Dinamico, crudo, appassionante e…così giapponese. L’inconfondibile Yakuza torna ad allietare i fan europei con una nuova iterazione, arriva con un anno di ritardo rispetto alla versione orientale e non vuol sentir parlare di rivoluzioni. Per il suo sviluppo travagliato e per la natura in sé del titolo, Yakuza 0 è un’opera che per tanti motivi abbiamo rischiato di non vedere mai, divenuta realtà praticamente grazie all’amore dei fan più accaniti – e sono tantissimi. Un nuovo capitolo, per la precisione un prologo, che non si lascia scoraggiare dalla concorrenza e dal passare del tempo: benvenuti al “come tutto ebbe inizio”.

Yakuza 0 – Recensione

“I soldi possono comprare la felicità”

Yakuza 0 non apporta grandi novità al modello narrativo della serie. Il titolo SEGA si presenta fin da subito ricco di scene di intermezzo e dialoghi, sequenze scriptate e non che permettono al videogiocatore di approfondire il profilo caratteriale di ciascun personaggio. L’abilità del team di sviluppo nel presentare le figure che dominano il capitolo è fuori discussione, e mai come in Yakuza 0 si ha la netta impressione di come la sceneggiatura, la pianificazione e ogni singola scena siano stati ponderati per creare un amalgama credibile e mai banale.

Come detto, Yakuza 0 rappresenta il prequel dell’intera sega, ed ha come protagonisti Kazuma Kiryu e Majima Goro alle prime armi – si fa per dire – all’interno della grande famiglia della mafia giapponese. Così simili per certi aspetti, agli antipodi per altri, i due personaggi mostreranno reazioni e comportamenti del tutto in linea con il contesto che si trovano ad affrontare, pur senza allontanarsi dallo stile inconfondibile della serie e da ciò che, in linea di massima, contraddistingue la cultura e la pellicola giapponese. Il dramma vissuto dai due entra di prepotenza nel nostro giocato, si fa largo tra le perplessità di un gameplay che non vuole cambiare e ci investe senza pietà, trascinandoci verso il prossimo capitolo, e poi quello seguente ancora, con foga e passione.

Il risultato di questo straordinario incedere verso i titoli di coda mi ricorda poche altre produzioni, elevando Yakuza 0, per me, ad uno dei migliori titoli per cominciare alla grande il 2017, perlomeno dal punto di vista della sceneggiatura. Se è vero che i soldi non possono comprare la felicità – anche se a Kabukicho non la pensano così – dalle parti di SEGA il problema è stato affrontato alla radice, proponendo una storia cui attimi felici si riescono a contare sulle dita di una mano. Ma d’altronde, chi mai si aspetterebbe luce e sprazzi di spensieratezza dalla criminalità organizzata giapponese?

Colpi ad alta deviazione

Il sistema di gioco di Yakuza 0 non presenta novità sostanziali, e ciò è un bene tanto per i fan della serie quanto per l’identità della stessa, capace di rimanere immutata nel corso degli anni nonostante la tendenza ai reboot. L’opera di SEGA, quindi, ripercorre le strade più sicure e le meccaniche già conosciute, focalizzando l’attenzione su un mezzo open world ricco di mazzate e colpi bassi. La novità del titolo sta nel triplice stile di combattimento che è possibile adottare durante gli scontri; si tratta di un trio di modalità offensive leggermente differente per i due personaggi. Entrambi accomunati da uno stile di combattimento piuttosto bilanciato che premia tanto i colpi rapidi quanto la potenza, Kiryu e Goro avranno poi a disposizione altri 2 stili offensivi caratteristici, che permetteranno al videogiocatore di usufruire degli elementi all’interno dello scenario o di armi bianche da utilizzare senza misura.

L’approccio al combattimento dovrà variare per necessità e stile di gioco in base al nemico affrontato, costringendo l’utente ad esplorare e provare nuove combo, testandone l’efficacia in base alle varie situazioni. Questo stratagemma si fonda sulla diversità dei pattern di attacco dei nemici incontrati durante la storia: alcuni tenderanno ad attaccare in gruppo accerchiando il protagonista, altri colpiranno ferocemente con estrema potenza, altri ancora rimarranno sulla difensiva costringendoci ad aprire le loro difese. Dopo un paio di ore di gioco, quindi, l’imprevedibilità dei nemici ci costringe a cambiare in tempo reale lo stile di combattimento e analizzare i vari alberi di crescita a disposizione, uno per ogni modalità d’attacco. Per progredire nella crescita del personaggio torneranno utili vagonate di Yen – con buona pace dei punti esperienza – da acquisire dopo ogni combattimento. La quantità di denaro guadagnato varia in base allo stile adottato, spronando il videogiocatore a completare combo elaborate e mischiare diversi stili di combattimento. Largo, allora, ad un mix di abilità più creativo e variopinto per allontanare la monotonia degli scontri tra i vicoli di Tokyo ed Osaka, facilitando la crescita e aumentando gli introiti senza mai rischiare di annoiarsi.

Nella sua semplicità, Yakuza 0 pone pochi limiti alla fantasia e scorre deciso capitolo dopo capitolo, così per decine di ore – impossibile, a proposito, definire la longevità in maniera precisa, ma siamo ad altissimi livelli. La storia principale è ovviamente coadiuvata da un set di attività secondarie ed eventi sparsi per la mappa, tra minigame, quest di raccolta e consegna e piccoli schemi manageriali che portano i due protagonisti ad aumentare i propri introiti. Gli Yen guadagnati tra combattimenti ed esercizi commerciali potranno essere sfruttati anche per migliorare l’inventario, ma il consiglio è di affrontare il gioco con parsimonia, lasciando gli acquisti verso la fine della campagna.

Nella terra di mezzo

Rilasciato nel 2015 in Giappone su Playstation 3, Yakuza 0 ha inevitabilmente ereditato, almeno in parte, la struttura tecnica e grafica della vecchia generazione, portandosi dietro una generale piattezza in termini di texture ed illuminazione. A prima vista, il lavoro svolto da SEGA è comunque ottimo e non si lascia intimorire dalla feroce concorrenza, perlomeno per ciò che concerne il design degli ambienti ed il livello di dettaglio. I quartieri di Kamurocho e Sotenbori, rispettivamente elaborazioni videoludiche e in parte riviste di Kabukicho, Tokyo, e Dotonbori, Osaka, brillano per elementi di contorno e meticolosità in grado di trasportare l’utente nelle atmosfere dell’Oriente di fine Novecento, già ricche dell’inconfondibile mix di colori e caos tipicamente giapponese.

L’evidente limite imposto alle dimensioni della mappa, con muri invisibili a delimitare lo spazio a disposizione, ha permesso al team di sviluppo di lavorare egregiamente in scala ridotta ed in particolare sui filmati di intermezzo, numerosi e realizzati con estrema cura. In particolare, tra il doppiaggio e le animazioni – facciali e non – Yakuza 0 costruisce le sue fortune sulla già citata caratterizzazione dei personaggi, profonda e ben definita, spingendo l’utente a lasciarsi guidare verso gli eventi senza star troppo a curarsi del framerate o delle compenetrazioni poligonali. Per quanto mi riguarda, mettere tutti d’accordo sulla qualità del titolo e vincere la battaglia delle risoluzioni e dei fps è proprio ciò che definisco successo. E Yakuza 0 questa battaglia l’ha vinta appieno. A margine dell’analisi tecnica, se la colonna sonora contribuisce egregiamente a rendere vivide ed appassionanti le scene di intermezzo – anche quelle più pesanti e caratteristiche – rimane un po’ l’amaro in bocca per l’assenza dei sottotitoli in italiano, inizialmente previsti, ma non disponibili nella versione finale del gioco.

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VALUTAZIONE
8,5
Commento finale
L’attesa è stata ripagata nel migliore dei modi, e probabilmente da questo momento in poi la strada per i nuovi capitoli della serie sarà tutta in discesa. Yakuza 0 non stravolge l’impianto di gioco, conserva e sfrutta consapevolmente i principi della saga e propone una storia che rispetta il livello di qualità dei precedenti capitoli. Anche se a tecnicamente soffre un po’ i limiti della vecchia generazione, imposti dal processo di sviluppo cross-gen, dopo un paio di calci e pugni i difetti grafici passeranno inevitabilmente in secondo piano in favore degli intrecci narrativi e dell’ottima regia. E non lasciatevi spaventare dall’assenza dei sottotitoli in italiano.
PRO
Ottima sceneggiatura
Molto longevo
Poche novità, ma buone
CONTRO
Qualche problema tecnico

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