Code Vein II segna il ritorno dell’action RPG in stile anime firmato Bandai Namco Studios e pubblicato da Bandai Namco Entertainment. Disponibile su PS5, Xbox Series X|S e PC, il sequel raccoglie l’eredità del primo capitolo cercando di fare un passo avanti sia sul piano strutturale sia su quello dell’ambizione generale. L’obiettivo è chiaro fin dai primi minuti: espandere l’universo narrativo dei Revenant, rendere il gameplay più flessibile e avvicinarsi, senza mai copiarli apertamente, ai riferimenti più blasonati del genere soulslike.

Il risultato è un gioco che punta forte sull’identità visiva anime, su una personalizzazione molto spinta e su un sistema di combattimento che resta accessibile senza rinunciare a una certa profondità. Code Vein II non vuole essere una rivoluzione, ma un’evoluzione ragionata, pensata soprattutto per chi ha apprezzato il primo episodio e ne chiedeva di più in termini di varietà e respiro.

Code Vein II – Recensione

Un mondo sospeso nel tempo

La storia di Code Vein II si muove ancora una volta in un mondo post-apocalittico, devastato da eventi che hanno trasformato l’umanità in Revenant, esseri immortali costretti a nutrirsi di sangue. Questa volta, però, la narrazione introduce un elemento centrale: il viaggio nel tempo. Senza fare troppi spoiler, il protagonista viene coinvolto in una missione che lo porta a spostarsi tra presente e passato, nel tentativo estremo di cambiare il corso degli eventi che hanno condannato il mondo a un lento collasso. L’obiettivo è, quindi, estremo e deciso: porre rimedio alle cause che hanno gettato l’umanità in questo abisso, avvalendosi delle capacità dei comprimari che ci accompagneranno lungo l’arco narrativo.

L’ambientazione alterna rovine urbane, città sepolte, strutture gotiche e zone naturali corrotte, mantenendo un tono cupo ma stilizzato. Il mondo di gioco è più ampio rispetto al primo capitolo e prova a raccontarsi non solo attraverso i dialoghi, ma anche tramite scenari e frammenti narrativi sparsi. I personaggi che affiancano il protagonista svolgono un ruolo importante, sia sul piano narrativo sia durante il gameplay, ma non tutti riescono a lasciare il segno allo stesso modo.

Questo andirivieni tra passato e presente si sviluppa in circa 40-50 ore, con missioni secondarie che approfondiscono il background del mondo e dei compagni, avvicinandosi, da questo punto di vista, soprattutto ad un action RPG che ad un soulslike vero e proprio. Anche se nel complesso la storia imbastita dalla software house ha buone idee e momenti riusciti, soffre di una scrittura non sempre incisiva, che tende a dilungarsi o a spiegare troppo, smorzando l’impatto emotivo di alcune svolte narrative. Anche qui siamo di fronte ad un tentativo di prendere un po’ le distanze dalle mode del momento che vedono, al contrario, una storia centellinata o da ricostruire tramite piccoli indizi. In Code Vein II, abbiamo a che fare con personaggi realmente “presenti” nel mondo di gioco, con le proprie idee e motivazioni, e salvo alcune linee di dialogo o riflessioni eccessivamente lunghe, per buona parte dell’avventura rappresenta un punto a favore.

Combattere sperimentando

Il cuore di Code Vein II resta il gameplay, che riprende le basi del primo episodio cercando di renderle più fluide e flessibili. Il sistema di combattimento è in tempo reale, basato su schivate, gestione della stamina e attacchi leggeri e pesanti. Le armi disponibili sono numerose e molto diverse tra loro, permettendo approcci più aggressivi o difensivi a seconda dello stile scelto. Torna il sistema delle Blood Code, che consente di cambiare classe e abilità anche a partita inoltrata, favorendo la sperimentazione continua. È uno degli aspetti più riusciti del gioco: la possibilità di modificare build e strategie senza vincoli rigidi rende l’esperienza meno punitiva e più creativa rispetto a molti soulslike tradizionali. Tra le novità, invece, possiamo evidenziare l’utilizzo di Formae per equipaggiare abilità offensive e difensive tramite l’utilizzo di Ichor, ed un sistema più complesso e profondo della gestione degli alleati – non avremo mai un vero e proprio party, ma qualche aiuto in battaglia più sofisticato di semplice IA di supporto.

Per il resto, la struttura del combattimento di Code Vein II rimane pressochè invariata, sicuramente profondissima per consentire sperimentazioni, ma non rivoluzionaria. In particolare, detto di un level design che non fa molto per rimanere impresso nella memoria del videogiocatore più navigato, ciò su cui davvero si potrebbe migliorare con qualche patch futura è il feedback dei colpi, non sempre chiaro o soddisfacente, soprattutto contro nemici comuni, e alcune animazioni risultano poco incisive. L’impressione comune che ci accompagnerà durante l’arco narrativo è che spesso e volentieri giungeremo ad un KO pensando di avere poche colpe, vuoi per imprecisioni delle hitbox, vuoi proprio per l’assenza di quei feedback visivi che aumentano la consapevolezza del videogiocatore in giochi di questo tipo. L’intelligenza artificiale degli avversari tende a ripetersi, rendendo certi scontri prevedibili dopo qualche ora. Anche il bilanciamento non è sempre impeccabile: alcune combinazioni di abilità risultano nettamente più efficaci di altre, riducendo la varietà reale nelle fasi avanzate del gioco. Infine, sebbene la presenza dei compagni controllati dall’IA aggiunga supporto tattico, può anche togliere tensione agli scontri, rendendo alcune sezioni meno impegnative del previsto. A tal proposito non sembra aiutare nemmeno il level design, spesso studiato solo per aumentare la varietà delle ambientazioni più che la curva di difficoltà.

Anime style con qualche inciampo

Dal punto di vista tecnico, Code Vein II punta tutto su uno stile anime marcato, con personaggi ben caratterizzati e un uso deciso di colori e contrasti. Il design dei Revenant e dei boss è spesso ispirato e riconoscibile, mentre le ambientazioni, pur suggestive, finiscono talvolta per sembrare ripetitive a causa del riutilizzo di asset e strutture simili. Il comparto audio accompagna bene l’azione, con una colonna sonora coerente con il tono dark-fantasy del gioco, anche se difficilmente memorabile. Il doppiaggio è convincente, soprattutto nelle scene principali, ma non sempre riesce a compensare una scrittura altalenante.

I problemi maggiori emergono sul fronte dell’ottimizzazione. Su tutte le piattaforme si evidenziano cali di frame rate, stuttering e caricamenti non sempre fluidi, elementi che incidono negativamente soprattutto durante i combattimenti più concitati. Non sono difetti tali da rendere il gioco ingiocabile, ma abbastanza frequenti da rompere l’immersione. L’assenza di una modalità multiplayer cooperativa limita ulteriormente il potenziale del titolo, soprattutto considerando quanto il gioco sembri strutturato per essere affrontato anche in compagnia.