C’è un momento, sfogliando il catalogo di qualsiasi grande brand di bici elettriche, in cui tutto comincia a sembrare uguale: frame in alluminio grigio, display monotono, cerchi da 26 pollici, stesso manubrio piatto. Fiido ha deciso di rompere questa uniformità in modo piuttosto radicale. Il brand cinese, fondato con l’obiettivo esplicito di rendere la mobilità elettrica accessibile a tutti senza sacrificare la qualità, ha costruito negli anni una reputazione solida nel segmento delle e-bike compatte e pieghevoli. La M1 Pro ne è il modello di punta, arrivato nel 2025 a una terza iterazione completamente rivista rispetto alle versioni precedenti. Non si tratta di un semplice aggiornamento cosmetico: la generazione 2025 porta con sé componenti nuovi, una filosofia estetica più coraggiosa e alcune scelte tecniche che la posizionano in modo interessante in un mercato sempre più affollato.
Fiido M1 Pro – Recensione

Retrò, ma in chiave moderna
La confezione della Fiido M1 Pro arriva in un grande cartone ben imbottito. La bici è parzialmente pre-assemblata: il manubrio, il sellino, i pedali e le luci richiedono un montaggio finale che, stando ai feedback degli utenti, può essere completato anche da chi non ha esperienza tecnica nell’arco di una mezz’ora. Nella scatola si trovano la chiave per i dadi, il caricabatterie da 48V 2A e il manuale in più lingue. Passando al prodotto vero e proprio, la prima cosa che colpisce è il design. Fiido non ha lesinato sull’identità visiva: la M1 Pro 2025 si ispira apertamente alle moto da fuoristrada degli anni Sessanta e Ottanta, con una palette cromatica che gioca su contrasti netti e pneumatici con fiancata beige chiaro – un dettaglio estetico decisamente insolito nel panorama delle e-bike pieghevoli. Il telaio in lega di alluminio ha un profilo squadrato e muscoloso, lontano dall’anonimato di molti competitor. È una bici che si nota, nel bene e nel male: chi ama l’estetica vintage la troverà irresistibile, chi preferisce un look discreto probabilmente passerà oltre.
Le dimensioni sono quelle di una fat bike compatta: ruote da 20 pollici con pneumatici CST da 4.0 pollici di larghezza, un’impronta a terra generosa che comunica immediatamente robustezza. Il peso si attesta intorno ai 27 kg con batteria inclusa – non è certamente una bici da portare su per le scale tutti i giorni, ma la funzione di piega esiste e risulta utile per il trasporto in auto o per riporla in spazi stretti. Una volta piegata, la larghezza scende a circa 45 cm. I materiali sono in linea con le aspettative di fascia media-alta: il telaio in alluminio è solido e ben rifinito, anche se il routing esterno dei cavi – una scelta condivisa da molti modelli in questa fascia – fa storcere il naso a chi ama l’ordine visivo. Sul piano funzionale, però, i cavi esterni semplificano la manutenzione ordinaria. Le forcelle anteriori idrauliche a doppia corona garantiscono 80 mm di escursione, affiancate da un ammortizzatore posteriore che completa la dotazione a doppia sospensione. I freni sono idraulici a quattro pistoni, una scelta che fa capire come Fiido abbia voluto alzare l’asticella rispetto alle versioni precedenti. Il display LCD a colori sul manubrio è leggibile anche in piena luce, le luci anteriori e posteriori sono integrate di serie, così come il parafango e il portapacchi posteriore.
La sella rimane uno dei punti deboli sul piano del comfort: abbastanza rigida per i lunghi tratti e difficile da regolare in modo soddisfacente per chi supera il metro e ottanta. La taglia unica del telaio copre una fascia di altezze piuttosto ampia, da 160 a circa 190 cm, ma non accontenterà tutti allo stesso modo.
Pedala, Esplora, Ricarica

Il cuore meccanico della M1 Pro 2025 è un motore brushless posteriore da 250W nominali (con picchi fino a 500W) e 50 Nm di coppia, abbinato al sensore di coppia Mivice S200, uno dei componenti più apprezzati della nuova generazione. Il sensore reagisce in meno di 0,01 secondi ai movimenti del pedale, traducendo lo sforzo fisico in assistenza elettrica in modo fluido e naturale, senza i classici “scatti” che caratterizzano i sistemi con sensore di cadenza entry-level. In sella, la differenza si sente: l’erogazione è progressiva, la risposta immediata. Anche sulle salite, il motore tiene bene, senza cedimenti o surriscaldamenti evidenti nelle sessioni di utilizzo normale.
Il cambio è un Shimano a 7 velocità, affidabile e senza fronzoli. Non è il massimo per chi punta all’efficienza nei percorsi tecnici, ma è più che sufficiente per l’uso misto città-sterrato leggero che è la vocazione principale di questa bici. La trasmissione si aziona con leve TX50 ben posizionate e immediate. L’autonomia dichiarata arriva fino a 87 km in modalità ECO, con la batteria DMEGC da 556,8 Wh estraibile e ricaricabile separatamente – un plus concreto per chi non ha presa elettrica vicino al parcheggio. In modalità normale ci si assesta attorno ai 60-70 km, in sport intorno ai 50: valori realistici e in linea con quanto riportato dai tester sul campo.
La connettività è garantita dall’app Fiido, disponibile per Android e iOS, che consente di monitorare velocità, distanza, livello batteria e storico delle uscite. Non è una piattaforma ricchissima di funzioni, ma copre l’essenziale in modo pulito. La certificazione IP54 per il telaio e IP67 per il sensore di coppia e il display garantisce una buona resistenza all’acqua, sufficiente per uscite sotto la pioggia senza particolari apprensioni.
Sul fronte dei difetti, le sospensioni – pur migliorate rispetto alle versioni precedenti – restano di livello base rispetto a una vera mountain bike full suspension: assorbono bene l’asfalto dissestato e il ghiaietto, ma su un single track tecnico mostrano i limiti. Alcuni utenti segnalano anche un leggero rumore proveniente dalla batteria in inserimento su fondi molto sconnessi. La sella, già citata, è il componente che più spesso viene sostituito dai possessori entro le prime settimane. E per chi dovesse forare lontano da casa: l’assenza di sgancio rapido delle ruote complica non poco l’intervento sul campo.

