Il brand Zenfone by ASUS è sempre stato tra i punti di riferimento del mercato della telefonia mobile in termini di design e performance. Nel corso degli ultimi anni, il produttore ha cercato di accontentare un po’ tutti, immettendo sul mercato dispositivi pensati per uno specifico target d’utenza. Sono nati, quindi, modelli focalizzati su performance, autonomia e qualità di foto e video, provocando una frammentazione che ha mantenuto sempre vivo e sulla cresta dell’onda tanto il produttore quanto il brand stesso. Con lo Zenfone 6, ASUS segna un nuovo punto di non ritorno, evidenziando l’attenzione verso le ultime mode del mercato, e proponendo un terminale che non vuole cedere a compromessi. 

ASUS Zenfone 6 – Recensione

Specifiche tecniche

Sistema Operativo Android Pie con ASUS ZenUI 6
CPU Qualcomm Snapdragon 855
Memoria RAM 8 GB
Display IPS 6,4” Gorilla Glass 6
Risoluzione Full HD+ (2340 x 1080)
GPU Adreno 640
Memoria di archiviazione 256 GB espandibile fino a 2 TB
Batteria 5.000 mAh
SIM Dual SIM
Certificazione Non impermeabile
Fotocamera principale Sony IMX586 48 MP
Fotocamera secondaria 13 MP grandangolare da 125°
Dimensioni 15,9 x 7,5 x 0,99 cm
Peso 190 gr

Confezione e progettazione

Il design e le qualità fisiche di ASUS Zenfone 6 sono molto peculiari. Non serve un’analisi al dettaglio per accorgersi da subito che parliamo di uno smartphone di dimensioni piuttosto generose, in controtendenza con le versioni mini rilasciate da altri produttori, ma d’altronde evidenzia come lo Zenfone 6 risulti a tutti gli effetti il top di gamma più bilanciato della casa, al netto dell’Edition 30 e di un’eventuale declinazione Pro. Il monolite da 190 grammi è stato progettato per risultare elegante fin dal primo sguardo, con quel suo display flat da 6,4 pollici, stondato, e contornato da un bordo riflettente di colore argento. La back-cover è invece realizzata in vetro, di un colore che ricorda vagamente il blu notte, con il logo ASUS ben visibile nella parte centrale. Entrambe le superfici dello smartphone sono realizzate in Gorilla Glass 6, ed anche se la parte posteriore non si concede a particolari giochi di luce (come invece fa il bordino argentato) personalmente l’apprezzo tantissimo.

Passando alle caratteristiche peculiari, il display flat possiede una cornice davvero molto sottile ad eccezione del bordo inferiore, non simmetrico, ma in generale l’impressione che dà lo Zenfone 6 in rapporto dimensioni-display è piuttosto interessante, segno che non c’è bisogno di proporre pannelli curvati per catturare gli utenti. Ciò che balza subito all’occhio analizzando la parte frontale è l’assenza delle fotocamere, cui funzionalità è stata annegata nella flip camera che vedremo a breve. Non ospitando il sensore fotografico, quindi, la parte superiore è molto sottile, ed è adibita esclusivamente ad uso sensori, capsula auricolare e LED di notifica RGB, seppur piccino. È sulla back-cover che troviamo tutto lo spirito di questo Zenfone 6, che intanto mantiene il lettore di impronte digitali proprio sotto la fotocamera, realizzata, appunto, con un meccanismo flip che si occupa di ribaltare la componente dalla parte posteriore a quella anteriore. La flip camera è stata realizzata nel cosiddetto liquid metal, il nomignolo che ASUS ha dato alla sua tecnologia per indicare la robustezza del meccanismo, ma su cui torneremo più avanti nell’analisi dell’User Experience. Completiamo la visione progettuale analizzando le cornici, dove troviamo il jack 3,5 mm, la porta type-c, le casse stereo, lo slot Dual SIM + microSD (non ibrido), il tasto di accensione, quello “smart” per l’assistente vocale e il bilanciere del volume.

Display, multimedia e autonomia

Il display di ASUS Zenfone 6 è un pannello LCD Full HD+ da 6,4 pollici che, nonostante le cornici molto sottili, dà immediatamente l’idea di avere tra le mani un phablet, soprattutto per via della realizzazione flat che non si concede a curvature in prossimità dei bordi. Le caratteristiche tecniche sono da top di gamma, in diretta concorrenza con modelli molto più costosi ma meno intriganti nel design. A bordo di Zenfone 6 troviamo lo Snapdragon 855, supportato al più da 8 GB di memoria RAM e 256 GB di storage, senza considerare in quest’ultimo caso la possibilità di espansione tramite microSD – che non fa rinunciare al Dual SIM, come detto. I 5.000 mAh a bordo del device sono praticamente obbligati vista la dimensione del display e la board tecnica, con un’autonomia complessiva che può arrivare anche a un giorno e mezzo con uso medio durante la giornata. Dal punto di vista audio, Zenfone 6 si porta dietro i soliti difetti degli smartphone “stereo solo sulla carta”, perché la cassa auricolare non è potente come quella principale adibita al comparto sonoro. L’esperienza audiovisiva resta comunque di buon livello, grazie alla qualità piuttosto elevata di entrambe le componenti, che trovano nell’illuminazione e nelle tonalità di colori gli alleati più preziosi.

Passando al comparto fotografico, chiaramente l’aspetto più interessante per via della soluzione progettuale adottata, con due sole fotocamere ASUS ha garantito all’utenza più vicina a foto e video tutto ciò di cui hanno bisogno. A livello software troviamo infatti tutte le modalità tipiche (auto e manuale, time lapse, slow motion, tracciatura movimenti, ritratto, panorama e notte) declinate laddove possibile per il ribaltamento frontale: tra le due manca solo la tracciatura movimenti, che in modalità selfie è praticamente inutile. Il vantaggio di avere un solo comparto fotografico sta chiaramente nella qualità di scatti e video: le camere frontali negli smartphone sono state sempre più deboli dei sensori principali (proprio come suggerisce il nome) ma con la soluzione flip di ASUS il problema non si pone a priori. È anche possibile sfruttare appieno la grandangolare, seppure non molto estesa. La qualità di foto e video di Zenfone 6 si attesta al livello di altri top di gamma, senza avere alcuna modalità di punta – ad esempio, HDR e notte, che si limitano a svolgere bene il compitino senza strafare. Tra le funzioni peculiari di questo device non posso non citare l’intelligente esecuzione del panorama, che consente all’utente di rimanere fermo nella posizione iniziale per catturare, appunto, uno scatto panoramico: grazie al movimento flip, infatti, sarà la fotocamera stessa a camminare lungo l’orizzonte, fino a catturare il nostro volto – che nel caso potreste anche decidere di scartare in post produzione. Insomma, una trovata originale e funzionale, che aiuta l’utente a non compromettere lo scatto in termini di stabilità – a proposito di ciò, la stabilizzazione è digitale per entrambi i sensori. Si tratta solo di un vantaggio tra gli altri della flip cover, che al netto di alcune accortezze che potrebbero rientrare con aggiornamenti futuri, in termini di gestione presenta più pregi che difetti.

Ma come gestisce, ASUS, la flip camera? Intanto non è prevista l’impermeabilità, che per forza di cose non poteva essere garantita. Il tempo di ribaltamento non è lungo ma neppure immediato, accompagnato da un piacevole rumore che serve anche come feedback audio di avvenuta attivazione del movimento. I progettisti ASUS non hanno però gestito meccanismi di retry qualora qualcosa vada storto durante il ribaltamento: se la camera non riesce a raggiungere la posizione di arrivo o di partenza, il software si limiterà a mostrare un messaggio di errore. Ciò può capitare se c’è un ostacolo nella cerniera, o quando si attiva la procedura di chiusura automatica della camera mentre lo smartphone è poggiato sul tavolo. L’aspetto negativo di questa scelta (difficile che si tratti di uno scenario non calcolato) sta nel fatto che la camera potrebbe rimanere in una posizione intermedia o non completamente alloggiata nel suo scompartimento, esposta quindi a rischi e movimenti non controllati. 

Software e User Experience

Dal punto di vista software, ASUS continua ad appoggiarsi alla sua ZenUI, arrivata alla versione 6. Nel bene e nel male, la suite di casa non è cambiata molto rispetto agli Zenfone precedenti. Troviamo infatti le solite componenti di personalizzazione del tema e di vari settaggi divisi per ambito, come il risparmio energetico e la pulizia della memoria. Spesso queste app risultano piuttosto invasive, in perfetto stile ASUS viene da dire, tanto che i puristi dell’Android stock potrebbero storcere il naso di fronte all’eccessivo numero di app preinstallate, che portano a doppioni vari considerando anche la suite di Google. All’interno dei pack di applicazione troviamo anche funzioni e caratteristiche più moderne, come le ottimizzazioni per il gaming e il cloning delle app Social.

ASUS si è dimostrata sempre molto attenta al tema dell’ergonomia e dell’User Experience. Lo possiamo notare anche nelle piccole cose, come nella realizzazione dei tasti, posizionati tutti sul lato destro del terminale. Lo Zenfone 6, in particolare, possiede tutti i tasti a rilievo, quindi facili da individuare al tatto, e per distinguere le funzionalità di ON/OFF e assistente vocale sono stati utilizzati alcuni stratagemmi: il tasto per accendere/spegnere il dispositivo è infatti più lungo, bordato di colore azzurro e non zigrinato, restituendo quindi feedback tattili e visivi. Anche se il produttore ce l’ha messa tutta per aiutare l’utente, va detto che nell’utilizzo quotidiano ci si confonde più di volta, costringendoci ad affidarci alla posizione e alla nostra memoria per distinguerli. 

Infine, alcune accortezze avrebbero aiutato a migliorare la User Experience di questo smartphone, un po’ difficile da gestire a causa di peso e dimensioni. Mi riferisco in particolare alla ricarica wireless e all’impermeabilità, entrambe assenti, che in certe occasioni avrebbero giovato.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
Commento finale
Spesso ci lamentiamo del fatto che i produttori non rischiano, e che tutti gli smartphone si somigliano eccessivamente. In quest’ottica va riconosciuta ad ASUS la volontà di rischiare con una progettazione che, sulla carta, avrebbe potuto spaccare a metà la propria utenza. A conti fatti Zenfone 6, per la sua flip camera e le sue specifiche fisiche non proprio light, non rientra tra i device da consigliare ad occhi chiusi, ma le peculiarità di cui è dotato hanno l’incontestabile vantaggio di renderlo unico. In sostanza parlo di uno smartphone che o si ama o si odia, con quel suo peso eccessivo da padellone e quella gestione della fotocamera che si lascia accompagnare sempre da un certo grado di stupore.
8
Materiali e design 8,5 Caratteristiche fisiche ed ergonomia 6,5 Caratteristiche hardware 8 Software e multimedialità 8
PRO
Uso intelligente della flip camera
Design curato e ricco di dettagli
Schermo flat che fa la differenza
CONTRO
Qualche dubbio nei casi di ribaltamento non andati a buon fine
Il ribaltamento non è velocissimo
Lo smartphone è piuttosto pesante e ingombrante