Articolo a cura di Alessandro Bruni
Apriamo questa recensione con una piccola confessione. Non sono mai stato un fan di Razer. Ecco, l’ho detto. Una posizione sostanzialmente pregiudizievole legata alla convinzione che le periferiche del produttore fossero più fumo che arrosto, materiale da “fighetti” con setup anabolizzati e configurazioni da mutuo. Va da sé che la mia esperienza con i prodotti di Razer era finora tragicamente limitata a eventi hands-on e presentazioni, occasioni che rendono difficile esprimere giudizi sull’effettiva validità di una periferica. Ed eccomi qui, con un mese di utilizzo alle spalle, a condividere con voi la mia opinione sul Razer DeathAdder Chroma, l’ultima edizione di uno dei mouse “all purpose” più popolari al mondo.
Piccolo spoiler: ora sono un fan.
Design e materiali
Il DeathAdder Chroma è un mouse di dimensioni relativamente ridotte (lunghezza 127 mm, larghezza 70 mm, altezza 44 mm), dotato un design ergonomico sorprendentemente confortevole. Il posizionamento della mano sulla superficie del mouse risulta immediatamente naturale, a prescindere dal tipo di “grip” utilizzato e dalle dimensioni – nel mio caso consistenti – dell’appendice da gioco. Le superfici gommate sui lati del mouse offrono un comodo appoggio per le dita inutilizzate e facilitano il controllo della periferica durante le sessioni di gaming. Il mouse è dotato di 5 tasti programmabili (sinistro, destro, rotellina e due pulsanti sul lato sinistro), in grado di offrire un livello di resistenza eccellente e ottime sensazioni ad ogni click. I due tasti laterali sono sufficientemente ampi e risultano perfettamente raggiungibili con il pollice. La maggiore resistenza di questi tasti, tra l’altro, permette di evitare pressioni indesiderate durante le fasi di gioco più concitate. Ogni particolare del DeathAdder racconta l’attenzione di Razer alla qualità dell’esperienza dell’utente; dalle plastiche eccellenti al cavo ricoperto di cordura, tutto sembra fatto per durare.
Performance
Con il DeathAdder Chroma al mio fianco, ho affrontato avversari in Call of Duty: Advanced Warfare e StarCraft II: Heart of the Swarm, ho bevuto una birra nella Novigrad di The Witcher 3: Wild Hunt e ho chiuso la serata con attività molto poco lecite nella Los Santos di GTA V. Che si tratti di centrare la fronte di un nemico o di passare a fil di spada un mostro gigante, il DeathAdder non tradisce mai le aspettative e offre prestazioni ad altro tasso di appagamento. Il DeathAdder ha una sensibilità variabile tra i 200 e i 10000 DPI, con un polling rate massimo pari (la frequenza determinante i tempi di risposta del mouse) a 1000Hz, anche in questo caso modificabile a seconda delle necessità. Il tutto è gestibile tramite il software Razer Synapse 2.0, un programma intuitivo e versatile. Nell’interfaccia di Synapse è possibile modificare sensibilità e polling rate del mouse, gestire i diversi profili di gioco assegnando specifiche funzioni ai pulsanti e, ovviamente, impostare le proprie preferenze cromatiche del sistema di illuminazione Chroma. Parliamo di 16.8 milioni di sfumature di colore, con diverse possibilità di personalizzazione per la ritmica e i cicli cromatici delle fonti luminose, posizionate sotto il logo e la rotellina.


Qualcuno che l’ha provato mi sa dire se la mancanza di tasti programmabili si fa sentire?