegnano i precedenti capitoli della serie e le tante serie tv a tema, anche in Watch Dogs Legion l’obiettivo ed il risultato di un attacco così importante riguardano il controllo del territorio, con tutto ciò che ruota attorno: potere, corruzione, privazione della libertà, oppressione e violenza.

Ma se da una parte c’è l’organizzazione criminale che vince la battaglia con un colpo intelligente ed inaspettato, dall’altra c’è sempre il gruppo della resistenza, ora rappresentato da attivisti hacker perché i tempi narrati in Watch Dogs impongono una guerra di bit più che di proiettili – anche se questa strada sarà più che una semplice opzione. E se da una parte abbiamo il villain, a cui per il momento non possiamo fare a meno, dall’altra gli attivisti si muovono in gruppo, crescono con il reciproco sostegno e mettono in piedi attività di reclutamento per aumentare la portata e l’efficacia della resistenza.

È da qui che parte il nuovo concept lanciato da Legion per il DedSec, un gruppo organizzato che si muove in simbiosi in cui non esistono rappresentanti ma una comune convinzione di rivalsa contro il potere, nella speranza – che col nostro aiuto diventerà tentativo – di riportare la libertà tra le strade di Londra. Watch Dogs Legion parte da questi espedienti narrativi per giustificare l’assenza di un vero protagonista della storia, lanciando in mano all’utente una serie pressochè infinita di “protagonisti dalla vita breve”, alleati del DedSec – tra cui gente normalissima – che potremo reclutare dalla strada o seguendo le missioni. Il ventaglio di personaggi giocabili non è “pressochè infinito” come modo di dire, ma lo è realmente: sebbene si noti dopo decine di ore una certa equivalenza tra determinati profili, la struttura ludica di Legion permette davvero di poter controllare chiunque, restituendo l’impressione di avere tra le mani un prodotto qualitativamente notevole. Ogni personaggio controllabile è corredato da una serie di caratteristiche – di base e peculiari – su cui ragionare per decidere se includerlo o meno nel movimento, e non mancano neppure informazioni secondarie sulla storia di quel libero cittadino, per scoprire anche un po’ di dettagli extra che non fanno mai male.

Con queste premesse così importanti, che ci vede in grado di reclutare praticamente chiunque, è sottintesa anche la mole di tempo investita nel creare una crew ad uso e consumo del videogiocatore, magari composta da quei profili – ricercati con impegno tra le strade londinesi – che più si rifanno al modo di giocare di ciascuno. Watch Dogs Legion fa di tutto per accontentare chiunque, e ce n’è davvero tanta di carne al fuoco per condurre le missioni spaziando dallo stealth all’uso della forza bruta, fino al meticoloso mescolamento di skill per chi ama l’approccio ibrido. Ampio spazio, quindi, a droni di esplorazione, sistemi di hacking complessi per entrare nei circuiti di videosorveglienza, teste calde con cui fare casino e via così, alternando profili bilanciati – in genere quelli reclutati dalla strada – ad attivisti specialisti – spesso recuperati da altre missioni. Dato che il concetto di protagonista viene meno in questo capitolo, Ubisoft ha anche ben pensato di lasciare all’utente la possibilità di attivare la permadeath per ciascun recluta, con l’ovvia necessità di dover trovare altri alleati nel caso in cui qualcuno ci lasci le penne. L’opzione è consigliata per tanti motivi, un po’ per avere modo di esplorare le potenzialità del titolo da questo punto di vista, un po’ per restituire quel senso di “vite sacrificate per la causa” e di un gruppo di resistenza che non demorde mai e che non è capitanato da nessuno – a parte qualche personaggio canonico che contribuisce alla credibilità del copione.

La forza del gruppo

Al netto dell’evidente tasso di sfida che caratterizza un sistema ludico come quello appena descritto, Watch Dogs Legion paga inevitabilmente più di un riciclo tecnico e poligonale, oltre ai classici difetti che si porta dietro in qualità di open world nudo e crudo. In sostanza, più aumenterà il feeling col gioco, più vi si pareranno davanti una serie di elementi già visti, che vanno dalle location utilizzate per le missioni, agli obiettivi stessi delle quest, passando ovviamente per i modelli e le caratteristiche degli attivisti, che per forza di cosa tendono a ripresentarsi dopo un po’. Insomma, l’apparente libertà, profondità e grandezza di Watch Dogs Legion tende a mostrarsi più ristretta a causa di limiti tecnici ed architetturali, ma d’altro canto era anche semplice aspettarselo. Ci si aspettava meno, invece, la possibilità di mettere su un gruppo di attivisti cross-funzionali multidisciplinari, in grado di saper far tutto e cancellare i vantaggi portati dai profili specializzati.

In soldoni, accumulando esperienza sarà possibile attivare determinate skill a beneficio dell’intero gruppo che renderanno inutile o quasi il reclutamento di alcune tipologie di attivisti, permettendo al videogiocatore, di conseguenza, di mettere su una squadra in grado di cavarsela in qualsiasi circostanza. Purtroppo, ciò va a sottrarre un po’ di coinvolgimento e ad abbassare la credibilità dei principi esposti all’inizio, per i quali conta più il “noi” che l’”io”, con il conseguente decadimento della figura del protagonista. Alla stregua della semplicità nella progressione del personaggio, va detto che Watch Dogs Legion non fa poi molto per mettere i bastoni tra le ruote, specie per l’approccio stealth – indubbiamente quello promosso dalla produzione. Al netto di qualche missione evidentemente un po’ pilotata, che ci spingerà ad usare determinati profili per superare meglio le difficoltà emerse durante il briefing, l’IA che muove gli avversari tende ad essere indulgente quando si sceglie l’approccio silenzioso, ed un po’ troppo casinista e preparata quando, al contrario, si spinge per lo shooting.

A parte ciò, il level design delle missioni e della mappa in generale risulta davvero soddisfacente, come anche l’impianto tecnico ed in particolare le scene di intermezzo e la realizzazione dei modelli poligonali principali. Al contrario, ma con tutte le giustificazioni del caso, i modelli degli attivisti e le animazioni non risultano al top, pur raggiungendo un buon livello complessivo. Pulizia delle texture, ottima illuminazione e tantissime chicche, rendono Watch Dogs Legion un titolo gradevole anche per il semplice piacere di andare a zonzo a fare un po’ di danni, complice l’ottimo coinvolgimento restituito dalla metropoli, che nel frattempo vive, subisce e reagisce agli eventi scaturiti dalla storyline.

Ulteriori informazioni

Per rimanere aggiornato sulle ultime novità, continua a seguire la rete Social di Nextgentech.it, tramite la pagina Facebook.

CONDIVIDI SU:Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter

VALUTAZIONE
8
Commento finale
All’alba di una nuova generazione, Ubisoft ha fatto capire di voler rischiare. Con Watch Dogs Legion si comincia a riportare un nuovo concept di gioco, un approccio innovativo ed interessante ad una formula di gioco come quella degli open world che sta iniziando ad invecchiare. L’idea di ragionare come un gruppo di protagonisti anziché come insieme di persone che seguono un’unica testa pensante funziona e sta in piedi da solo, specie in un contesto narrativo come quello di Legion. Tendere la mano ad alcuni compromessi è richiesto, così come chiudere un occhio verso alcune meccaniche che potevano essere migliori, ma per il prosieguo della saga questo nuovo capitolo segna un punto di non ritorno tanto piacevole quanto, forse, insperato.
PRO
Diverso e caratteristico
Tanta libertà di azione
Realizzato con cura
CONTRO
Qualche riciclo di modelli e missioni
Le missioni a volte non lasciano troppe scelte

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.