Ci sono mouse gaming che puntano tutto sulla leggerezza estrema e altri che invece scelgono la strada opposta, quella di infilarci dentro ogni tecnologia disponibile e lasciare che sia l’utente a decidere cosa usare davvero. Il prodotto di cui ti parlo oggi appartiene decisamente alla seconda categoria, ed è anche uno dei più curati esteticamente che io abbia avuto tra le mani negli ultimi tempi.

Razer Basilisk V3 Pro 35K – Recensione

Un pilastro della gamma gaming di Razer

Razer non ha bisogno di grandi presentazioni: è uno dei marchi più riconoscibili nel mondo delle periferiche gaming, con quel logo a tre teste di serpente che ormai è quasi un sinonimo di RGB e prodotti pensati per chi passa ore davanti allo schermo, tra competizione e produttività.

Il Basilisk V3 Pro 35K si posiziona nella fascia alta del catalogo mouse dell’azienda, quella dove convivono sensori evoluti, connettività multipla e un livello di personalizzazione che in altri prodotti, anche dello stesso brand, semplicemente non trovi. È il classico mouse “da vetrina” nel senso buono del termine: pensato per chi vuole il massimo del controllo su ogni singolo aspetto, dai tasti alla luce che emette.

Il nome stesso porta con sé un’informazione tecnica precisa, quel 35K che richiama la risoluzione massima del sensore ottico. Non è un dettaglio da poco, perché ci dice fin da subito che parliamo di un prodotto pensato anche per chi gioca a livello competitivo, pur restando comodo e versatile per l’uso quotidiano. Vediamo allora com’è fatto e come si comporta nell’uso reale.

Plastica lucida, poggia-pollice generoso e un design che non passa inosservato

Il design è probabilmente il primo elemento che colpisce aprendo la scatola. Si tratta di un mouse asimmetrico, pensato quindi per un utilizzo destrorso, con un poggia-pollice piuttosto pronunciato che si nota subito al tatto: è zigrinato e rivestito in un materiale leggermente gommato, la stessa lavorazione che si ritrova anche sul lato destro, dove il grip serve soprattutto per l’anulare e il mignolo.

La sagoma è affusolata e, nonostante la presenza del poggia-pollice, la parte centrale del corpo resta piuttosto snella. Il risultato è una presa che si adatta bene a mani di dimensioni diverse, senza quella sensazione di “ingombro” che a volte accompagna i mouse ergonomici più marcati. Il peso dichiarato è di 112 grammi: non siamo ai livelli dei mouse da competizione ultraleggeri, quelli che ormai scendono sotto i 60 grammi grazie ai gusci forati, ma per un prodotto di questa categoria, con tutta l’elettronica e la batteria che si porta dietro, è un valore onesto.

Sul fronte estetico, quello che apprezzo di più sono i dettagli lucidi che spezzano la superficie opaca nera, creando una separazione visiva tra la parte inferiore e quella superiore del corpo. In quella zona lucida trovano posto anche le due aree retroilluminate, una sulla rotellina e una sul logo Razer, quest’ultimo definito in modo davvero preciso, senza aloni o sbavature nella luce.

Per quanto riguarda la dotazione dei tasti, il Basilisk V3 Pro 35K ne conta cinque extra oltre ai canonici pulsanti principali: due sul fronte, sotto la rotellina, e tre sul lato sinistro. Contando anche i due click laterali della rotellina, si arriva a dieci punti di input totalmente personalizzabili, un numero che pochi altri mouse gaming offrono di serie. Di fabbrica, il primo pulsante sotto la rotellina cambia al volo la modalità di scrolling, il secondo regola il livello di sensibilità, mentre il tasto posizionato sul dorso funge da modalità precisione: tenendolo premuto, la sensibilità del mouse si abbassa temporaneamente, utile per affinare la mira in un attimo prima del clic.

La connettività è un altro punto di forza dichiarato: si può usare via cavo, in Bluetooth oppure in wireless 2,4 GHz tramite il ricevitore incluso. Sul retro trovano posto il pulsante per gestire la connessione, l’interruttore OFF che di fatto abilita la modalità cablata, e quello dedicato al cambio profilo. Simpatico, anche se solo parzialmente utile, il vano per il ricevitore USB, che si apre con un piccolo sportellino a rotazione: peccato che al suo interno trovi spazio solo il connettore USB classico, mentre l’adattatore type-c fornito in dotazione resta escluso, quindi va conservato altrove. La confezione, per il resto, è essenziale: cavo, ricevitore e adattatore, senza fronzoli. Il modello in prova è nella colorazione nera classica, ma esiste anche in bianco e in due varianti Phantom, verde e bianca, con sezioni semitrasparenti che regalano un piacevole effetto vedo-non vedo.

Un sensore da 35.000 DPI che (quasi) nessuno sfrutterà davvero

Il cuore tecnologico del Basilisk V3 Pro 35K è il sensore ottico Razer Focus Pro di seconda generazione, capace di raggiungere appunto i 35.000 punti per pollice (dpi, l’unità che misura la precisione di movimento del sensore). Un numero enorme, che nell’uso quotidiano difficilmente sfrutterai per intero: io mi sono trovato benissimo restando sui 1.600 dpi, che per la stragrande maggioranza degli utilizzi, gaming compreso, sono più che sufficienti.

Razer ha scelto di presentare le caratteristiche del sensore come se fossero le statistiche di un personaggio da gioco di ruolo, forza, destrezza, carisma: un’idea simpatica, anche se ovviamente il “personaggio” in questione ha tutti i punteggi al massimo. Più interessante, dal punto di vista pratico, è la tecnologia di cut-off asimmetrico integrata nel sensore, che adatta la precisione di tracciamento in base al modo in cui si usa il mouse, capendo se lo si tiene sempre incollato al tappetino o se lo si solleva leggermente dalla punta. È un parametro regolabile via software, quindi personalizzabile in base alle proprie abitudini.

Altra chicca è lo Smart Tracking, il sistema che adatta automaticamente il sensore alla superficie d’appoggio senza bisogno di intervenire manualmente, che si tratti di un tappetino in tessuto o di una scrivania in vetro. Funziona bene ed è esattamente il tipo di automazione che uno si aspetta da un prodotto di fascia alta come questo. C’è però una nota dolente: nonostante l’hardware lo permetterebbe, il Basilisk V3 Pro 35K non offre la sensibilità dinamica, quella funzione che regola automaticamente il dpi in base al movimento della mano. L’opzione manca proprio dal software Synapse, e resta da capire se Razer deciderà di aggiungerla con un futuro aggiornamento firmware.

Synapse 4, l’hypershift scomodo e una rotellina che sa il fatto suo

La personalizzazione passa tutta da Razer Synapse 4, non ancora disponibile in italiano, che permette di riprogrammare qualsiasi tasto, click laterali della rotellina compresi. Da lì si può agganciare un’applicazione Windows specifica a un pulsante, gestire i controlli multimediali o persino lanciare un assistente basato su intelligenza artificiale.

Per non sacrificare le funzioni predefinite, Razer mette a disposizione la modalità hypershift, che consente di assegnare una seconda funzione a ogni tasto. Io, ad esempio, ho usato il pulsante di precisione per attivare l’hypershift e i due tasti dorsali per copia e incolla. Il problema è che bisogna tenere premuto il pulsante hypershift prima di premere quello con la funzione secondaria, un gesto che nell’uso rapido risulta scomodo. Per chi vuole sfruttare davvero le doppie funzioni, consiglio di scegliere combinazioni più naturali, magari uno dei due pulsanti centrali.

La rotellina, chiamata HyperScroll, merita un discorso a parte: ha una sua retroilluminazione indipendente e può passare dalla modalità di scorrimento classica a step al FreeSpin, uno scrolling fluido e silenzioso che ricorda lo swipe touch. C’è anche una funzione automatica, Smart-Reel, che attiva il FreeSpin quando percepisce uno scorrimento prolungato, regolando pure la velocità in base alla forza con cui si gira la rotella. Il passaggio tra le due modalità si sente scattare fisicamente, un dettaglio che comunica bene la qualità costruttiva del meccanismo.

Va detto che il mouse dà il meglio via cavo o tramite ricevitore a 2,4 GHz: passando al Bluetooth si perdono diverse funzioni, quindi chi punta tutto sulla comodità della connessione universale dovrà fare qualche rinuncia. Sul fronte illuminazione, il Basilisk V3 Pro 35K conta dodici led programmabili singolarmente su 16,8 milioni di colori, con oltre 300 giochi che hanno un preset dedicato su Chroma. Qui però l’ecosistema software mostra il fianco: bisogna installare sia Synapse sia Chroma per gestire il dispositivo al completo, e destreggiarsi tra le varie schede di quest’ultimo per creare effetti multilivello e multizona richiede pazienza. Per fortuna, chi si accontenta degli effetti di base li trova già nella scheda Lightning di Synapse, senza dover aprire Chroma. L’autonomia dichiarata è nella media per la categoria, 140 ore in wireless 2,4 GHz e 210 ore in Bluetooth, mentre non è un mouse silenzioso: i click si fanno sentire con decisione, cosa che qualcuno apprezzerà per il feedback tattile e altri troveranno fastidiosa in ambienti condivisi.

Un mouse che convince, con qualche promessa ancora da mantenere

Il Basilisk V3 Pro 35K è un prodotto che funziona, è comodo da tenere in mano per ore e ha un design che, tra dettagli lucidi e retroilluminazione ben calibrata, resta uno dei più eleganti visti di recente in questa fascia. La quantità di tasti personalizzabili e le funzioni della rotellina lo rendono adatto sia a chi gioca sia a chi lo usa per lavoro, sfruttando le scorciatoie assegnabili.

Resta però la sensazione di un potenziale non del tutto espresso: la mancata sensibilità dinamica nonostante un sensore che la supporterebbe, e un ecosistema software diviso tra due applicazioni distinte, sono limiti che pesano su un prodotto altrimenti curato in ogni dettaglio. Il prezzo di listino, 180 euro, lo colloca comunque nella fascia alta del mercato, dove la concorrenza non manca.