Ci sono tastiere che provi e dopo cinque minuti hai già capito tutto. Questa non è una di quelle: la ASUS ROG Falchion Ace 75 HE mi ha messo davanti a scelte di design che, tra tutte quelle possibili, non sono sicuro siano le più intelligenti.

ASUS ROG Falchion Ace 75 HE – Recensione

Una 75% che vuole distinguersi, e in parte ci riesce

Partiamo dal nome, che dice già parecchio. Il numero indica il layout: siamo davanti a una tastiera compatta, senza tastierino numerico e con i tasti direzionali incorporati nel blocco principale, senza spazi vuoti a separarli dal resto. La sigla HE sta invece per Hall Effect, cioè tecnologia magnetica: lo si intuisce dalle impostazioni software, ma soprattutto lo si sente, perché il suono che produce ogni pressione è insolitamente pieno per una periferica di queste dimensioni.

La Falchion Ace 75 HE è prodotta da ASUS sotto il marchio ROG (Republic of Gamers) ed è pensata per un pubblico competitivo, quello che gioca a sparatutto online e cerca tempi di risposta minimi. ASUS la propone in tre colorazioni, nera come quella che ho provato io, bianca con dettagli grigi e rossa con finiture scure, a un prezzo di listino di circa 240 euro. Nella confezione trovi una custodia rigida per il trasporto, il cavo intrecciato, l’attrezzo per rimuovere i tasti e un piccolo controller extra incluso nella dotazione.

Ghiera, barra touch e quel tasto multifunzione che non parla con nessuno

Il design è dove la tastiera mi ha convinto di meno, e vale la pena spiegare perché. Sul bordo superiore trovi un tasto multifunzione, una ghiera e un piccolo interruttore che attiva o disattiva il rapid trigger (la funzione che scatta il segnale del tasto già durante il movimento, senza aspettare il fondo corsa).

Verrebbe naturale pensare che il tasto serva a scegliere cosa regolare e la ghiera a regolarlo. Non è così: i due controlli non comunicano tra loro e lavorano in modo completamente separato. Il tasto multifunzione richiama volume, riproduzione multimediale, luminosità e un’assegnazione personalizzata, ma per modificare il valore devi scorrere il dito su una barra soft touch, con un indicatore luminoso che si muove in tempo reale sul frontale. La ghiera, invece, regola solo la sensibilità magnetica, quindi punto di attuazione e rapid trigger.

Sulla carta è un’idea originale. Nella pratica, dopo qualche giorno, resta un gesto poco intuitivo: per alzare il volume devo ricordarmi la direzione giusta dello swipe, e sbaglio più spesso di quanto vorrei ammettere. Una rotellina fisica avrebbe risolto tutto senza bisogno di pensarci. Avrei semplicemente scambiato le due funzioni, lasciando la barra touch per la sensibilità (dove un tocco impreciso pesa meno) e la ghiera per volume e multimedia, cioè i comandi che uso senza guardare.

La configurazione passa dal software Gear Link, accessibile via browser senza installare nulla: basta autorizzare l’accesso al dispositivo e sei operativo. Tutte le funzioni sono organizzate a schede, e qui la tastiera magnetica mostra il suo vero potenziale.

Il Dynamic Keystroke permette di assegnare fino a quattro comandi diversi allo stesso tasto in base a quanto lo premi: dopo il punto di attuazione, a fondo corsa, durante il rilascio e dopo il rilascio completo. In pratica puoi mettere corsa e camminata sullo stesso tasto, passando dall’uno all’altro solo cambiando la pressione, senza premere due tasti diversi. Il Mod-Tap fa qualcosa di simile ma basandosi sul tempo di pressione invece che sulla forza.

Ci sono poi il trigger per il fuoco rapido, le rimappature verso funzioni Windows, mouse e multimedia, la creazione di macro e, sul fronte più prettamente competitivo, lo Speed Tap, che è la versione ASUS dell’SOCD (in caso di due tasti opposti premuti insieme, dà priorità all’ultimo). Tutte queste funzioni si possono duplicare su un secondo livello richiamabile con il tasto FN, raddoppiando di fatto i comandi disponibili. Il vero difetto del software è la scarsità di spiegazioni in-app: chi non ha mai usato una tastiera magnetica rischia di perdersi tra le voci senza capire davvero a cosa servano.

Switch HFX, hot-swap e quel suono che non ti aspetti

Sotto i tasti trovi gli switch proprietari ROG HFX V2, sostituibili a caldo (senza dissaldare nulla) con la variante V2X, più leggera e quindi meno faticosa da premere a parità di corsa. La corsa totale è di 3,5 millimetri, con attuazione regolabile a partire da 0,1 millimetri: numeri che si traducono in una reattività molto elevata, coerente con l’uso competitivo per cui la tastiera è pensata.

La scocca è solida nonostante le dimensioni ridotte, con piedini regolabili su due livelli di inclinazione. Il merito del suono pieno di cui parlavo prima va ai cinque strati di materiale smorzante interni, due in poron e tre in silicone, che riducono la risonanza metallica tipica di molte tastiere compatte. Il polling rate elevato garantisce inoltre tempi di risposta minimi anche nelle situazioni più concitate online.

Alla fine, resta una tastiera con più luci che ombre

Difficile essere netti su questa Falchion Ace 75 HE. Da un lato hai una tastiera compatta, robusta, personalizzabile in modo quasi eccessivo e con un sound che raramente ho sentito su periferiche di queste dimensioni. Dall’altro, un design dei controlli fisici che sembra pensato più per stupire in una foto prodotto che per essere usato ogni giorno. Il tasto Copilot dedicato, poi, lo trovo francamente superfluo e avrei preferito vederlo sostituito da qualcosa di più utile o rimosso del tutto.

Resta comunque una periferica solida, che fa bene le cose per cui è pensata: velocità, precisione e affidabilità nell’uso competitivo, con un margine di personalizzazione tra i più ampi visti su una tastiera di questa fascia.