La famiglia Bip di Amazfit esiste dal 2018 e in quasi dieci anni ha rappresentato qualcosa di preciso nel mondo degli smartwatch: la risposta concreta a chi vuole un orologio intelligente senza spendere quanto un dispositivo di fascia alta, senza però rinunciare al GPS integrato, al monitoraggio della salute e a un’autonomia che supera di gran lunga quella degli smartwatch più blasonati. Zepp Health – la società madre di Amazfit, quotata a Wall Street e attiva nella salute digitale da oltre un decennio – ha costruito su questo modello una reputazione solida, fatta di aggiornamenti costanti e specifiche difficilmente attaccabili al prezzo proposto. Il Bip Max, arrivato a maggio 2026 a circa quattordici mesi dal Bip 6, non stravolge questa filosofia: la porta avanti su ogni fronte che conta. Display più grande, batteria più capiente, connettività aggiornata, storage raddoppiato. Un insieme di miglioramenti che, sommati, ridisegnano il profilo del prodotto e lo portano più vicino alla fascia media di quanto il nome “Bip” possa far pensare.

Amazfit Bip Max – Recensione

Più schermo, meno peso di quanto ci si aspetti

La confezione è ridotta all’essenziale, coerentemente con la scelta sostenibile di Amazfit di eliminare il cavo USB-C dalla scatola – nella confezione si trovano solo l’orologio con cinturino montato, la testina di ricarica magnetica e il manuale. Chi non ha già un cavo USB-C in casa dovrà procurarsene uno separatamente, ma è difficile trovare qualcuno nel 2026 che non ne abbia almeno uno a portata di mano. Il corpo misura 42,76 x 49,58 mm con uno spessore di 13,24 mm incluso il sensore cardiaco posteriore (10,93 mm senza). Il peso con cinturino è di 52,6 grammi: un dato che, considerando le dimensioni dello schermo e la capienza della batteria, risulta sorprendentemente contenuto pur rappresentando il doppio del peso del Bip 6. Al polso non è un oggetto invisibile – le dimensioni superiori al modello precedente si sentono – ma non è nemmeno il tipo di orologio che inizia a pesare dopo un’ora di allenamento o che disturba il sonno se portato di notte.

La struttura è in lega di alluminio per la cornice, con scocca posteriore in plastica. Non è un prodotto che ambisce a un’estetica da premium; per quello, Amazfit ha altri modelli. Però, la finitura è pulita e ordinata, ma il retro in plastica ricorda il posizionamento di prezzo senza possibilità di equivoci. I cinturini sono in silicone morbido con attacco a sgancio rapido da 22 mm, intercambiabili con qualsiasi cinturino standard di quella larghezza – un dettaglio pratico che amplia considerevolmente le opzioni di personalizzazione senza costi aggiuntivi imposti dal brand. Le colorazioni disponibili al lancio sono tre: Carbon Gray, Dark Blue e Dawn Pink.

Il display è AMOLED da 2,07 pollici – poco in più del Bip 6 – con luminosità di picco dichiarata a 3.000 nit. È un dato che posiziona questo pannello tecnicamente allo stesso livello di dispositivi che costano tre o quattro volte tanto, come l’Apple Watch Ultra 3. Nella pratica, significa leggibilità totale anche sotto la luce solare diretta, senza dover fare l’occhiolino allo schermo. I colori sono vividi, il contrasto è quello tipico dei pannelli OLED con neri profondi, e il touch è reattivo. Non c’è vetro zaffiro – la protezione del display non è specificata nel dettaglio – e questo, su un orologio destinato ad accompagnare attività fisiche, è un aspetto da tenere a mente. Dal canto mio, assiduo utilizzatore di smartwatch Amazfit per qualunque attività, posso confermare che si vive bene anche senza questa ulteriore protezione. Ciò che serve a coprire davvero qualunque sport è altro, ed è presente, come la resistenza all’acqua certificata 5 ATM, sufficiente per nuotare e affrontare la pioggia senza preoccupazioni. Non è certificato per immersioni, ma per il nuoto in piscina e le sessioni di corsa sotto la pioggia regge senza problemi.

Venti giorni sul polso, zero pensieri

Il cuore del salto generazionale rispetto al Bip 6 è la batteria: si passa da 350 mAh a 550 mAh, con un’autonomia dichiarata di 20 giorni in utilizzo tipico contro i 14 del modello precedente. Nel mondo reale, con monitoraggio cardiaco continuo, una sessione GPS giornaliera da 30-40 minuti e una quarantina di notifiche al giorno, ci si assesta attorno ai 13-15 giorni – un valore che resta comunque eccezionale per la fascia di prezzo, e che significa ricaricare circa due volte al mese. La modalità risparmio energetico fa superare abbondantemente il mese di autonomia. La ricarica è magnetica tramite la testina inclusa, con performance simili al precedente modello: da 0 a 100% richiede circa due ore.

Il sistema GPS supporta cinque costellazioni satellitari con correzione automatica della traiettoria e modalità di corsa su pista. I 4 GB di storage interno permettono di scaricare mappe offline gratuitamente tramite l’app Zepp e di archiviare podcast per fino a cento ore di ascolto – una funzione rara a questo livello di prezzo che rende l’orologio genuinamente autonomo dallo smartphone durante gli allenamenti. La connettività include Bluetooth 5.3 e Wi-Fi 2,4 GHz, quest’ultimo assente sul Bip 6 e utile per sincronizzazioni più rapide e download delle mappe senza dipendere costantemente dal telefono. Il sensore biometrico BioTracker PPG con 5 fotodiodi e 2 LED monitora frequenza cardiaca continua, saturazione dell’ossigeno nel sangue, stress, temperatura cutanea e variabilità del battito. Il sistema BioCharge sintetizza i dati di recupero, sonno e variabilità cardiaca in un punteggio energetico giornaliero, utile per calibrare l’intensità dell’allenamento. Il riconoscimento automatico degli esercizi di forza copre 25 movimenti, e sono supportate oltre 150 modalità sportive con integrazione verso app di terze parti come Adidas Running, Strava, TrainingPeaks e Google Fit.

L’NFC è assente, il che esclude i pagamenti contactless dal polso – una limitazione concreta per chi è abituato a pagare con lo smartwatch, ma non è questa la linea adatta a questo genere di funzioni. Il coaching adattivo di Zepp Coach è presente ma più essenziale rispetto a quello dell’Active 3 Premium: genera piani per corsa e ciclismo, ma con meno granularità nelle fasi di recupero e nella personalizzazione delle sessioni. Elementi come l’interfaccia nello smartwatch e applicazione sono rimasti ovviamente identici; ci sono app di terze parti per varie funzioni, la possibilità di misurare il proprio indice globale di salute, e l’applicazione principale tramite cui sincronizzare il tutto. Il già ottimo sistema GPS adesso risulta ancora più preciso e immediato nello stabilire un collegamento, configurandosi a tutti gli effetti come un upgrade del Bip 6.