Negli ultimi anni, Dreame si è guadagnata un posto fisso nel panorama dei robot aspirapolvere di fascia alta, mantenendo una propria identità: prezzi aggressivi, tecnologie avanzate e una continua evoluzione generazionale. Il nuovo Dreame L40s Pro Ultra è una dichiarazione d’intenti piuttosto chiara: vuole essere il robot definitivo per chi cerca un sistema di pulizia completo, automatizzato e intelligente, ma non vuole spendere cifre esorbitanti per i modelli ultra-premium. Questa variante si colloca tra la fascia alta accessibile e quella top-tier, con funzioni che fino a poco tempo fa erano prerogativa dei prodotti da oltre mille euro: svuotamento automatico della polvere, lavaggio mop con sollevamento, mappatura LiDAR ultra precisa, riconoscimento degli ostacoli via intelligenza artificiale e docking station multifunzione. In più, promette un’esperienza davvero hands-free per settimane intere.
Dreame L40s Pro Ultra – Recensione
Caratteristiche fisiche e materiali

A prima vista, L40s Pro Ultra si presenta come altri modelli di casa Dreame: corpo rotondo, superficie superiore piatta, sensore LiDAR al centro. Ma è la base di ricarica – anzi, la Clean Station 4-in-1 – a rubare la scena. È qui che si concentra buona parte dell’intelligenza e del valore aggiunto del prodotto. Alta, squadrata, di colore bianco opaco con inserti grigio chiaro, ospita al suo interno i serbatoi dell’acqua, il sacchetto per la polvere e il sistema di lavaggio dei mop. La confezione contiene tutto ciò a cui il produttore ci ha abituati: oltre ai componenti principali, troviamo un sacchetto per la polvere di ricambio, il detergente ufficiale e la manualistica. Tutto è ben imballato e pronto per l’uso praticamente appena fuori dalla scatola. Niente complicazioni. Il robot ha un diametro standard di circa 35 cm e un’altezza di 10,3 cm, sufficiente per infilarsi sotto la maggior parte dei mobili senza problemi. La costruzione è solida, con plastiche ben rifinite e una sensazione generale di robustezza. I due mop rotanti si trovano sotto la parte posteriore, e grazie al sistema di sollevamento automatico si alzano quando si rileva un tappeto, evitando disastri su superfici delicate (ma non è l’unica opzione per gestire i tappeti, come vedremo). Rispetto al passato, però, stavolta troviamo ben due spazzole antigroviglio, denominate HyperStream.
Una nota particolare va proprio alla base: al suo interno troviamo due serbatoi da circa 4 litri (uno per l’acqua pulita e uno per quella sporca), oltre al meccanismo di pulizia automatica dei mop, che li lava con acqua calda a 75°C e poi li asciuga per evitare cattivi odori o proliferazione batterica. Anche in questo caso possiamo notare un punto di vantaggio rispetto al modello L40 Ultrache si ferma dieci gradi sotto. Il cassetto della polvere, invece, viene svuotato automaticamente dal robot ogni volta che rientra alla base, finendo in un sacchetto sigillato da 3 litri, sufficiente per circa 60 giorni di utilizzo medio. Il design è curato, minimalista ma non anonimo. La scelta dei materiali è azzeccata, con una combinazione di plastiche opache e lucide che danno una sensazione premium, ma senza inutili orpelli. Non ci sono LED colorati o elementi RGB: tutto è funzionale, anche nei dettagli. La parte superiore del robot ospita tre pulsanti fisici (accensione, ritorno alla base, e pulizia spot), ma il vero cervello operativo è nell’app.
Infine, sotto il cofano del robot troviamo anche un sistema di riconoscimento ostacoli AI + RGB camera, che sfrutta un sensore frontale per rilevare cavi, ciabatte, gambe di sedia e perfino i bisogni dei nostri amici a quattro zampe. I rilevamenti sono agevolati anche da una luce sparaflashata dal robot che consente ai sensori di illuminare le aree più buie o girare in tutta sicurezza anche di notte.
[ngg src=”galleries” ids=”355″ display=”basic_thumbnail”]User Experience
La user experience garantita dal Dreame L40s Pro Ultra segue la strada tracciata dai modelli precedenti, ovvero quella della totale semplice, demandata all’utilizzo dell’applicazione Dreamehome. Per il primo accoppiamento è necessario scansionare tramite smartphone (rigorosamente collegato ad una rete 2,4 Hz) il QR code posto sotto al coperchio frontale, dando il via al pairing. Una volta riconosciuto il dispositivo nell’applicazione, partiremo con la prima mappatura utile a ricreare l’appartamento con le relative stanze e ostacoli. Questa operazione avviene in una sola passata, grazie al sensore LiDAR ad alta precisione che riconosce ambienti, pareti, porte e ostacoli con un dettaglio impressionante. Da questo punto di vista ho notato un netto miglioramento con la già precisa mappatura del Dreame L40 Ultra: questo nuovo modello è riuscito addirittura a rilevare i due balconi, inaccessibili per via delle porte finestre chiuse. Dopo aver costruito la mappa, potremo modificarla a piacimento all’interno dell’applicazione, inserendo aree vietate, tappeti, tende e personalizzando l’ordine di pulizia in modo da aumentare l’efficienza del comando. L’interfaccia dell’app è moderna, chiara e intuitiva: si può vedere la mappa 2D o 3D, programmare pulizie per singole stanze o zone, regolare la potenza di aspirazione e l’intensità del lavaggio. Il tutto con aggiornamenti in tempo reale e notifiche ben fatte. E per chi bazzica con gli assistenti vocali, il dispositivo è facilmente collegabile ad Alexa e Google Home.

Una volta aperte le impostazioni di lavaggio, il Dreame L40s Pro Ultra si dimostra super personalizzabile. Ad esempio, potremo decidere in base al tipo di tappeto se consentire al robot di utilizzare l’acqua o di dedicarsi alla sola aspirazione, ma anche di sollevare i mop o di farglieli lasciare alla base per evitare di bagnare l’area. O, ancora, potremo chiedergli di effettuare una pulizia extra in una zona delimitata manualmente. Il tutto, con un fedele feedback vocale che ci terrà costantemente aggiornati durante le pulizie. Durante i test, il robot si è dimostrato estremamente efficiente: aspira quasi tutto al primo passaggio, grazie all’aumento di potenza di aspirazione, evita in modo intelligente oggetti anche piccoli (cavi, calzini, giocattoli), e non si blocca mai, nemmeno nei passaggi più insidiosi tra sedie e mobili. Il sistema di lavaggio dei pavimenti è tra i più efficaci visti in questa fascia: i due mop ruotano velocemente e vengono premuti verso terra, rimuovendo anche le macchie più ostinate. Ottimo il riconoscimento dei bordi ed i movimenti dei mop e del braccio rotante verso l’esterno quando è necessario. La tecnologia EasyLeap consente all’L40s Pro Ultra anche di superare due gradini per un totale di 40 mm di altezza (rispettivamente 22 mm il primo e 18 il secondo): in presenza di uno o due gradini compatibili è sicuramente una manna dal cielo, ma ho notato che in altre situazioni tende ad incaponirsi senza riuscire a superare l’ostacolo (come nel caso degli incastri di una porta finestra). Fortunatamente, ciò accade solamente alla mappatura dell’appartamento, perché dalla volta successiva saprà di non poter superare quell’ostacolo.
Mettendo insieme i pezzi, dopo la mappatura e la seconda pulizia, il Dreame L40s Pro Ultra registra circa 67 metri quadrati di superficie pulita in 78 minuti (in cui conteggiare anche una piccola passata extra) con autonomia residua del 39%. Le performance in pulizia sono molto simili all’L40 Ultra e all’X40 Ultra Complete, ma l’autonomia residua risulta ben più bassa, anche a causa della pulizia extra che ha richiesto più potenza e di probabili ottimizzazioni firmware necessarie (da notare che l’autonomia dichiarata è di circa 195 minuti). Al netto di capire se in futuro ci saranno ottimizzazioni legate all’utilizzo della batteria, un altro piccolo difetto è il rumore: se durante l’aspirazione non lo si percepisce nemmeno, quando lava e asciuga i mop lo si sente anche tanto, disturbando eventuali attività di remote working o chiamate. Nulla di drammatico, ma da tenere in conto. Nel complesso, però, l’esperienza d’uso è la solita conferma positiva: una volta configurato, lo si dimentica – nel senso buono del termine.

