Settantadue ore di riproduzione continua. Non è una specifica che si trova spesso su una cuffia wireless, e quando appare sulla scheda tecnica di un prodotto che costa meno di un pranzo in un ristorante decente, la reazione naturale è lo scetticismo. Il problema è che l’A70 originale aveva davvero quelle settantadue ore, e lo sapevano tutti. La Gen 2 mantiene il record e aggiunge LDAC, Bluetooth 6.0 e la porta USB-C che avrebbe dovuto esserci già dalla prima versione. È il tipo di aggiornamento silenzioso ma concreto che raramente finisce sui titoli dei siti tech, eppure cambia il prodotto in modo sostanziale per chi lo usa tutti i giorni.
OneOdio Fusion A70 Gen 2 – Recensione
Il budget non è sinonimo di compromesso (a volte)
OneOdio è il brand di Shenzhen che negli ultimi anni si è ritagliato un posto preciso nel segmento delle cuffie economiche a vocazione semiprofessionale, costruendo una gamma orientata a DJ, producer amatoriali e chiunque voglia connettività sia wireless che cablata senza spendere quanto chiede il mercato mainstream. La serie Fusion – il nome si riferisce proprio alla combinazione di modalità Bluetooth e cablata nello stesso dispositivo – è il prodotto che ha dato al brand la visibilità internazionale, e l’A70 è da anni il modello più venduto della linea. La Gen 2 non è un restyling: è una revisione tecnica mirata a correggere i limiti più segnalati della prima generazione, ovvero il codec audio limitato, la versione Bluetooth datata e la porta di ricarica micro-USB che nel 2025 era già fuori tempo massimo. Il resto dell’impostazione rimane invariato, e questo è un segnale preciso: OneOdio sa cosa funziona e ha scelto di non toccarla.
Plastica funzionale, accessori completi
La confezione è più curata di quanto il prezzo lasci aspettare. Dentro si trovano la cuffia ripiegata su se stessa, una custodia in tessuto morbido con logo OneOdio, un cavo spiralato da 3,5 mm a 6,35 mm (il classico cavo da DJ con spina grande per mixer e amplificatori), un cavo dritto da 3,5 mm con microfono integrato sul cavo, il cavo di ricarica USB-C e il manuale d’uso. La presenza di due cavi audio distinti – uno spiralato per uso professionale e uno dritto per uso quotidiano con microfono integrato – è una delle cose che differenziano questo prodotto dalla concorrenza nella stessa fascia, che tipicamente include un solo cavo o nessuno.
La struttura è interamente in plastica ABS, nera e opaca, senza inserti metallici nella carcassa esterna. Non è il materiale che comunica solidità a prima vista, ma regge meglio di quanto sembri alle sollecitazioni quotidiane – piegarla, metterla in borsa, sedersi sopra accidentalmente. La fascia superiore è imbottita in ecopelle, con i cursori di regolazione dell’altezza che scorrono in modo fluido e rimangono in posizione senza cedere nel tempo. I padiglioni sono over-ear con cuscinetti in ecopelle soffice, sufficientemente profondi da contenere orecchie di dimensioni medie senza pressione diretta. Chi ha padiglioni auricolari particolarmente grandi potrebbe sentire qualche contatto con il driver interno dopo ore di utilizzo.
Il meccanismo di rotazione dei padiglioni è a 90 gradi su entrambi i lati – una caratteristica tipica delle cuffie DJ, che permette il monitoraggio con un orecchio solo lasciando l’altro libero. Il fold per il trasporto funziona senza cigolii e riduce le dimensioni a quelle della custodia in tessuto inclusa. Non è una cuffia che si porta comodamente in tasca, ma entra in qualsiasi zaino senza occupare più spazio del necessario.
La porta USB-C sul padiglione sinistro è il cambiamento più visibile rispetto alla Gen 1: addio micro-USB, finalmente un connettore moderno compatibile con i caricabatterie già in possesso di qualsiasi utente nel 2026. Affianco alla USB-C c’è il jack da 6,35 mm per il collegamento cablato a mixer, interfacce audio e amplificatori. Sul lato destro si trova invece il jack da 3,5 mm per l’uso con smartphone, laptop e dispositivi consumer standard. La coesistenza di due connettori audio diversi sui due lati è la caratteristica distintiva dell’intera serie Fusion, e rimane una delle funzioni più pratiche disponibili in questa fascia di prezzo per chi lavora con attrezzatura audio eterogenea.
I controlli fisici sono concentrati sul padiglione destro: un pulsante multifunzione per accensione, risposta alle chiamate e controllo della riproduzione, e due pulsanti dedicati per volume su/giù. Il layout è semplice e intuitivo anche alla cieca. Il LED di stato lampeggia in diversi colori e ritmi a seconda della modalità attiva e del livello di batteria – un sistema leggibile ma che richiede qualche sessione per memorizzare tutti i codici.





LDAC e Bluetooth 6.0 cambiano il quadro
Il salto più rilevante della Gen 2 rispetto alla prima versione è sul fronte della trasmissione wireless. Bluetooth 6.0 sostituisce il 5.2 del modello precedente, con una stabilità della connessione nettamente migliorata anche in ambienti affollati di interferenze – un problema che gli utenti dell’A70 originale segnalavano con una certa frequenza in open space e trasporti pubblici. La connessione multipla simultanea (multipoint, ovvero collegamento attivo a due dispositivi contemporaneamente) permette di restare abbinati al laptop per i meeting e allo smartphone per le chiamate, passando dall’uno all’altro senza procedura di reconnessione manuale.
L’aggiunta del codec LDAC è l’upgrade più significativo per chi ha sorgenti audio Android compatibili. Il codec sviluppato da Sony trasmette fino a 990 kbps, rispetto ai 328 kbps dell’AAC e ai 328 kbps dell’SBC, avvicinando la qualità della trasmissione wireless a quella del cavo. Con sorgenti LDAC e contenuti ad alta risoluzione, la differenza rispetto alla Gen 1 è percepibile: la scena sonora è più dettagliata, i transienti (gli attacchi rapidi dei suoni percussivi) sono più precisi, le frequenze medie emergono con più definizione. Chi ascolta esclusivamente da iPhone o da sorgenti che non supportano LDAC riceverà la stessa qualità audio della generazione precedente.
Il profilo sonoro dei driver da 40 mm rimane orientato verso i bassi – è una scelta deliberata coerente con il posizionamento DJ del prodotto – ma rispetto all’originale l’eccesso è meno pronunciato, con medi più presenti e acuti meno compressi. Non è una cuffia per chi cerca una risposta in frequenza piatta da monitoraggio professionale: è una cuffia per chi vuole coinvolgimento sonoro e bassi fisicamente percepibili. Per uso DJ, gaming e ascolto casual di musica elettronica e hip-hop il profilo funziona; per missaggio e mastering richiede una equalizzazione compensativa.
L’autonomia da 72 ore è confermata anche nella Gen 2. Con uso misto – qualche ora di LDAC al giorno, resto del tempo in SBC – ci si assesta intorno alle 60-65 ore reali, che per la maggior parte degli utenti significano due o tre settimane senza avvicinarsi al caricabatterie. La ricarica rapida da 15 minuti restituisce diverse ore di utilizzo, sufficiente per uscire di casa dopo una carica veloce. Il microfono sul cavo audio incluso è funzionale per le chiamate in modalità cablata, ma la resa in modalità wireless – il microfono integrato nel padiglione – è nella media bassa della categoria: voce comprensibile ma sottile, con qualche caduta nella chiarezza in ambienti rumorosi.
La funzione SharePort – eredità della prima generazione – permette di collegare un secondo paio di cuffie via cavo al jack disponibile sull’altro padiglione rispetto a quello in uso, condividendo l’audio wireless con un secondo ascoltatore. È una funzione di nicchia, ma unica nel segmento e genuinamente utile in certi contesti.

