Può un gioco come The Callisto Protocol essere considerato “fuori standard”? Sotto diversi punti di vista, sì. Il gioco realizzato da Striking Distance Studios, che a distanza di circa 2 anni dall’uscita si attesta su una media score review poco più che sufficiente, è un “semplice” quanto essenziale survival in terza persona, da molti considerato l’erede di Dead Space sia per il peculiare gameplay proposto che per l’attenzione tecnica riposta in fase realizzativa. È un gioco lineare, non ha una mappa liberamente esplorabile, collezionabili da raccogliere, né vere e proprie skill del personaggio… Ma ciò non vuol dire che non sia un buon titolo, anzi. Ma, allora, perché è stato così bistrattato da critica e pubblico? Bella domanda, al netto degli indubbi difetti, tutti perdonabili.

The Callisto Protocol – Recensione

Benvenuto a Callisto

Se siete appassionati di survival e avete già giocato Dead Space, l’incipit del gioco non vi dirà nulla di particolarmente originale. Jacob Lee è un fattorino aerospaziale che, a seguito di un tentato abbordaggio, è costretto ad un atterraggio di emergenza su Callisto, in particolare nei pressi della prigione di alta sicurezza Black Iron. Come potevamo immaginare, l’accoglienza del pilota dell’UJC Caronte sul satellite di Giove non sarà delle migliori, preso di forza dal Capitano Ferris e buttato in gabbia assieme agli altri detenuti senza alcuna possibilità di spiegare le proprie ragioni. Così, dopo aver forzatamente subito un intervento chirurgico per l’impianto del CORE da parte della dottoressa Mahler, ci ritroveremo senza mezzi termini a pianificare l’evasione dal carcere assieme ad un altro personaggio di supporto, Elias. The Callisto Protocol non ci mette praticamente nulla a dare il via alla trama, tanto che fin dall’incipit del gioco ci verranno serviti tutti (o quasi) gli ingredienti principali dell’arco narrativo: prigionieri impazziti, sicurezza corrotta, strani esperimenti e la stringente necessità di evadere da quel maledetto, folle, posto.

In un contesto di assoluta confusione, capiremo fin da subito che Jacob Lee non ha nulla del soldato-eroe, le munizioni scarseggiano e dovremo fare affidamento spesso e volentieri alle schivate per evitare gli attacchi nei nemici e a forti manganellate sui denti per avere la meglio sugli stessi, mentre Elias ci dirà, di volta in volta, dove andare e cosa fare per fuggire da Black Iron. È proprio nella sua anima guidata e derivativa che The Callisto Protocol attinge da Dead Space, con quei movimenti goffi e incerti di Jacob che ricordano molto da vicino le movenze di Isaac Clarke, nonché la costante necessità di raggiungere aree specifiche della zona come laboratori e infermeria, passando per stretti corridoi, ascensori non funzionanti e claustrofobiche griglie di ventilazione. L’atmosfera è senz’altro uno degli elementi cardine del gioco targato Striking, così densa di tensione e ricca di espedienti audio da risultare una tra le opere horror meglio riuscite dell’ultimo decennio. Tra nemici che spuntano dai cunicoli, attentati vari e finte presenze nei paraggi, saremo costretti a tenere sempre alta la tensione e l’attenzione nella speranza di non muovere mai un passo falso che potrebbe costarci salute o preziose munizioni. Trattandosi di un survival, The Callisto Protocol non esagera con la presenza di regali per ripristinare le cartucce o la salute di Jacob, ereditando dal genere un semplice ma funzionale sistema di miglioramento delle bocche da fuoco utilizzando il REFORGE, una sorta di stampante 3D in grado di effettuare l’aggiornamento delle armi o la produzione di munizioni ed iniettori di salute.

Tanti modi per morire…e uccidere

Quella che a tutti gli effetti si configura come un’avventura in terza persona assolutamente lineare sia nello scorrimento della trama che del level design stesso (l’andirivieni c’è, ma fortunatamente non è pesante come in Dead Space) dimostra spesso di sfoderare idee intelligenti per lasciare all’utente ampi spazi di manovra. Ad esempio, durante i combattimenti molte situazioni possono essere affrontate con furbizia, magari sfruttando elementi dello scenario come ventole e turbine per spedire al macello i nemici provocando fontanelle di sangue, chiodi sulle pareti per appendere i mostri, o anche lanciando gli uni contro gli altri utilizzando il GRP, un guanto gravitazionale che consente di attirare a sé nemici e oggetti presenti entro un certo raggio. La stessa libertà di agire per togliersi dagli impicci in situazioni scomode la si denota anche in fase di esplorazione: sebbene non vi sia alcuna missione secondaria da portare a compimento, in alcune aree sarà possibile prendere un corridoio opzionale per raccogliere munizioni, oggetti da rivendere al REFORGE per pagarsi le stampe o addirittura schemi per nuove armi, dato che non tutto l’arsenale ci verrà consegnato seguendo il percorso principale. Combinando le cose, quello che apparentemente sembra un survival horror in cui c’è solo da alternare il manganello alla pistola per preservare munizioni, dopo un paio di ore diventa un gioco dal complesso combat system, fatto di schivate stilisticamente convincenti (mai farne due in successione nella stessa direzione), poteri gravitazionali da usare in modo intelligente e fucilate agli immancabili tentacoli dei nemici che, se non prontamente uccisi, trasformeranno i mostri in creature ben più potenti.

Al netto di una curva di difficoltà equilibrata, The Callisto Protocol diventa più complesso soprattutto nella seconda parte dell’avventura, a seguito di un evento di trama piuttosto interessante che ci farà mettere le mani su una nuova tuta, dotata, tra l’altro, di più slot inventario. È in questa fase che si avvertono i maggiori problemi del gioco targato Striking, come la chiusura forzata all’interno di aree in cui si viene assaliti da diversi nemici o l’impossibilità di correre in alcuni corridoi senza una valida spiegazione, magari mentre si viene accerchiati da mostri inferociti. Queste ultime occorrenze sono forse le cose più fastidiose di un gameplay comunque un po’ goffo e macchinoso, che con un po’ più di attenzione per i dettagli avrebbe potuto garantire un’esperienza lievemente migliore. Ad esempio, perderemo molto tempo a stampare munizioni semplicemente perché non è possibile indicare il numero di stampe desiderato, oppure finiremo col raccogliere oggetti inutili nel tentativo di collezionare dallo scenario gli item desiderati. Anche il menu delle armi poteva essere realizzato meglio, magari con una struttura radiale più veloce ed intuitiva.

Ultimo lavoro?

Se dopo aver superato i titoli di coda della campagna principale (durata di circa 8-10 ore) ne vorrete ancora un pochino, allora dovreste avviare dalla schermata principale una modalità alternativa oppure Ultima Trasmissione, il DLC che in una manciata di ore aggiuntive si prende il compito di spiegare il finale e fare ulteriori approfondimenti circa gli esperimenti condotti su Callisto. Per quanto breve e derivativo, l’ultimo lavoro di Jacob racconta un viaggio fatto di flashback, illusioni e confessioni, in cui fanno capolino nuovi nemici e modi per esplorare le ultime aree ignote del centro di ricerca.

Tra cunicoli, strettoie, corridoi e griglie di ventilazione, passando per pseudo fogne, laboratori e persino una scampagnata all’esterno, The Callisto Protocol si guadagna i titoli di coda con sufficiente tensione e coinvolgimento, durante un viaggio in cui mette in mostra i muscoli di un comparto grafico davvero importante e solidissimo, nonché in grado di trasmettere la giusta sensazione di disagio e smarrimento in merito agli eventi che ci accadranno accanto. Ottima anche la stabilità del framerate e l’ottimizzazione in generale, che consente di girare a dettagli medio-alti su macchine non di primo pelo, garantendo comunque un eccezionale livello qualitativo. In un contesto di assoluta precisione e cura, molta è invece la delusione per il doppiaggio italiano, sconsigliato in virtù di un sync del labiale decisamente infelice che finisce col non rendere giustizia alle scene di intermezzo, molto più godibili in lingua inglese. Applausi a scena aperta per gli effetti audio, invece: una chicca, nel complesso, da godere rigorosamente indossando un buon headset.

Ulteriori informazioni

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VALUTAZIONE
8
Commento finale
The Callisto Protocol è la prova che per proporre un'ottima esperienza non è necessario rimpinzare un gioco di collezionabili, area sconfinate e complessi alberi di crescita. Nella sua semplice ed essenziale linearità mette sul piatto tutti gli ingredienti di un ottimo titolo, a partire da un combat system interessante e complesso, per quanto a tratti frustrante, passando per un level design che regala tanti momenti ispirati. Ideale per prendersi una pausa dai molti recenti giochi inutilmente lunghi.
PRO
Ottima atmosfera
Comparto tecnico impressionante
Combat system convincente
CONTRO
A tratti, i combattimenti risultano frustranti

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