Grazie ai porting su PC e agli ultimi remake, per la serie Yakuza è finalmente arrivata la consacrazione anche in Europa, continente in cui le vicende nipponiche pubblicate da SEGA non sono mai riuscite ad arrivare in vetta alle classifiche, oscurate da open world ben più conosciute in occidente. Bisogna dire che a frenare l’entusiasmo e la curiosità attorno alla serie, perlomeno nel Belpaese, ci ha pensato anche la totale assenza del supporto alla lingua italiana, che faranno capolino per la prima volta nella saga propria con Yakuza Like a Dragon. Questa inedita e splendida novità va quasi a braccetto con un sostanziale cambio di rotta per la serie, affidata nuovamente al team Ryu Ga Gotoku, già autore dell’ottimo Yakuza 0.

Yakuza Like a Dragon – Recensione

Non c’è più riconoscenza

Like a Dragon dimostra da subito di essere più di una semplice iterazione per la serie. Lo dimostra la rinuncia al numero progressivo (sarebbe stato il settimo, ufficialmente) e soprattutto il cambio di protagonista che dopo 6 avventure, appunto, vede lasciare in disparte Kiryu Kazuma in favore di un mezzo nerd pazzoide ma ingenuo, un certo Ichiban Kasuga, che impareremo subito ad amare. Inutile dire che un cambio al vertice della trama sarebbe stato giustificato solo in presenza di tratti caratteriali molto distinti tra le due figure, ed infatti è proprio così: Ichiban – per gli amici, Ichi – è un personaggio molto più estroverso e bizzarro rispetto all’equilibrato Kiryu, sebbene entrambi possiedano principi e valori simili e condivisi.

A parte la doverosa premessa, Ichi non ci metterà poi molto a convincervi anche grazie alla piega che prenderanno gli eventi già dalle prime ore di Yakuza Like a Dragon. In breve, Ichiban capirà quanto sia rischioso fidarsi delle persone, specie se appartenenti a clan mafiosi, nonostante gratitudine e gradimento del caso. Lo scoprirà sulla propria pelle, quando Arakawa gli volterà le spalle nonostante anni di amicizia e un forte sacrificio compiuto da Ichiban stesso. Dove spettavano gratitudine e riconoscenza, dunque, Ichiban vedrà arrivarsi una pallottola, scampando alla morte solo grazie a Kasuga, uno dei comprimari dell’arco narrativo di Like a Dragon. Comincia con una delusione, dunque, l’avventura di Ichiban in Yakuza, che lo vedrà protagonista per oltre 40 ore di storia principale più almeno altrettante per le varie attività secondarie, con l’aiuto di altri 2 personaggi di spicco oltre al già citato Kasuga: Adachi e Saeko. Scenario degli eventi Ijincho, quartiere periferico di Yokohama che mostrerà con assoluto rilievo lo spaccato sociale che divide ricchezza e povertà, gli abbienti da chi vive di stenti.

Uno alla volta…ce n’è per tutti!

Tra le componenti inedite introdotte con Yakuza Like a Dragon c’è anche una forte variazione al combat system, che adesso si appoggia su un sistema a turni tipico dei GDR. Questa formula, così come vengono presentati anche i combattimenti, ricorda molto da vicino South Park. Così come nell’opera Ubisoft, infatti, oltre a combattimenti occasionali tra le strade della città e la già citata turnazione dei cazzotti, in Like a Dragon fa capolino anche l’estrema fantasia di Ichiban, che da buon nerd ed amante dei giochi di ruolo, rivisita a sua creatività ogni nemico. In sostanza, imbattendoci in un gruppo di avversari da stendere, Ichiban li tramuterà in piccoli boss da sconfiggere, ciascuno con proprie abilità e caratterizzazioni, come se stesse vivendo all’interno di un GDR, appunto. È qui che ritroviamo, quindi, cutscene surreali e personaggi stravaganti, da papponi a ubriaconi con superpoteri, in virtù da un’astrazione della realtà che viaggia nella fantasia nel protagonista e rende il tutto divertente e piacevole nonché molto variopinto e stravagante.

Insomma, nonostante la ripetitività e la frequenza dei combattimenti possa far storcere un po’ il naso, con questa trovata Ryu Ga Gotoku ha aumentato le chance di ricevere apprezzamenti per la scelta anche da parte dei meno avvezzi ai cambiamenti, giustificando la notevole presenza di abilità e caratterizzazioni dei personaggi. Inutile dire che in un titolo dalla portata simile, anche il sistema di progressione non è stato messo in un angolo, anzi, ha subito profondi cambiamenti giustificati dalla trama. Tanto il protagonista quanto i suoi compagni al seguito (per un party da 4) disporranno di precise abilità da utilizzare in combattimento, che viaggiano sui binari del carattere, professione e impieghi di ciascuno. In particolare, se per evolvere le abilità di Ichiban sarà necessario affrontare missioni ed incarichi extra, per i compagni tornerà molto utile costruire un buon grado di amicizia, interagendo spesso tanto al bar di riferimento, quanto con conversazioni opzionali.

Oltre ai combattimenti occasionali con gruppi di nemici standard, Ichiban e la sua cricca si troveranno di fronte anche diverse boss fight, che serviranno come banco di prova per tutta l’esperienza accumulata fino a quel momento. Fortunatamente, grazie alla notevole varietà dei nemici, alla fervida immaginazione di Ichi, ai lavori ed alle cutscene memorabili, Yakuza Like a Dragon riesce a mitigare anche i difetti del combat system, principalmente legati alle limitazioni delle abilità/impieghi (tante, ma molte delle quali poco efficaci), dei dungeon e delle stesse boss fight, non particolarmente esaltanti. Tra le note positive, però, c’è da menzionare l’ottima regia che lega gli eventi narrativi con gli scontri più giustificati, e che ci vedranno tirare calci e pugni in un’ottima alternanza di eventi non soltanto divertenti e fantasiosi, ma anche molto energici, profondi e talvolta carichi di tristezza e sconforto, che ci porteranno ai titoli di coda pienamente soddisfatti dell’esperienza ludica vissuta.

Ijincho tutta da vivere

Da sempre noto per la mole di contenuti secondari, Yakuza eleva ancora di più il concetto di free roaming in Like a Dragon, permettendo al videogiocatore di dilettarsi in decine di attività extra. Ichiban potrà fare quasi tutti ciò che vuole, dagli arcade nelle sale giochi – marchio di fabbrica – ad un ventaglio inedito di task che ci vedranno impegnati tra i vicoli di Ijincho a raccogliere spazzatura o partecipare a gare clandestine, passando per la gestione dell’attività di cui Ichi ne è proprietario. Oltre ad altre dozzine di mini attività, alcune nuove, potremo chiaramente spostarci verso il punto d’interesse per il crafting o potenziare le abilità del protagonista attraverso i progressi in quasi tutte le sfaccettature di “vita vissuta”. Ciò che sorprende è l’ottima amalgama tra questi contenuti e la storia principale, in quanto il tutto appare giustificato e quasi naturale, complice anche la caratterizzazione dei personaggi che presentano le attività opzionali.

Al netto di quanto c’è da fare nei compiti cittadini, in Like a Dragon esiste anche un buon parco di vere e proprie missioni secondarie con intrecci di trame tutti da scoprire, e spesso sopra le righe. Insomma, anche da questo punto di vista l’opera Ryu Ga Gotoku impressiona per cura, dettagli e soprattutto profondità, rendendo questo nuovo reboot la massima espressione del “fai ciò che vuoi e goditi il gioco” che accontenterà ogni genere di completista e non.

Tutto ciò fa di Ijincho l’ambientazione più densa di contenuti dell’intera produzione, ma anche la più curata, e si porta al pari delle altre iterazioni per qualità ed interesse complessivi. All’alba della nuova generazione, il Dragon Engine si impone soprattutto per il marchio di fabbrica della serie, ovvero l’espressività dei personaggi durante le impressionanti cutscene. D’altronde la produzione sa di essere al vertice da questo punto di vista, calcando anche la mano in termini di quantità e durata delle singole scene d’intermezzo che, vista la qualità complessiva, portano sempre valore aggiunto al racconto. Di altre luci brilla invece Ijincho. Anche in questo caso, come da tradizione, l’ambientazione raggiunge ottime vette tecniche non tanto per la qualità dei singoli elementi a schermo, quanto per la ricchezza e la densità degli stessi. Ogni vicolo è particolare e possiede proprie caratteristiche che non vedremo altrove; così l’attenzione per i dettagli risalta determinati scorci e panorami del quartiere, passando ovviamente per quanto di buono si vede nelle scene filmate. Il framerate, che non si discosta dai 30 FPS nemmeno durante le scene più concitate, rappresenta una garanzia per godere dell’esperienza nel migliore dei modi, in attesa di scoprire quanto saprà proporre il Dragon Engine con i mezzi più potenti a disposizione delle nuove console. Infine, da segnalare, come detto in apertura, la presenza dei sottotitoli in italiano.

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
Yakuza Like a Dragon non tradisce le aspettative, configurandosi come un free roaming unico nel suo genere, che per certi versi ribalta anche la tradizione della serie. Di certo, se Like a Dragon ha poco a che fare con le precedenti iterazioni della saga, anche volgendo lo sguardo alle altre produzioni si faticano a trovare elementi in comune. Con un nuovo protagonista e un racconto che talvolta si mostra sopra le righe, altre volte rimane perfettamente ancorato alla realtà, Ryu Ga Gotoku ci porta a vivere uno spaccato sociale del Giappone che saprà entrare nel cuore di tutti, pur rinunciando allo storico Kiryu Kazuma e abbracciando non soltanto un nuovo eroe, ma anche una diversa ambientazione e un combat system rivisto completamente nelle sue radici.
PRO
Tanto coraggio nel cambiare, per ottimi risultati raggiunti
Tutte le novità sono convincenti
Ottimo comparto grafico
CONTRO
Il combat system a turni potrebbe non piacere a tutti
Per quanto divertenti, i combattimenti rischiano di soffrire di ripetitività

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