Passare da una salute che si cura dopo che il problema è già comparso a una che lo previene prima ancora che si manifesti: è questa, in sintesi, la direzione che Samsung ha indicato durante l’Health Forum organizzato in occasione di Galaxy Unpacked 2026. Al centro della visione, chiamata Connected Care, ci sono i modelli fondazionali per la salute, cioè sistemi di intelligenza artificiale addestrati per leggere i biosegnali (i dati biologici raccolti dal corpo, come battito cardiaco o pattern del sonno) captati dai dispositivi indossabili e trasformarli in informazioni utili e personalizzate per chi li indossa.
Samsung xMAE e HiMAE – l’intelligenza artificiale che legge i segnali del corpo
Connected Care, l’idea di Samsung per la salute digitale del futuro
L’idea alla base di Connected Care è semplice da spiegare anche se complessa da realizzare: un ecosistema in cui il monitoraggio della salute non si limita a registrare dati, ma li interpreta in tempo reale per intervenire prima che un problema si aggravi. Oggi la maggior parte dei dispositivi indossabili raccoglie informazioni come frequenza cardiaca, qualità del sonno e livello di attività fisica, ma il salto in avanti che Samsung sta esplorando riguarda la capacità di un’intelligenza artificiale di dare un senso a quei numeri, incrociandoli e restituendo indicazioni personalizzate su misura per la singola persona.
xMAE e HiMAE: i due modelli di Samsung Research
Il cuore di questo approfondimento sono due modelli di intelligenza artificiale ancora in fase di ricerca, sviluppati da Samsung Research: xMAE e HiMAE. Entrambi lavorano sui biosegnali raccolti dai wearable (i dispositivi indossabili, come smartwatch o fasce fitness) con l’obiettivo di analizzarli in modo continuo, così da restituire un quadro sempre aggiornato dello stato di salute di chi li utilizza. Non parliamo, almeno per ora, di prodotti già disponibili sul mercato, ma di un filone di ricerca che punta a rendere il monitoraggio della salute più accurato rispetto ai sistemi attuali, seguendo parametri come attività cardiaca, sonno e attività fisica.
Quello che mi colpisce di questo tipo di ricerca è quanto il valore aggiunto non stia tanto nel raccogliere dati, cosa che gli smartwatch fanno già da anni, quanto nella capacità di un modello AI di collegarli tra loro e di renderli comprensibili e azionabili per l’utente comune, senza bisogno di un occhio clinico per interpretarli.
Cosa significa per il futuro dei dispositivi indossabili
Se questi modelli dovessero uscire dalla fase sperimentale, il passo successivo sarebbe la loro integrazione negli ecosistemi di dispositivi che già oggi monitorano parametri vitali. È un percorso che si inserisce in un trend più ampio dell’industria tech, dove la salute digitale sta diventando terreno di sperimentazione per l’intelligenza artificiale applicata, con l’obiettivo dichiarato di spostare l’attenzione dalla cura della malattia alla sua prevenzione.
