Nonostante i clamorosi successi dei vari Max Payne e Control, mai come in Alan Wake Remedy ha dimostrato di poter realizzare un capolavoro di sceneggiatura e regia semplicemente fuori dalla portata dei più. Se già nel primo episodio la storia dello scrittore era riuscita a catturare le nostre menti con estrema facilità, gettandoci nel profondo abisso di un lago (poi rilevatosi oceano, cit.) senza apparente possibilità di uscita, la nuova spirale di oscurità che travolge il protagonista in Alan Wake 2 si rivela ancor più cupa e terrificante, trasmettendo al videogiocatore quel senso di impotenza vissuto dagli stessi attori del copione che, senza sosta, tentano invano di chiudere un loop quantomai ingiusto e disonesto. Con mio sommo dispiacere, la recensione di Alan Wake 2 arriva dopo quasi 6 mesi esatti dalla pubblicazione del titolo, avvenuta a fine ottobre su PC e console di nuova generazione, per un motivo ben preciso che indicherò nel corso dell’articolo… ma l’attesa ne è valsa davvero la pena.

Alan Wake 2 – Recensione

La realtà è apparente

Cercando di fare meno spoiler possibili, Alan Wake 2 catapulta il videogiocatore nuovamente in quella Bright Falls che abbiamo amato e odiato nel primo capitolo, per una storia che intende continuare la precedente mescolando nuove informazioni e ulteriori variabili oscure alla già articolata trama promossa con la pubblicazione del primo libro di Alan. I primi elementi a fare da punto di contatto con l’episodio 1 provengono già dall’incipit, che vedrà un moribondo (poi rivelatosi essere l’agente Nightingale) preda di un rituale eseguito proprio a Cauldron Lake, scenario dei tanti eventi precedenti. Stavolta, però, l’avventura comincerà nei panni di Saga Anderson, agente FBI chiamata ad indagare sul misterioso accadimento. Se un cadavere senza cuore, una setta in un bosco e un lago a far da scena del crimine potrebbero già essere ingredienti sufficienti per mettere in piedi un gioco tripla A, sappiamo che con un certo Alan Wake di mezzo le cose sono destinate a complicarsi ancor di più, tanto che ben presto la storia di Saga e quella dello scrittore cominceranno ad incrociarsi grazie alla Sovrapposizione, un particolare scenario posto tra la realtà (o quantomeno quella spacciata per tale) e il Luogo Oscuro, l’“altra realtà” parallela da cui Alan non riesce ad uscire.

Arrivando ai titoli di coda, capiremo che con Alan Wake 2 Remedy ha cercato di adempiere ad almeno tre compiti: provare a spiegare gli accadimenti del primo Alan Wake, proseguire la sua storia ed infine creare un multiverso che coinvolge – almeno anche – Control (processo ufficialmente avviato con il DLC AWE). Il termine “multiverso” non è usato impropriamente per diverse ragioni. Anzitutto c’è un fattore di trama, in cui effettivamente vengono presentati più strati del presente: la presunta realtà, il Luogo Oscuro, il futuro che si manifesta tramite loop e che si cerca a sua volta di cambiare con le azioni compiute nel presente che vive ciascun personaggio. C’è, poi, un parterre de rois da brividi che, al di là dei grossi nomi degli attori che hanno prestato voce e fattezze, dona continuità al progetto Remedy attraverso i vari titoli: Shawn Ashmore nei panni dello sceriffo Tim Breaker (con menzione al suolo ruolo in Quantum Break), Sam Lake dona finalmente un volto ad Alex Casey (ma è ancor più palese l’ispirazione a Max Payne) e David Harewood come Warlin Door di ritorno dalla sua presenza in Control. C’è anche spazio per un velocissimo cameo di Courtney Hope, e quindi di Jesse Faden, come una misteriosa donna dai capelli rossi il cui coinvolgimento nella trama rimane da scoprire.

Nonostante la buona riuscita della missione principale di Alan Wake 2, che effettivamente riesce a far luce su parte dei misteri che coinvolgono direttamente lo scrittore, questo titolo può considerarsi a tutti gli effetti il punto di partenza per la definizione di un nuovo ecosistema in cui Remedy intende collocare tutti i suoi personaggi, in un contesto che possiede diversi temi ed elementi ricorrenti, magari chiamati o percepiti in modo diverso dai vari protagonisti, come i salti temporali, gli oggetti del potere, i parautilitaristi e tanto altro. Non è un caso se al termine dell’avventura rimarremo ancora con diversi punti aperti su quanto visto e sul destino degli altri personaggi, che mi piacerebbe esplorare in avventure successive (su tutti, il filone che coinvolge Breaker e Door sembra proprio un incipit per un nuovo titolo).

La luce per sconfiggere l’oscurità

Se la qualità narrativa non rappresenta una vera sorpresa, lo stesso non si può dire, invece, dell’ottimo impianto ludico di cui è dotato Alan Wake 2, quasi completamente stravolto rispetto alla prima avventura. Il gameplay dell’ultima fatica Remedy può essere infatti scomposto in più parti. Inizialmente, l’avventura di Saga Anderson e quella di Alan Wake seguiranno filoni molto diversi da loro, che vedranno l’agente FBI impegnare l’utente in sequenze molto più action rispetto allo scrittore. Saga sarà impegnata fin da subito con l’indagine a Bright Falls, e con il suo personaggio avremo il compito di mettere assieme gli indizi raccolti, formulare deduzioni ed estrapolare nuovi elementi per mezzo della profilazione dei vari personaggi coinvolti, il tutto in uno spazio metafisico (un altro, esatto!) che Saga chiama “spazio mentale”, con tanto di lavagna e scaffale con i vari fascicoli. Dall’altra parte della barricata, e del tempo, Alan continuerà nel suo intento di uscire dal Luogo Oscuro riscrivendo la sua storia, vedendosi però costretto a vagare in quello spazio alla mercè di Door e delle ombre in grado di riconoscerlo. L’esperienza con lo scrittore sarà quindi molto più cervellotica rispetto all’incedere più action e lineare di Saga, ma da un certo punto in poi anche Alan Wake sarà costretto all’azione contro i cittadini corrotti dalla Presenza Oscura.

In ogni caso, le esperienze vissute dai due protagonisti restano molto diverse tra loro, e vedranno Alan “giocare con la luce” per trovare il bandolo della matassa nel cangiante e labirintico Luogo Oscuro, in una serie di enigmi ambientali da risolvere con una torcia speciale, e Saga girovagare nei dintorni di Bright Falls alla scoperta di casi secondari in grado di potenziare il proprio equipaggiamento. Comunque, al netto di un gameplay molto più riflessivo e mutevole rispetto al precedente capitolo, la componente action di Alan Wake 2 è stata rivista per dare maggior peso alla necessità di sparare ai punti vitali dei corrotti, evidenziati dopo aver puntato la torcia contro gli stessi. Per il resto, non ci sono molte differenze: anche in questo caso avremo a disposizione una manciata di armi con poche munizioni e bengala, ma la gestione dell’inventario risulta un po’ scomoda, perlomeno su PC, rendendo lente azioni importanti come la cura del personaggio. Anche la gestione della batteria della torcia elettrica non è tra le scelte più felici del gameplay, demandata ad una segmentazione dell’autonomia che spezza l’attivazione del potenziamento dopo aver esaurito una porzione della carica residua.

Dalla pellicola al poligonale

Passando al lato tecnico giunge anche il motivo per cui la recensione arriva su NextGenTech dopo 6 mesi dal lancio ufficiale di Alan Wake 2. Così come Control, anche l’ultima fatica Remedy su PC mostra il fianco a notevoli problemi di ottimizzazione che rendono impossibile su molti sistemi, anche recenti, il corretto caricamento delle texture. Ciò si traduce nella visualizzazione di elementi dello scenario e personaggi del tutto sfocati, equiparabili agli standard grafici del glorioso periodo Playstation 2, ovviamente imperdonabile per un titolo odierno e di questa portata. A complicare il tutto ci pensa anche la scelta commerciale di non pubblicare il gioco in versione fisica, costringendo gli utenti ad acquistare copie digitali: una forzatura su console, e un grosso rischio su PC, per il motivo precedente. Così, come somma delle due cose, mi sono ritrovato ad inserire Alan Wake 2 nel mio personalissimo backlog di titoli da giocare nel futuro, e ciò è stato possibile adesso grazie al periodo di prova con l’ASUS ROG Strix Scar 18, un super laptop dotato di NVIDIA GeForce RTX 4090 che mi ha permesso di giocare a dettagli massimi senza alcun problema (seppur con il ray tracing disattivato).

Come dicevo nell’incipit, ne è valsa comunque l’attesa, non solo per l’incredibile esperienza ludica che regala il gioco, ma anche per poter apprezzare appieno la qualità del suo comparto grafico, impreziosito da curatissime scene filmate con gli attori reali, sapientemente mescolate alle cutscene realizzate con il motore di gioco. Tanto importante la parte grafica, quanto encomiabile il lavoro svolto in termini audio, in cui eccelle tutto, dagli effetti ambientali (vitali in un titolo come questo) alle musiche, passando per la qualità del doppiaggio.

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VALUTAZIONE
9
Commento finale
Sarà riuscito Alan Wake a riscrivere il suo finale, rendendolo finalmente definitivo e libero? Come si evolveranno le vicende degli altri protagonisti? Come sono collegati tra loro i fili di questa complessa e profonda trama oscura? Non credo che Remedy ci darà tutte le risposte che cerchiamo, ma l’unica certezza che rimane dopo aver completato Alan Wake 2 (impreziosito dall’esperienza “L’ultima Bozza” per una seconda run che rivela ulteriori dettagli) è che si tratta a tutti gli effetti di un ennesimo capolavoro che, forse, è passato un po’ troppo facilmente in sordina nella ricca coda del 2023. Ma non c’è mai un vero limite di tempo per giocare un titolo così; pertanto, vi consiglio di recuperarlo al più presto.
PRO
Trip mentale incredibile, ma coerente nell'universo imbastito da Remedy
La "rimpatriata" dei personaggi verso un ecosistema unico funziona e coinvolge
Gameplay immersivo ed intrigante
Qualitativamente notevole
CONTRO
Impensabile non risolvere i problemi tecnici che affliggono il gioco (e Control) dopo così tanto tempo dall'uscita
La gestione dell'inventario è scomoda

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