C’è chi fa le cose come si sono sempre fatte e chi decide che alcune convenzioni vale la pena rimettere in discussione. HONOR, brand nato nel 2013 come costola di Huawei e poi diventato entità indipendente, appartiene decisamente alla seconda categoria. Negli ultimi anni il brand ha affinato una propria identità precisa: hardware di fascia alta a prezzi non da fascia altissima, scelte progettuali coraggiose e un ecosistema di prodotti sempre più coerente tra loro. Il MagicPad 4, annunciato all’MWC 2026 e disponibile da marzo, è il tablet più ambizioso che HONOR abbia mai prodotto. L’HONOR CHOICE MouseBuds Pro, arrivato quasi in contemporanea, è invece qualcosa di difficile da classificare: un mouse wireless che al suo interno nasconde un paio di auricolari TWS con cancellazione attiva del rumore. Recensirli insieme non è una forzatura: è la logica stessa con cui HONOR li ha pensati, come due pezzi di uno stesso ecosistema pensato per chi lavora da scrivania e non vuole lasciarsene andare mai davvero.
HONOR MagicPad 4 e HONOR CHOICE MouseBuds Pro – Recensione





Una Lastra di Vetro e un Mouse che Sorprende
Il MagicPad 4 arriva in una confezione essenziale: dentro c’è solo il tablet, il cavo USB-C e il caricabatterie da 66W. La tastiera smart, la Magic Pencil 4s e il MouseBuds Pro sono tutti acquisti separati, anche se al lancio HONOR ha proposto bundle promozionali generosi. La prima cosa che colpisce estraendo il tablet dalla scatola è il peso: 450 grammi, meno di mezzo chilo per uno schermo da 12,3 pollici. Ma è lo spessore a lasciare davvero a bocca aperta: 4,8 mm, un valore che HONOR rivendica con orgoglio come record mondiale per un tablet. Tenerlo in mano ha quella sensazione straniante di quando qualcosa di fisicamente grande è insolitamente leggero – come sollevare una cornice vuota. Il corpo è in alluminio con finitura matte, disponibile in Titanium Grey e Starlight White. Rispetto al MagicPad 3 – che usava la plastica – il salto qualitativo nella percezione tattile è immediato. La fotocamera posteriore da 13 MP è alloggiata in un modulo quadrato arrotondato che sporge minimamente, senza far traballare il tablet quando è appoggiato su una superficie piana. Le cornici sono sottili e uniformi su tutti i lati, con un rapporto schermo-corpo eccellente.

Lo schermo è la star indiscussa: OLED da 12,3 pollici con risoluzione 3000 × 1920 pixel in formato 3:2, refresh rate fino a 165 Hz con adattamento automatico, luminosità di picco a 2400 nit. Il pannello è certificato TÜV Rheinland per l’assenza di sfarfallio (PWM dimming a 4320 Hz di default, fino a 5280 Hz a 165 Hz) e per la riduzione della luce blu: sono certificazioni che nella pratica quotidiana fanno la differenza per chi passa molte ore davanti allo schermo. I neri sono neri veri, i colori vividi senza esagerare, il touch è reattivo e preciso anche a 165 Hz. È, semplicemente, uno dei pannelli più belli che si possano trovare su un tablet Android in questa fascia di prezzo. Il comparto audio stupisce: otto speaker con supporto DTS:X e Spatial Audio. Su un oggetto spesso meno di mezzo centimetro, ricevere bassi fisicamente percepibili durante la visione di un film è una di quelle cose difficili da credere finché non si prova. Il sistema non è infallibile – lo Spatial Audio è più convincente in certi contenuti che in altri – ma la resa complessiva è nettamente superiore alla media dei laptop, figuriamoci dei tablet.
L’HONOR CHOICE MouseBuds Pro è, invece, una scatola di sorprese. Misura 112 × 60 × 34 mm e pesa 88 grammi con gli auricolari dentro. All’esterno sembra un mouse wireless qualunque, con la sua curvatura ergonomica, il rivestimento con trattamento nano-excimer che imita la pelle, e i tasti TTC silenziati. Il segreto è nel vano posteriore: aprendo il coperchio a scorrimento con un click soddisfacente si rivelano due auricolari open-fit, ancorati magneticamente ai loro alloggiamenti. Non è una gimmick – o meglio, parte da una gimmick e diventa qualcosa di genuinamente utile.






Due Prodotti, Un’Unica Filosofia
Il MagicPad 4 è mosso da uno Snapdragon 8 Gen 5 (non la variante Elite, ma comunque un chip di fascia altissima) con 12 o 16 GB di RAM e fino a 512 GB di storage. Le prestazioni nella vita quotidiana sono senza intoppi: nessuna esitazione nel multitasking, nessun rallentamento evidente nei giochi più impegnativi come Genshin Impact, fluidità costante nel passaggio tra app. HONOR ha bloccato le app di benchmark sui sample di test distribuiti alla stampa – una pratica discutibile – ma i test qualitativi concordano: siamo al livello di un Samsung Galaxy Tab S11 Ultra, sotto solo agli iPad con chip M-series. Il software è MagicOS 10 basato su Android 16, e qui la divisione tra ammiratori e scettici è netta. Il debito estetico verso iOS è evidente: le icone, gli effetti blur, il Control Center, persino l’implementazione del Liquid Glass rimandano chiaramente all’ecosistema Apple. Chi viene da un iPad si sentirà a casa, chi preferisce Android puro troverà la skin opinabile. Il vero salto di qualità rispetto al predecessore è il PC Mode: con la tastiera collegata appare una taskbar, le app si aprono in finestre ridimensionabili, è possibile tenerne fino a 20 aperte contemporaneamente e la funzione Instant Layout riorganizza tutto con un tocco. Per email, documenti, fogli di calcolo e navigazione web, il MagicPad 4 con tastiera è un laptop sostituto credibile. La promessa di sei anni di aggiornamenti Android, almeno per il mercato europeo, è la ciliegina su una torta già molto ricca. La batteria da 10.100 mAh in un corpo da 4,8 mm è un’impresa ingegneristica: l’autonomia in uso misto è abbondantemente superiore a una giornata lavorativa. La ricarica da 0 a 100% richiede circa 1 ora e 22 minuti con il caricatore da 66W incluso. Non c’è la ricarica wireless: fisicamente, non c’è spazio per le bobine.

Il MouseBuds Pro funziona in due modalità distinte. In computer mode, ricevitore USB collegato, il mouse e le cuffie comunicano simultaneamente attraverso lo stesso dongle senza necessità di abbinamento manuale: si estrae il mouse dalla scatola, si inserisce il ricevitore, e tutto funziona subito. In smartphone mode, gli auricolari si scollegano dal mouse e passano al Bluetooth per essere usati in autonomia. Il passaggio tra le due modalità avviene con un singolo tasto. Il sensore del mouse è un PixArt da 1200 DPI, sufficiente per l’uso office ma non pensato per il gaming. I click silenziati funzionano bene in open space o durante videochiamate.
Gli auricolari open-fit includono ANC adattiva semi-aperta – che si regola in base alla morfologia del padiglione auricolare – e doppio microfono con riduzione del rumore AI per le chiamate. La qualità audio è discreta, non eccezionale: i driver dual-magnetic con diaframma LCP erogano un suono bilanciato e abbastanza dettagliato per musica, podcast e call. Non aspettatevi la resa di auricolari dedicati da 100 euro, ma per un accessorio che vive dentro un mouse e costa 99 euro in totale, la resa è ben oltre il minimo sindacale. L’autonomia complessiva del sistema arriva fino a 30 giorni in uso tipico – un dato che tiene conto dell’utilizzo combinato di mouse e auricolari. Il limite più evidente: se perdete o si rompe il mouse, perdete anche la “custodia”. E portare solo gli auricolari fuori ufficio senza il mouse richiede di ricordarsi di passare alla modalità Bluetooth prima di uscire.

