Passiamo otto, dieci, a volte dodici ore al giorno incollati a uno schermo, e la sera gli occhi bruciano come se avessimo fissato il sole. Non è una novità, ma è uno di quei problemi che la tecnologia ha contribuito a creare e che ora prova, goffamente, a risolvere con altra tecnologia.

Renpho Eyeris 3 – Recensione

Un marchio che ha fatto della cura della persona il suo terreno di gioco

Renpho non è un nome nuovo per chi segue il settore degli health gadget (dispositivi elettronici per il benessere personale). L’azienda si è costruita una reputazione soprattutto grazie alle bilance smart e ai dispositivi per il monitoraggio della composizione corporea, un mercato affollatissimo dove è riuscita comunque a ritagliarsi uno spazio importante vendendo su Amazon a volumi enormi. Negli ultimi anni il catalogo si è allargato ai massaggiatori, prima quelli per il collo e la schiena, poi quelli per il viso e gli occhi.

L’Eyeris 3 è l’ultima iterazione di una linea che ha già visto almeno un paio di modelli precedenti, e si presenta come il tentativo di mettere insieme tutto quello che un dispositivo del genere può fare: digitopressione, calore, vibrazione, raffreddamento e persino il controllo vocale. Non è un prodotto medicale, sia chiaro, e Renpho stessa lo presenta come uno strumento di relax piuttosto che una soluzione terapeutica. Detto questo, il posizionamento è chiaro: rientra nella fascia media dei dispositivi di benessere personale, quella di chi cerca un attimo di pausa dopo una giornata di lavoro al computer senza dover prenotare un massaggio vero.

Una maschera che sembra un casco da sci e non se ne vergogna

La prima cosa che si nota aprendo la scatola è che l’Eyeris 3 non prova a nascondere quello che è: un oggetto ingombrante, pensato per stare comodamente appoggiato sul volto mentre si è sdraiati, non certo per essere indossato in giro per casa con disinvoltura. La scocca esterna è in ABS (plastica rigida comune nell’elettronica di consumo), mentre la parte che va a contatto con il viso è rivestita in pelle sintetica, morbida al tatto e, soprattutto, facile da pulire con un panno umido: un dettaglio che chi soffre di pelle grassa o suda facilmente apprezzerà.

Le dimensioni dichiarate sono di 26 x 15,4 x 11 centimetri per un peso di 348 grammi senza il cuscinetto in gel rinfrescante, che si aggiunge come accessorio removibile. Non è leggerissimo, ma nemmeno pesante al punto da risultare fastidioso durante una sessione da sdraiati: il problema, semmai, si pone se lo si prova da seduti con la testa dritta, perché lì il peso si fa sentire sul naso e sulle tempie dopo qualche minuto.

Nella confezione si trova il dispositivo vero e proprio, il cuscinetto gel per il raffreddamento (da tenere in frigo prima dell’uso, un accorgimento non scontato ma efficace), il cavo di ricarica USB-C e il manuale con le istruzioni per l’attivazione dei comandi vocali. Non c’è una custodia da viaggio rigida, il che è un peccato per un prodotto che, vista la sagoma, avrebbe bisogno di una protezione più seria di una semplice federa in tessuto se si vuole portarlo in valigia.

Dal punto di vista progettuale, la scelta più interessante è quella della zona di contatto allargata rispetto ai modelli precedenti della gamma: copre non solo gli occhi ma arriva a coprire anche le tempie, così da estendere il massaggio a una parte della testa spesso coinvolta nelle cefalee tensive. È un’idea sensata, anche se resta da vedere quanto sia davvero efficace nella pratica, più che nella teoria del comunicato tecnico.

Dieci punti di pressione, tre livelli di calore e un assistente vocale che risponde al nome di Eyeris

Accendere l’Eyeris 3 è questione di un pulsante, ma la parte più curiosa è il sistema di controllo vocale: basta pronunciare “Hi Eyeris” per attivare uno dei diciotto comandi disponibili, con cui regolare calore, pressione, vibrazione e riproduzione audio senza toccare nulla. Funziona? Sì, abbastanza bene, anche se non è raro dover ripetere il comando una seconda volta se l’ambiente non è silenzioso, e onestamente per chi si sente a disagio a parlare da solo con un accessorio da massaggio resta un’opzione più curiosa che indispensabile: il pulsante fisico e l’app fanno lo stesso lavoro senza il fattore imbarazzo.

Il cuore del sistema di massaggio lavora su dieci punti di agopressione (pressione mirata su punti specifici del volto, mutuata dalle pratiche di digitopressione orientali) intorno a occhi e tempie, con tre livelli di calore regolabile: 40, 42 e 45 gradi. Il calore si percepisce fin dai primi secondi, forse anche troppo se si sceglie subito il livello massimo, quindi conviene partire basso e salire con calma. La vibrazione può essere disattivata del tutto, una scelta che apprezzo perché rende l’esperienza molto meno “meccanica” per chi cerca solo calore e pressione senza il ronzio di sottofondo.

La connettività Bluetooth permette di collegare il dispositivo allo smartphone per ascoltare la propria musica o i podcast direttamente dagli altoparlanti stereo integrati, oltre ai suoni della natura preimpostati. La qualità audio non è quella di un paio di cuffie dedicate, ma per un sottofondo rilassante durante la sessione fa il suo dovere.

Sul fronte autonomia, la batteria da 1500 mAh garantisce tra i 90 e i 240 minuti di utilizzo a seconda delle funzioni attive: ovvio che tenere calore, vibrazione e Bluetooth accesi contemporaneamente prosciughi la carica molto più in fretta rispetto a un uso essenziale. La ricarica completa via USB-C richiede circa 90 minuti, tempi nella media per questo tipo di accessori. C’è anche uno spegnimento automatico dopo 20 minuti, utile per chi rischia di addormentarsi durante l’uso, cosa che, va detto, capita più spesso di quanto ci si aspetti.

Tra i limiti reali segnalo la scarsa praticità per chi porta gli occhiali, dato che vanno tolti per forza, e la sensazione di “casco” che alcuni potrebbero trovare claustrofobica nei primi utilizzi. Il rumore del motore per la vibrazione, seppur contenuto, è comunque percepibile in un ambiente silenzioso.

Vale la pena portarselo in salotto la sera?

L’Eyeris 3 non promette miracoli e, a onor del vero, non li mantiene nemmeno: resta un dispositivo di relax, non una cura per la vista affaticata cronica. Detto questo, fa bene quello che dice di fare: quindici minuti con calore, digitopressione e magari un po’ di musica di sottofondo sono un momento di pausa concreto, soprattutto a fine giornata dopo troppe ore davanti a un monitor. La cura nei dettagli, dal gel rinfrescante removibile al controllo vocale, mostra che Renpho ha lavorato su un prodotto maturo e non su un aggiornamento cosmetico del modello precedente. Il prezzo si colloca nella fascia medio-alta della categoria, e li si giustifica soprattutto con la ricchezza di funzioni piuttosto che con un singolo elemento rivoluzionario.