La rete Internet è open, non fa distinzione di sesso, razza e cultura. Come tale, mette a disposizione di tutti ogni informazione, nel bene e nel male. Sfortunatamente, questa immensa grandezza del network non ha fatto altro che generare, nel corso degli anni, un sacco di disinformazione. L’ultimo caso è legato a WhatsApp e Facebook, non appena si è diffusa la notizia dell’acquisizione della famosa applicazione di chat mobile da parte della società di Mark Zuckerberg. Sulla disinformazione – o chiamatela “informazione superficiale e non verificata” se vi va – ci campano in molti ormai, anche siti Web piuttosto in voga negli stessi social network. E, ormai, tutti si sentono in diritto di dire la propria spacciandola per certezza e fatto non contestabile. Così, a lungo andare, anche gli stessi utenti hanno cominciato a sparare sentenze per sentito dire o semplicemente per l’impatto a pelle che fa la notizia.
Il perchè di questo breve articolo è semplice: si vuol fare chiarezza sulla situazione tra WhatsApp e Facebook, in quanto ciò che sappiamo oggi – tramite fonti ufficiali e non rumors inventati dai nuovi pennivendoli digitali – è che resteranno due brand distinti, almeno nelle intenzioni iniziali e per ciò che ci è dato sapere. Nel post ufficiale di Mark Zuckerberg sulla propria wall Facebook, possiamo leggere testualmente:
WhatsApp will continue to operate independently within Facebook. The product roadmap will remain unchanged and the team is going to stay in Mountain View. Over the next few years, we’re going to work hard to help WhatsApp grow and connect the whole world. […] WhatsApp will complement our existing chat and messaging services to provide new tools for our community. Facebook Messenger is widely used for chatting with your Facebook friends, and WhatsApp for communicating with all of your contacts and small groups of people. Since WhatsApp and Messenger serve such different and important uses, we will continue investing in both and making them each great products for everyone.
Tradotto sommariamente: la volontà del team Facebook pare essere quella di tenere WhatsApp e Facebook Messenger separati e indipendenti, proprio come lo sono adesso, in quanto il primo serve per chattare tra i contatti telefonici con sms che sfruttano il traffico dati, il secondo è utilizzato come messenger ufficiale del social network. Gli sviluppatori di WhatsApp e Facebook lavoreranno assieme per migliorare tanto Facebook Messenger quanto la chat vera e propria, allo scopo, ma questa è una mia opinione, di tirare fuori qualcosa di simile a Google Hangout.
Continuiamo a fare un po’ di chiarezza rispondendo a qualche luogo comune che va di moda in questi giorni.
Oddio, Facebook rovinerà WhatsApp! D’altronde Facebook Messenger consuma tanta memoria RAM del telefono e non serve a niente!
Siccome è inutile azzardare ipotesi, tanto vale fermarsi alle dichiarazioni ufficiali. Inizialmente, le due app rimarranno indipendenti tanto quanto i team di sviluppo. Anche se Zuckerberg pare intenzionato ad aumentare le potenzialità di WhatsApp, ha calcato la mano soprattutto sulla seconda parte, ovvero il viceversa: dovrebbe essere la chat di Facebook a crescere con l’aiuto degli sviluppatori di WhatsApp.
Ora ci toccherà pagare anche Facebook Messanger e Facebook!
Qual è il filo conduttore che lega questa ipotesi al resto? Su Facebook sono già comparse feature a pagamento, tra cui i messaggi con notifica a chi non è presente nella propria lista amici, ma manca proprio il nesso tra le due cose.
WhatsApp è stato offline il 22 febbraio per oltre 3 ore! E colpa di Facebook!
Forse sì, forse no. E’ inutile dare la colpa al team di Zuckerberg, così, per sport. I server di WhatsApp sono caduti anche altre volte. Non è escluso che i team siano già al lavoro per le prime modifiche, ma – anche questa è una mia opinione – la vedo parecchio difficile.
Zuckerberg avrebbe fatto meglio a comprarsi l’Irlanda.
Anche meglio, forse riuscirà a contrattare con la regina Elisabetta II per il Regno Unito. Anzi è meglio tenersi stretti il boss e la casa perchè potrebbe svegliarsi domani e comprarci pure lavoro e tetto. E, per carità, qualcuno pensi ai bambini.
