A distanza di 2 anni dall’ultimo capitolo in ordine di pubblicazione della serie Yakuza, SEGA torna a proporci una nuova importante storia dell’appassionante filone narrativo dedicato a Kazuma Kiryu, e forse questa sarà l’ultima volta che avremo il piacere di controllare il Drago di Dojima. Non è stato certamente facile per SEGA lanciare Yakuza 6 con aspettative così alte, ma il risultato non delude: The Song of Life segna, infatti, il termine dell’avventura con Kazuma attraverso un epilogo all’altezza dell’iconico personaggio targato Toshihiro Nagoshi.

Yakuza 6: The Song of Life – Recensione

Ordinaria amministrazione

Appare fin dal lungo prologo l’intenzione di SEGA di dedicare a Kiryu il ruolo di assoluto protagonista di Yakuza 6. Tutti i personaggi carismatici incontrati durante la saga sono infatti rilegati a ruoli marginali, registrando addirittura clamorose assenze per buona parte del cast che ha contribuito al successo della saga. The Song of Life, titolo così poetico e in linea con le intenzioni del capitolo, propone quindi un’escalation di eventi interamente plasmata sull’intrigante Drago di Dojima partendo dall’epilogo di Yakuza 5. Il fulcro delle vicende narrate in Yakuza 6, oltre al consueto rapporto con la criminalità organizzata locale, attinge a piene mani dal legame tra Haruka e Kiryu passando per Haruto, il figlio dell’ex idol, e sbracciando continuamente tra i guai giudiziari di cui siamo stati partecipi in passato. Il lungo incipit dell’avventura tiene conto proprio di questi fattori, prende il tempo che merita un capitolo così importante e crea i vari intrecci narrativi che torneranno utili durante le diverse ore di gioco. Ai titoli di coda restano davvero pochi punti amari sulle vicende, in particolare in merito ad alcuni personaggi secondari che non hanno avuto la giusta rilevanza e per cui gli intrecci narrativi restano appesi.

Giornate (quasi) tranquille

Chi già conosce la serie non avrà difficoltà nell’approcciare il gioco. Yakuza 6 non si discosta da quanto già apprezzato nei capitoli precedenti e, forte di una maggiore fluidità nell’ingaggiare i combattimenti, propone un combat system dinamico e coinvolgente fatto di colpi veloci, potenti e combo on the street degne delle migliori pellicole cinematografiche dedicate alle azzuffate. Le motivazioni che fanno da sfondo agli scontri sono le solite, tra guai con la mafia locale e svolte personali che si scontrano con la sfera sociale di Kiryu, che molto spesso lo porteranno verso decisioni difficili e impreviste. Tuttavia, sebbene l’introduzione di un nuovo motore grafico abbia portato con sè maggiore potenza e un netto miglioramento nella fruizione dei contenuti, Yakuza 6 segna uno stranissimo passo indietro in termini di abilità e tecniche disponibili durante i combattimenti. Le skill di Kiryu infatti sono numericamente inferiori rispetto a quelle apprezzate in Yakuza 0 a causa dell’unico stile di combattimento previsto per il protagonista, una sorta di “all-in-one” che non rende giustizia all’evoluzione suggerita dallo spin-off. Di conseguenza, oltre alle varie combinazioni di combo disponibili e all’acquisto di specifiche abilità nella progressione del personaggio, l’unica vera variabile interessante di tutto il combat system è l’Heat Mode, di fatto la modalità “rage” con cui Kiryu può fare più danni e non subirne alcuno.

Yakuza 6 sviluppa la main story in due mappe, di cui una già conosciuta ai più, ovvero la rivisitazione SEGA di Kabukicho di Shinjuku, quartiere a luci rosse che fa da sfondo ad ogni capitolo della serie. La seconda location invece, Onomichi, è una frazione di Hiroshima inedita per la serie, un insieme di vicoli e negozietti decisamente più tranquillo sulle sponde dell’oceano. Oltre ad opposte considerazioni di level design, le mappe differiscono anche in termini di intrattenimento extra. Kamurocho e Onomichi, infatti, come da tradizione offrono una serie di attività secondarie che spaziano dalle sale giochi all’entertainment più spinto, con tanto di live chat con le due pornostar giapponesi Yua Mikami e Anri Okita. Oltre ai minigame da sala giochi, però, Yakuza 6 mette a disposizione attività più rilassate che vanno dalla pesca a due gestionali: uno dedicato all’allestimento e alla gestione di una squadra di baseball, e l’altro di stampo bellico. Quest’ultimo, Clan Creator, provando a seguire le orme di Gwent si spinge addirittura verso una struttura online in grado di ospitare partite in multiplayer. Anche se rispetto ai moderni free roaming le due cittadine proposte in Yakuza 6 non hanno molto da far vedere o con cui interagire, il rapporto tra la grandezza delle mappe e il numero di attività secondarie premia il lavoro dei developer, capaci di concentrare in pochi ma ragionati spazi un po’ tutto ciò che ha da offrire il titolo, senza aree inutili e prive di punti di interesse.

Potere al Drago

Con Yakuza 6, SEGA conferma l’incredibile maestria nella realizzazione delle scene di intermezzo. In questo capitolo in particolare, contraddistinto da un alto numero di filmati realizzati col motore grafico, si riesce ad apprezzare appieno la meticolosità e la cura tenuta per i dettagli, sia per quanto riguarda i modelli poligonali che per le location. Va detto che per l’occasione il team di sviluppo ha sfruttato il nuovo motore Dragon Engine, con cui è stato possibile plasmare ogni espressione del viso e tutti i dettagli dei personaggi, rendendo verosimile anche il labiale. Non a caso i primi piani si sprecano, e con merito: c’è da rimanere a bocca aperta nel vedere certe scene, come le reazioni dei personaggi che mettono in luce la maestria artistica e recitativa attraverso la riproduzione fedele dei movimenti del corpo e del viso, il tutto coadiuvato dalla vena recitativa degli attori più famosi della TV giapponese. Le animazioni fluide e il background costituito da texture curatissime completano un quadretto tecnico ai livelli – e per certi versi superiore – di molti tripla A del genere, trovando la stessa qualità anche nel puro giocato, dove ombre, illuminazione e pulizia delle texture si fondono con ottimi risultati. Rispetto agli altri capitoli, poi, col Dragon Engine SEGA è riuscita a garantire più realismo e fluidità ai movimenti del protagonista, riducendo al minimo il numero di caricamenti tra mappa e missioni. Il lavoro in termini di regia si sposa egregiamente con quanto proposto in ambito audio, con una buona tracklist in grado di tracciare bene l’evolversi delle vicende, e un doppiaggio in lingua inglese di alto spessore.

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VALUTAZIONE
8,0
Commento finale
Yakuza 6 conclude degnamente la splendida storia di Kazuma Kiryu, mettendo da parte qualche vicenda secondaria per concentrare l’attenzione sul suo protagonista. Strano giustificare il mezzo passo indietro in termini di combat system, fin troppo semplificato rispetto all’ottimo step evolutivo portato da Yakuza 0. Nulla da dire invece per ciò che concerne il sistema free roaming: seppur limitato a un insieme ben definito di attività, le due mappe sono dense di contenuti e intelligenti, pensate per limitare la dispersione. La regia e la realizzazione dei numerosi e lunghi filmati, infine, innalzano tantissimo non solo il livello di qualità, ma anche il grado di coinvolgimento dell’utente verso l’evolversi degli eventi.
PRO
Splendide scene di intermezzo
Mappe piccole ma ragionate
Tanti contenuti
CONTRO
Combat System poco avvolgente

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