C’è un’ironia bella e quasi poetica nell’esistenza di 007 First Light. James Bond ha ispirato Hitman – lo ammettono apertamente sia i fan sia gli stessi sviluppatori – e ora IO Interactive, lo studio danese che ha costruito la propria identità attorno ad Agent 47, porta il personaggio originale nel medium videoludico con tutta l’esperienza accumulata in venticinque anni di infiltrazioni silenziose, sandbox da manuale e missioni costruite come orologi a cui si può trovare infinite soluzioni diverse. Il risultato è uscito il 27 maggio 2026 su PlayStation 5, Xbox Series X/S, PC e Nintendo Switch 2, e nei giorni successivi al lancio ha fatto quello che pochi giochi di licenza riescono a fare: convincere la critica internazionale in modo quasi unanime, con un Metacritic intorno all’88 e numerose recensioni utente che non esitano a definirlo il miglior gioco di James Bond mai realizzato. Dopo quattordici anni di assenza del personaggio dai videogiochi, valeva la pena aspettare.

007 First Light – Recensione

Un Navy crewman reclutato, un’agenda nascosta, e il mondo in bilico

James Bond, in 007 First Light, ha ventisei anni e non è ancora una spia. È un aviere della Royal Marina, impulsivo, capace, abituato a fare le cose a modo suo – e questo gli procura guai quasi immediatamente. La storia si apre con una missione in cooperazione con le SAS che va storta in modo spettacolare: l’elicottero viene abbattuto, il team viene disperso, e Bond si ritrova solo su una spiaggia piena di nemici. Invece di aspettare i soccorsi, decide di andare a salvare degli scienziati tenuti in ostaggio nella zona – e lo fa con una disinvoltura che attira l’attenzione di M, interpretata da Priyanga Burford, che lo vuole nel programma 00 appena riattivato.

Da quel momento prende il via una storia di formazione che è anche un thriller di spionaggio globale: agenti rinnegati, tecnologia sperimentale pericolosa, una cospirazione che risale in alto nella gerarchia dello Stato britannico, e Bawma – interpretato e doppiato da Lenny Kravitz nel suo esordio nel mondo dei videogiochi – un signore del mercato nero carismatico e imprevedibile, che gestisce dal suo hub chiamato Aleph una delle reti di traffico d’armi più potenti del mondo. Bawma è esattamente il tipo di villain che il franchise richiede: non semplicemente cattivo, ma convinto della propria visione, con un passato che lo rende comprensibile anche nei suoi momenti più estremi – compreso quello in cui appende Bond e il suo mentore Greenway a testa in giù su una fossa piena di alligatori mentre monologa con tutta la calma del mondo.

Il cast di supporto è costruito con cura. John Greenway – il mentore riluttante di Bond, interpretato da Lennie James – è uno dei personaggi più riusciti dell’intera storia: freddo, competente, profondamente scettico riguardo al giovane recluta che si ritrova ad addestrare, e capace di evolversi in modo credibile nel corso delle quattordici ore che la campagna richiede. Moneypenny, Q – qui reinterpretato come un dandy raffinato e brillantemente eccentrico – e M sono tutti presenti, caratterizzati con personalità distinte, e il progressivo consolidarsi di quelle relazioni costituisce uno degli elementi narrativamente più soddisfacenti dell’intera esperienza. Bond stringe anche amicizia con Cressida e Monroe, colleghi reclute del programma 00, e quelle dinamiche aggiungono un tono più leggero e umano alle fasi di addestramento ambientate al quartier generale dell’MI6.

Il Bond di Patrick Gibson – attore irlandese noto per Dexter: Original Sin – è impertinente, impulsivo, e a tratti genuinamente sgradevole nel modo in cui un ventiseienne convinto del proprio talento può esserlo. Moneypenny lo chiama “un po’ stronzo”, e non è del tutto sbagliato. Ma Gibson calibra bene la performance: nei momenti leggeri c’è il charm naturale del personaggio, nelle scene più pesanti la registrazione emotiva cambia senza sembrare forzata. Quando la storia si fa seria, Gibson regge. E non è un caso se molti utenti dopo aver provato il gioco stiano fortemente suggerendo ad Amazon, ancora in cerca del successore di Daniel Craig per la versione cinematografica del personaggio, il nome dell’attore per il casting dell’agente Bond.

Tornando ai fatti nostri da videogame, il difetto più ricorrente nella narrativa riguarda il villain di secondo livello e alcuni antagonisti minori, che non sempre raggiungono la stessa efficacia di Bawma. La trama, una volta raggiunta la sua forma definitiva, è anche più prevedibile di quanto la prima metà lasci sperare – un mid-game twist ben congegnato non riesce da solo a compensare un ultimo atto che perde parte della tensione costruita con tanta cura nelle ore precedenti.

Hitman con la licenza di uccidere – e molto altro

IO Interactive ha passato venticinque anni a costruire sandbox di infiltrazione in cui ogni missione è un puzzle con decine di soluzioni possibili, e quella competenza si sente in ogni livello di 007 First Light. Il gioco è in terza persona, con un approccio che mescola stealth sociale, esplorazione, combattimento e guida, lasciando al giocatore una discreta libertà su come affrontare ogni situazione. Le missioni di social stealth sono quelle in cui il gioco eccelle in modo più evidente. Un esempio esemplare arriva a metà campagna: Bond deve procurarsi centomila dollari per entrare a un’asta sul mercato nero di Aleph. Può farlo in diversi modi – sedurre un personaggio facoltoso, vincere al tavolo da gioco, rubare, ricattare, o una combinazione di tutte queste cose. Il sandbox si apre, le opzioni si moltiplicano, e la libertà di cambiare approccio a metà percorso se una strada non funziona trasforma ogni obiettivo in un piccolo problema di game design da risolvere autonomamente. Bond può bluffarsi fuori da situazioni difficili – incluso fingersi un tecnico di manutenzione delle porte di un museo – e quei momenti catturano meglio di qualsiasi cutscene cosa significhi essere una spia piuttosto che un soldato.

Il Q-Watch è il gadget principale e funge da detective vision: consente di scannerizzare l’ambiente attraverso i muri, identificare nemici e punti di interazione, e pianificare l’approccio prima di agire. L’arsenale si espande nel corso del gioco con gadget classici del franchise – miniature esplosive, dispositivi di disturbo, strumenti di hacking – e la progressione è calibrata in modo che ogni nuova aggiunta cambi concretamente le possibilità disponibili senza rendere le precedenti obsolete.

Quando il confronto diretto è inevitabile, il gunplay è preciso e soddisfacente: sentire l’impatto dei colpi e la risposta delle armi è uno degli aspetti tecnicamente più curati dell’intera produzione. Il sistema di combattimento corpo a corpo è invece più discontinuo: usare l’ambiente durante uno scontro – scaraventare un nemico contro uno scaffale, usare oggetti di scena come armi improvvisate e disarmare l’avversario prendendo al volo la sua pistola – è visivamente spettacolare e funzionalmente efficace, ma il sistema di contrattacco con gruppi numerosi di nemici si rivela a tratti impreciso e frustrante, con finestre di reazione che non sempre rispondono in modo coerente. Non è un difetto che compromette l’esperienza, ma nelle fasi più concitate degli scontri si percepisce. Vale però sottolineare che il gunplay di 007 First Light si configura come un arcade in tutto e per tutto. In particolare, se da una parte con un colpo secco in testa riusciremo a fare fuori tutti i nemici o quasi, dall’altra gli stessi non riusciranno ad abbatterci se non con una pioggia di proiettili. Da questo punto di vista, sono ben chiare le intenzioni di IO che hanno cercato di salvaguardare lo stealth con questa forma di letalità in mano a Bond, ma lo stesso si poteva fare anche con la mira e l’efficacia dei nemici.

Le sequenze di guida e le set piece d’azione – inclusa una scena su un aereo e una missione che vede Bond guidare un camion della spazzatura per le strade di Kensington – sono il tipo di moments cinematografici per cui il franchise è celebre, e IO Interactive le costruisce con la consapevolezza di chi sa quando è il momento di allentare la tensione dello stealth e concedersi qualcosa di più esplicitamente spettacolare. Tra un livello e l’altro è possibile esplorare liberamente il quartier generale dell’MI6, disseminato di easter egg per i fan del franchise, e interagire con i personaggi secondari in un modo che approfondisce la costruzione del mondo senza rallentare il ritmo complessivo. Diciamo che, tutto sommato, non è nemmeno sbagliatissimo paragonare 007 First Light ad un “Hitman d’azione” votato allo spettacolo, anche considerando la quantità di esplosioni che è possibile innescare tramite barili posizionati esattamente accanto ai nemici o in punti strategici. Rispetto alle avventure dell’Agente 47, che comunque rimane più “pacato” di Bond tanto nelle relazioni interpersonali quanto nei modi di approcciare alle situazioni, qui nessuno ci vieterà di uscire da un posto facendo saltare tutto e tutti in aria, spettacolarizzando la fuga come meglio ci supporta la creatività.

Patrick Gibson sullo schermo, Londra e il mondo sul monitor

Sul piano tecnico, 007 First Light è uno dei giochi visivamente più convincenti del 2026, non tanto per la veste grafica in sé, quanto guardando nel complesso al risultato finale. Le animazioni facciali – un aspetto che spesso tradisce la qualità complessiva di un titolo – sono ottime, con espressioni e micro-movimenti che contribuiscono enormemente alla credibilità delle performance degli attori (tra cui anche qualche cameo interessante che sicuramente avrete visto in giro sui social). Gli ambienti sono densi di dettagli, ogni location ha una personalità visiva distinta, e la varietà geografica della campagna – dalla giungla vietnamita alle strade londinesi, passando per ambienti esotici costruiti con la cura che ci si aspetta dal franchise – regge bene per l’intera durata del gioco. Rimane qualche incertezza sui movimenti del personaggio, ancora un po’ troppo legnoso e apparentemente fuori contesto quando il ritmo si alza (difetto ereditato dalla serie Hitman). Il framerate su PS5 Pro è solidissimo a 60fps, con qualche calo isolato durante alcune cutscene ma mai durante il gameplay. Su PS5 standard la situazione è analoga, con un’ottimizzazione complessiva che si colloca nettamente al di sopra della media dei lanci recenti

La colonna sonora firmata da Lana Del Rey con il brano principale First Light accompagna i titoli d’apertura in modo efficace e perfettamente in tono con l’estetica del franchise, e la soundtrack complessiva alterna tensione e charme con la stessa naturalezza dei film migliori della serie. Il doppiaggio è di qualità elevata su tutta la linea, con Patrick Gibson e Lennie James in particolare che consegnano performance da produzioni cinematografiche di primo livello.