Se per alcuni giochi la componente narrativa può rimanere all’angolino se non addirittura mancare totalmente, per altre opere la storyline sta proprio al centro della produzione. È il caso di quasi tutti i titoli targati DON’T NOD, autori della serie capolavoro Life is Strange, ma anche di produzioni più o meno sottovalutate ma di grande spessore come Remember Me, Tell me why e Twin mirror. Dopo aver lasciato il segno nel segmento delle moderne avventure grafiche con snodi decisionali, negli ultimi tempi il team ha scelto di cambiare registro, proponendo titoli con altro tipo di gameplay incapaci, però, di sfondare quanto le opere menzionate…perlomeno fino a Jusant, un’avventura che arriva in punta di piedi, semplice ma deliziosa, che stavolta, sì, entra nella testa dei giocatori esattamente come da intenzione dei suoi creatori.
Jusant – Recensione
L’ascesa per un nuovo futuro
Jusant è un titolo molto differente rispetto alle precedenti opere della software house, da sempre abituata a raccontarci a chiare lettere storie dense di emozioni, ricche di momenti coinvolgenti e di bivi decisionali in cui il giocatore diventa il vero protagonista del racconto. Al contrario, Jusant rappresenta una scalata silenziosa verso la vetta di una torre, in un contesto che fornirà spunti narrativi solo ai videogiocatori più curiosi, quelli, cioè, che si prenderanno qualche momento di esplorazione in più per raccogliere e leggere le lettere di Bianca, una scalatrice che evidentemente ha preceduto il protagonista in questa sua ascesa, lasciando ai posteri il racconto della sua spedizione. Facendo attenzione a non perdere alcun elemento del diario di Bianca, il videogiocatore dovrà quindi scalare questa arida montagna, riattivando strutture rimaste spente per anni a causa di un mix di eventi naturali che hanno portato la Terra alla totale desolazione ed aridità, vuoi a causa della siccità, vuoi per la ritirata delle acque. Anche se lo scenario aderisce ad un classico periodo post-apocalittico, l’obiettivo di Jusant non è però quello di raccontare le difficoltà dell’ultima spicciolata di umani rimasti ancora in vita, bensì, come da tradizione, presentare una storia fantastica su cui prendersi un attimo per riflettere, gli stessi attimi necessari a compiere un’ascesa non frettolosa alla ricerca di tutti i collezionabili sparsi nell’avventura che, altrimenti, durerebbe appena una manciata di ore.
L’opera di DON’T NOD è tanto semplice nella concezione, quanto nel gameplay. Il nostro alter ego non dovrà fare altro che scalare, esplorare, e poi ancora scalare ed esplorare fino a raggiungere la vetta della montagna, talvolta interagendo con le strutture incontrate durante l’ascesa, altre volte sfruttando qualche elemento ambientale per avanzare o modificare leggermente il paesaggio grazie ad uno speciale e magico compagno di viaggio. Pur trattandosi di un titolo estremamente semplice ed adatto a tutte le età, Jusant mette sul piatto diverse idee originali che, paradossalmente, alla fine dell’avventura risultano essere state sfruttate meno rispetto al potenziale in grado di esprimere. Il tutto passa attraverso una gestione molto semplice della resistenza e dei chiodi per controllare la scalata, passaggi fin troppo banali che avrebbero meritato un po’ di profondità in più, con qualche chicca particolare come l’influenza del vento, percepibile in qualche sezione dell’ascesa. Non incontrerete mai reali difficoltà durante l’ascesa, anche perché gli hotspot saranno sempre lì dove li immaginate. Fondamentalmente non c’è davvero altro degno di nota sotto il profilo del gameplay, risultando in un titolo sbilanciato nella difficoltà e/o nella durata, dato che tutto risulta tarato verso il basso.
L’aspetto grafico di Jusant si colloca invece a metà strada tra la buona storyline e il sufficiente gameplay. Durante l’ascesa sarà molto semplice dedurre gli elementi del passato che hanno contraddistinto la storia recente della torre, potendo osservare i resti della civiltà che per ultima l’ha abitata, restituendo al videogiocatore una sempre maggiore sensazione di desolazione, prova tangibile di come il mancato rispetto della natura da parte dell’uomo rappresenterà, prima o poi, la sua stessa fine. All’ottima realizzazione della location, capace di sfruttare benissimo la calda palette dei colori e lo stile di disegno scelto dai designer, va poi affiancato il buon comparto audio, composto da tracce musicali brevi ma puntuali, leggere e rispettose di un’avventura così pacata e riflessiva.



